sabato 13 dicembre 2014

lettera a un amico - lenire un dolore












Nulla... perché quella mano non entri e devasti. Si! Perché quel tormento ti toglie tutto e la vita sembra perdere di significato. A che serve tutto questo se poi la persona a te cara ti è strappata via, con una violenza che non ha nulla di umano? Viene su fin sulle labbra e senza alcuna spinta, sottovoce, uno sfogo, una bestemmia: questo è un accanimento, questo non è giusto! Ma mi dici amico mio quali parole possono qualcosa? Esistono forse parole che possono consolare un padre o una madre o una figlio che piange chi da sempre l'ha fatto sentire unico, prezioso, insostituibile, in quel legame di sangue unico e meravigliosamente terreno? No, l'uomo non è stato creato per perdere chi ama, ecco perché non esistono parole per lenire. A volte mi sono chiesto: se è così forte il dolore di chi resta, cosa succede nel cuore di chi va via? Ricordo un ragazzino di sedici anni, la giovinezza era tutta li, senza più tempo per essere vissuta, eppure nei suoi occhi, oltre la malattia, oltre la purezza della sua età, risplendeva un senso di attesa. La disarmante consapevolezza di un percorso nuovo. Avrebbe un senso nascere con la conoscenza del tempo della propria vita in questo mondo? Strana cosa la speranza... e  mi convinco, al contrario di tanti filosofi, che questa nasce nell'uomo e non muore con lui. Che dirti amico mio, io non posseggo quelle parole, ma che Dio avesse poco a che fare con quell'accanimento, l'ho compreso, ma quello stesso Dio è presente con il suo progetto oltre la morte. La consapevolezza di quel ragazzino non era follia ma Dio stesso. Penso ai bambini con la stella, alle madri, ai padri da cui venivano separati, privati di qualsiasi dignità oltre che della vita nel tempo più buio e non unico della storia dell'uomo. Se la morte significasse il male finale tutto è già accaduto, l'uomo è stato già vinto. Perché allora continua a generare amore? e cos'è il dolore se non un atto di amore? La morte riceve le sue risposte e in esse c'è la prova dell'immortalità dell'amore . Questo tormento, questo senso di disperazione ha ragione di esserci e ripercorrendo la nostra esistenza a volte, nonostante tutto, siamo consapevoli di aver già raccolto qualcosa nel tempo, per comprendere quel senso di attesa.


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