Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim
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scrittore michele fernandez - 29.09.60 - Caserta Italy

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martedì 30 dicembre 2014
a Cristina
A Cristina,
Ho deciso di scrivere una specie di introduzione alla mia piccola raccolta, parlandone con te ed usando sia pure in modo non corretto quel profilo face-book che secondo te, mi avrebbe dovuto modernizzare e mettere al passo con i tempi. A me questo Face book sembra tanto somigliare a quella banda cittadina ( dei 27 mega herz) dei miei anni '70. Comunque, dovrei parlarti di un vecchio libro e di un autore importante, L'idioma gentile - Edmondo De Amicis, la grammatica della lingua italiana. L'ho raccolta in un mercatino di cose gettate via, con la stessa attenzione con cui si cerca il contatto con le persone che sono molto in là negli anni. Non tanto perché si arrabbiano presto, quanto perché sono anche materialmente fragili. Io, un metro e ottantacinque di altezza e oltre centoventi chili di peso, mal distribuito, ho imparato presto a leggere nei loro occhi una certa preoccupazione, per un mio spontaneo, affettuoso, possibile abbraccio. Devi sapere che proprio nelle primissime pagine l'Autore, in maniera fredda, senza alcuna pietà, cercò di affondare nel suo tempo, qualsiasi mia intenzione di “colorare e incidere un foglio, nel mio. Bisogna studiare, ecco la ricetta di De Amicis. Studiare le parole, le regole e tutto quello che serve, perché si possano esprimere da subito emozioni, pensieri, fatti, idee, senza dover rinunciare, cambiare o addirittura scrivere un'altra cosa, rispetto a quella calda “ nebbia” che è lì davanti a te e colora senza alcun contatto, quel foglio tutto bianco. Visti i miei studi, le parole a me più congeniali sono del tipo : Bilanci, addebitare, accreditare, tassi, ammortamenti, verifiche, dichiarativi e tante altre della stessa famiglia. Ti dirò che dopo aver letto qualche libro di astrofisica, ho imparato anche parole come: big bang, atomi, quark, buchi neri, big crunch, quanto, relatività, spazio tempo, onda, particella virtuale ed anche quella di Dio e se poi ci mettiamo quelle altre che mi hai costretto a ripeterti in quelle innumerevoli notti prima di qualche tua interrogazione ...beh, sicuro ne ho più di cinquecento. Non ci saranno mai parole difficili nei miei scritti, perché quando mi guardo intorno e vivo, le parole che uso per pensare, per trovare un senso alla mia vita, per progettare, anche un solo giorno alla volta, sono parole semplici, mi permettono di essere veloce evitando di scrivere quello che nella mia testa potrei ritenere intrigante e gradito ad un lettore ben definito, basandomi su parametri solidalmente fissati... nel nulla. Le mie emozioni, passioni, dubbi, certezze, riflessioni, così concrete nel viverle, così difficili da scrivere , ... senza perdere la nitidezza di quelle immagini, i profumi, le sensazioni, i colori, la musica, con quelle parole semplici... tutto diventa possibile e credo anche incisivo e vero.
Tu sei giovane, e non sei più bambina, ed è possibile che io faccia meno fatica di te a ricordare quella sensazione bellissima della musica in testa, che si ha da bambini, quando un semplice salto diventa un volo. Immagino tu stia ridendo... non sono vecchio, semplicemente ho coscienza del tempo biologico, che sto vivendo.
E' venuto il momento di dare un poco di ordine a queste altre mie carte, per farne un libro, e la "disperata" decisione nasce dalla tua scelta di iscriverti a Lettere, insomma ho capito che se attendo ancora è finita. L'ho capito quando mi hai fatto quell'appunto su l'uso di “ed” , per non parlare dello spazio che ancora mi scappa prima della virgola, oppure delle altre mille e più imperfezioni – altro che De Amicis, se mi riesce di pubblicarlo il libro, dovrò aggiungere una matita rossa e una blu, vedrai, sarà meglio delle parole crociate, che ne dici? e allora? E allora ci provo lo stesso. Sono convinto... sono convinto ( come dice il tuo Vasco) che se riuscissi a portare le immagini e non le parole sul foglio... (ho messo tre puntini e non quattro, contenta?) potrei farcela ed esserne addirittura soddisfatto.
