Nuda,
di madidi capelli
il suo vestito
principessa scalza,
che non sfiora il muro.
Piccole dita,
una stella,
gambe intriganti,
gocce di luce
e seno di Venere!
Non le ho dato il passo,
meraviglia il suo viso,
e già tremavo.
Tenera la sua pelle,
il cielo nei suoi occhi.
Così fragile
la mia umana natura,
mentre la pioggia bagnava,
le mie labbra.
Giuro, io non so
come sia successo...
ci siam baciati!
sì, ci siam baciati!
E ne posseggo ancora
il sapore, di quella annurca.
Prigioniero,
le ho chiesto il nome,
e da quel mare un fil di voce:
"Domenica...
Domenica di Pasqua".


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