“ Uh...sentite pure io lo volevo comprare , l'avevo già scelto, ma poi pensai...le mosche...sapete era di quelli aperti...”
- “ Le mosche? Giovannina e che ci “azzeccano” le mosche?”
- “Sentite, ...sentite...le mosche c'entrano e come, quelle sporcavano...poi...poi sono venuti gli Americani e gettarono il ddt e niente più mosche.”
- “ma dico, gli Americani?... ma è passato mezzo secolo.”
- “ eh...ma mica tanto.”
Insomma il tempo per Giovannina era ed è “corto”, ogni decennio alla sua clessidra, ne vale uno solo di anni, e così non per sfottere ma solo per capire, datare, ogni volta che racconta un fattariello vero, mi viene spontaneo dire - “Giovannì..prima o dopo gli americani?” Ebbene, mentre tra i presenti prende spazio il sorriso, lei li sorprende tutti, ci pensa un poco, la domanda è seria e mi fa: - “mi pare....prima, sì prima”.
A casa sua ha una situazione di perpetuo trasloco, nel senso che niente è al suo posto, è tutto un incredibile disordine. Non getta niente e guai a chi tocca. Qui è come se tutto quello che è potuto passare in settantatré anni, compreso bottiglie, barattoli del caffè, scatole, buste di carta etc, non fosse mai uscito.
Appoggiata su una sedia, ancora la tazzina di capodimonte sporca di quello napoletano
appena preso quarant'anni prima da uno dei suoi fratelli. Poi tanta polvere, libri, piccole meraviglie e poi ancora libri. Uno fra i tanti, con il carisma di un vecchio centenario ed esperto di vita, attira la mia attenzione, soffio la polvere, lo sfoglio e vengono fuori altri tesori, cartoline usate come segnalibro, con francobolli del '37 ed i saluti di giovani seminaristi. C'è tanta polvere, ma che importa, attraverso quelle cose e quella confusione Giovannina vede ...e sente ancora vivi i suoi cari. La sera. La sera, quando la notte oscura tutto, l'angoscia assale Giovannina e allora sente il tempo vincere..scorrere. Le misure adesso, sono giuste, gli affetti perduti, è il tempo che adesso è padrone. Lei piange, strilla forte, lei che di giorno appena sussurra, tenera, indifesa..e questo per ore. Poi finalmente l'alba, le prime luci entrano dalla finestra fugando le ombre e con esse l'angoscia...adesso i fantasmi ritornano vivi, sono lì, non si vedono, ma a volte parlano, una parola...due non di più e non la ripetono...bisogna essere pronti.
Giovannina adesso è sorridente, il tempo è nuovamente fermo. Lei si affaccia di buon mattino e dice buongiorno a chi è già in cortile ed ha vegliato suo malgrado. Ma nessuno le dice nulla se non con uno sguardo tenero “ Buongiorno Signurì”.

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