Perché
Un bisogno ingestibile (questa è proprio da Lavoro), un modo per non perdere nulla della vita, per sorridere di me, e solo di me, ma anche per approfondire e non perdere certi momenti in cui mi sento più vivo, per poter rispondere senza finzione a tutte le domande e sorprendermi nel trovare “risposte”. Dire a me stesso “ cosi mi piace”, “così è valso e vale la pena di vivere”e allora mi ricarico, sento di essere libero, con una grande voglia di condividere la consapevolezza di un percorso di energia, di passione, di amore, che va oltre questo corpo fisico, che un poco alla volta mi presenterà un conto che altrimenti potrei non comprendere. Lo sai, posso ridere di un evento, ma non di una persona e questo avrà delle conseguenze, i miei racconti al massimo faranno sorridere ma mai ridere... L'altro problema è poi di natura personale, non tanto quello che sono, ma quello che non sono: non sono un parlamentare, non sono un giocatore con un contratto miliardario, non sono un camorrista, non sono un evasore, non sono un prete, non ho fatto outing ( e a chi fregherebbe), non ho avuto apparizioni e nemmeno sono un eroe per caso. Non sono presidente di un associazione di consumatori, non sono un politico, non sono un ricco e non sono il più povero, e purtroppo anche gli alieni mi hanno scartato. Non ho beffato trecento autovelox, non ho foto intriganti su face-book, nessun blog...sic. Poi le parole, quelle che uso ... Riuscire a pubblicare un libro oggi è abbastanza difficile anche per chi con la penna ci lavora o ha avuto la fortuna di spenderci la vita, ma questo non vale per chi è già personaggio. Ti faccio un esempio: fai finta che conosci solo tre parole, tre parolacce e sei costretto a relazionarti solo con quelle. Nemmeno hai bisogno di un certificato medico, altro che sfigato senza laurea, vai in tv e trovi anche un editore per un libro originale di mille pagine, ma di poche parole ...solo tre, ripetute continuamente pagina per pagina fino alla fine. Il titolo ? ...di poche parole...tree? Sarà un successone, anzi un tormentone. A questo punto è onesto dirtelo, in questo lavoro parolacce non ne troverai, se vuoi un piccolo elenco di quelle più comuni potrei inserirlo alla fine del libro... ? Il fatto è che le parolacce, ai miei personaggi, possono solo “scappare” e a bassa voce. Per le parole, non ho cercato di fare del mio meglio, ma sono vere come certi colori, a volte forti, vivaci, altre volte calde, comode, come vecchi scarponi, certe altre mi sorprendono ma sempre sono sentite, e la paura che siano sbagliate non nasce mai con loro, viene dopo. Per non parlare dei puntini, lo so, un disastro,
non piacciono a nessuno, ma non mi riesce di farne a meno, danno il tempo necessario per fare entrare la luce o per fare buio, sono un invito a lasciarsi guidare, a prestare attenzione, a voler comunicare un tempo per un emozione, una riflessione, il silenzio, il non suono, l'ottava nota. Vuoi un esempio? Compri un CD musicale, lo metti su.... il silenzio ...e solo quello... ti arrabbi...”mi hanno fregato!” Anche quella è un emozione.
