Vuoto, un vuoto voluto,
come quando si chiude una porta
lasciando la tempesta fuori,
e io ero fuori.
Scendevo scale...
sporche, sporche come le pareti...
polvere sciolta dall'acqua
e asciugatasi al vento.
Ampi corridoi, luci bianche...
silenzi diversi
interrotti da voci e lamenti,
il rumore dei miei passi fino alla stanza,
fino a un letto...
solo un lenzuolo copre un corpo amico,
amato, mia madre.
E' lì...
attende la fine del suo tempo.
Lei che era sempre così forte...
che non ha mai mostrato timore,
ancora con dignità, coraggio, si protegge...
si nasconde in quello spazio intimo ...
di un velo di lenzuola.
Io lo so
“sono vicino a te … madre”
- le dico, lei non ha più forze,
torna da pensieri per la prima volta solo suoi,
torna abbastanza...
perché quel pochissimo sguardo di lei ....
dolcemente...dolorosamente mi dica...
”stai lontano....non voglio vederti soffrire”.
Non c'è una mano che mi fermi, nulla si muove...
ma quasi la sento.
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A volte, la notte, col sonno, si diverte a darti esperienze terribili... che non possono essere pensate... con tutta la sensibilità del mondo, possono essere... solo vissute. Ora non fatevi domande...sulla mia mente con le masturbazioni di Freud, io non sono nulla d'interessante, piuttosto...sul mistero della realtà.. che viviamo e su come è possibile...a certe condizioni viverne un'altra alternativa...che non ha un sol passo ...in meno.

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