“Profumi di un Autunno “ è personale, parla di me, solo di me. Chissà quali cose importanti che non conosco parlano o parleranno solo di te, scrivere di quel mattino è stato come aprirsi ma anche chiedere di guardarsi intorno, per quelli che ogni giorno discutono da soli in macchina , raccontando solo a se stessi le loro storie e non hanno né tempo e né parole per scriverle. Alcune emozioni sono raccontate quasi con le parole di un bambino, l'addore e Natale, C'è permesso, Una notte, altre, Ha dda murì con quelle di un adulto . L'Addore e Natale, sembra una vecchia cartolina dove i colori sono solo sfumature. Vivere, vivere (anche queste care al tuo Vasco) vivere ogni giorno, prendendo atto che è tanto quello che ci rende diversi ma è tanto anche quello che ci rende uguali. Belli e brutti, di guerra e di pace, deboli e forti, onesti e ladri...quanti vestiti ha l'uomo, ne fabbrica uno al giorno. Pensa forse un giorno potrai o dovrai scegliere il colore del tuo bambino, e perché no, anche l'odore. Ma veramente l'uomo è capace di gestire qualcosa di così immenso? Ho dubbi, amore mio, ho dubbi e non lo nascondo, ma ho fiducia in te e nelle future generazioni, non farti imbrogliare il futuro non è il lavoro, per quanto sia necessario. Maria è nuda , preferisce andare via con il suo bambino, vuole proteggerlo e proteggersi. Lei è sicura non ha vestiti , e non ha dubbi, lei è già libera, lei è la speranza. Un'altra difficoltà nello scrivere è trovarti con qualcosa di vecchio, anche se racconti di appena ieri se non di oggi. Un'altra difficoltà nello scrivere è trovarti con qualcosa di vecchio, anche se racconti di appena ieri se non di oggi stesso. Scrivi che il mondo è alla deriva? quanti lo hanno già fatto... ti tacceranno di essere pessimista, depresso, o altro ancora. Scrivi dei massacri in Libia? dei bambini strappati ai genitori dall'isis? di quelli in Siria? di quelli alla vita in Palestina... tutte “cose vecchie con il vestito nuovo”, anche scrivere del nostro sud, della Terra dei fuochi, dei bambini gonfi e senza capelli abbracciati già in vita alla morte... comporta le note stonate che provano e rivelano tutta l'ignoranza e l'improvvisazione di un premier buffoncello da sogno americano. Ma a volte, si scrive quasi delirando, ed al mattino scopri che invece quelle parole hanno un senso ed una forza che il tempo non cancella ( 1999).
Nonostante tutto, sono tante le gocce (quanto è pericolosa questa parola... basta una i) di cose buone in questo deserto, e sono essenziali , sono la speranza. Ho scritto da qualche parte “ la speranza strana cosa, nasce nell'uomo, ma non muore con lui”. E se certi Filosofi sono su posizioni completamente opposte è forse perché parliamo di cose diverse. Ti conosco, e sono sicuro che hai pronta una domanda e giusto per darmi fastidio, del tipo...”speranza di che ?” Il rischio è un sermone , ma del resto , decidi tu di leggere o saltare questa mia risposta. Del resto perché non risponderti? Argomento, no trend ? Divide? Sii libera, ma sappi che questo è il mio pensiero.
Lo sai, non sono un uomo sereno, eppure ho nel mio piccolo una risposta per te e solo per te. La Speranza di una verità diversa, (diversa dall'essere l'imperfezione del Caos, una sorta di casuale Meraviglia) che sfugge ai nostri occhi, alle nostre menti, come la chiamerà la Scienza o come la chiameranno gli uomini di Spirito non lo so, ma so che esiste.
Esiste perché essa per me è molto di più, a volte quando la intravedo... perde il suo nome perché il nome non le corrisponde, non è abbastanza. Non ho natura di chiamarla “certezza”, perché è molto più grande di me e non sono pronto, nemmeno so se lo sarò domani. Tuttavia già molto è cambiato, perché le cose della vita mi appaiono in maniera diversa. Tutto ciò che angoscia, tutto il male del mondo per quanto mi faccia del male, diventa più sostenibile e nulla può rispetto alla consapevolezza di un amore universale, sconosciuto e travolgente... se ti prende. La scienza, dirà di chissà quale reazione chimica, produttiva di sostanze piacevoli al cervello di questo piccolo uomo. La indicherà quale causa di questo stato di strano, inspiegabile, benessere per sua natura incompleto. Ben venga questo premio, per noi piccoli uomini. Anche perché solo i santi definiscono il percorso della vita: il tempo dell'esilio dal Padre. Sì, l'uomo è tale... pieno di difetti, ed io lo sono... per cui restano le esaltazioni, restano tutti gli altri amori, gli affetti, le corse, i sacrifici, le cose materiali, gli eventi che accadono, ma è possibile essere liberi, liberi da ogni paura e questo senza nemmeno avere un grande coraggio, ma per il solo fatto di aver vissuto anche per un solo momento, una sensazione intima ed esclusiva... la consapevolezza di essere molto più di quello che noi stessi con vergogna testimoniamo, essere destinatari e quasi impossibili attori di un amore fuori da qualsiasi umana misurazione. Allora riprendo la vita, combattendo secondo i miei mezzi e attitudini contro un nemico interno ed esterno che mette continuamente in discussione tutte le mie certezze , ma adesso mi trova più forte, e allora io lo so che è possibile che io sia travolto ma non coinvolto, perché ognuno come può o ritiene giusto può opporre la propria resistenza.
La mia generazione -Il mio primo libro che ho letto fu un racconto, dal titolo “Diario a quattro mani”. Un diario tenuto da due ragazzine francesi, poco prima che la Germania di Hitler invadesse il loro paese. Non ricordo più la storia e nemmeno come andò a finire, ma ricordo che le due protagoniste non riuscivano ad accettare, a capacitarsi come la vita normale, quella ordinaria, quella fatta di pace e di libertà quotidiane, potesse essere all'improvviso spazzata via. E così avvenne. La mia e la vostra generazione è stata fortunata fino ad oggi, la privazione severa della libertà... non l'abbiamo mai provata, inoltre sono stati altri a dare la loro vita per noi. Sentirsi indipendentemente dall'essere uomo o donna, ebreo, cristiano, hutu, tutsi, italiano o senegalese, bianco o nero, liberi, liberi di pensare ... liberi di essere... è un dono davvero straordinario. Siamo liberi di scrivere o di leggere, liberi di non marciare, liberi di non uccidere, liberi di votare. Parlo di cose terrene di grandissimo valore e per comprenderlo dovremmo avere la coscienza di ciò che diventa l'Uomo a cui queste libertà sono negate e che faccia ha nella Storia chi viene per negarle. Ci faremo del male? Saremo in grado di difendere la nostra democrazia? Diremo I Care oppure saremo vigliacchi e ce ne laveremo le mani?
Quando hai compiuto diciotto anni, tu, ti sei presentata a casa con il passaporto. Pensa, io non ho mai avuto il passaporto. Curioso il destino dei padri.
Libertà
Libertà, quanti gradi ha questa parola, libertà di tornare a casa dopo la mezzanotte, libertà nel vestire, libertà di ribellarsi ad un insegnante poco educatore, libertà di frequentare chi si vuole, libertà di pensare in maniera diversa. Libertà da coloro che ne vogliono divenire i proprietari e dispensatori. Libertà di vivere, senza cercare di riscaldarsi una notte alla volta con il corpo di chi è già finito. Libertà di poter sognare domani, libertà di non vedersi strappar via i propri figli, libertà di avere una Speranza. Cerca anche queste libertà, cercale, falle tue, combatti per esse, dubita di chi parla di pace e di libertà dividendo e limitando quelle di qualcun altro.
Ti prego, va bene la matita rossa ed anche quella blu, ma almeno astieniti dal voto. Infine, la tua favola. Avevi circa sette anni, quando cominciai a scriverla, ti piaceva tanto, ma non mi riusciva di finirla, oggi ne hai venti di anni, e quei fogli sono magicamente ricomparsi, oggi è più semplice scriverne il seguito. Mi dispiace, che siano passati tanti anni, perché da bambini, quando si ascolta una favola si aggiunge di proprio e subito. Da adulti é tutto più difficile, si cerca la morale, l'insegnamento , insomma...mi dispiace. In questa favola trovi me, con le mie paure, i miei errori, ma non solo ... e non sono il Re, non sono la volpe, ma solo chi l'ha scritta.
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