venerdì 23 gennaio 2015

Giovannina

Giovannina. Accudì il papà Vincenzo e la mamma Maria con straordinario amore, e quando questi andarono in paradiso, altrettanto amore ebbe per i suoi fratelli e per Adelina la sua unica sorella. Il fratello maggiore era sacerdote, lei gli fece da perpetua per tutta la vita, e quando un ictus lo costrinse al letto, non si perse d'animo, gli prestò cure e affetto fino all'ultimo. Lei, la più piccola, vide andar via tutti i suoi cari e tanti amici compaesani. Quante storie, quante esperienze ha vissuto, e quanti bambini di altri, figli della miseria, si è cresciuta e finti propri. Il Tempo. Da quando restò sola ne è passato tanto ma lei, a modo suo, lo ha disarmato...quello passa , e non se ne avvede. A sposarsi, neanche a pensarci, c'erano sempre tante cose da fare. Però un tempo, qualcosa successe, non era più giovane, e si innamorò, come si innamorano le ragazze a sedici anni. Era la prima volta, ci pensava e ripensava e la notte non dormiva, era strana quella sensazione così ..così nuova. Lui. Era un vedovo, e nemmeno lo credeva che Giovannina pur contandone sessantaquattro, ne aveva meno di diciotto...il tempo. Voleva concludere, come spesso si fa, quando il tempo è già in parte speso, ma per Giovannina non era così, si accorgeva solo adesso, che  i fiori hanno un profumo diverso, mai sentito prima,  così lui per fretta sposò un'altra. Oh, sì che ci pianse, Giovannina, per giorni e notti, poi le restò  il ricordo di quell'amore puro, che le aveva fatto scoprire un tesoro tutto suo, si sentì ... donna. Un giorno le dico - “ devo comprare un lampadario per il corridoio e ..."  - lei mi interrompe e mi fa:
“ Uh...sentite pure io lo volevo comprare , l'avevo già scelto, ma poi pensai...le mosche...sapete era di quelli aperti...”
-           “ Le mosche? Giovannina e che  ci “azzeccano” le mosche?”
- “Sentite, ...sentite...le mosche c'entrano e come, quelle sporcavano...poi...poi sono venuti gli Americani e gettarono il ddt e niente più mosche.”
 - “ma dico, gli Americani?... ma è passato mezzo secolo.”
 - “ eh...ma mica tanto.”
Insomma il tempo per Giovannina era ed è “corto”, ogni decennio alla sua clessidra, ne vale uno solo di anni, e così non per sfottere ma solo per capire, datare, ogni volta che racconta un fattariello vero, mi viene spontaneo dire -  “Giovannì..prima o dopo gli americani?” Ebbene, mentre tra i presenti prende spazio il sorriso, lei li sorprende tutti, ci pensa un poco,  la domanda è seria e mi fa: - “mi pare....prima,  sì prima”.
A casa sua ha una situazione di perpetuo trasloco, nel senso che niente è al suo posto, è tutto un incredibile disordine. Non getta niente e guai a chi tocca. Qui è come se tutto quello che è potuto passare in settantatré anni, compreso bottiglie, barattoli del caffè, scatole, buste di carta etc, non fosse mai uscito.
 Appoggiata su una sedia, ancora la tazzina di capodimonte sporca di quello napoletano
appena preso quarant'anni prima da uno dei suoi fratelli. Poi tanta polvere, libri, piccole meraviglie e poi ancora libri. Uno fra i tanti, con il carisma di un vecchio centenario ed esperto di vita, attira la mia attenzione, soffio la polvere, lo sfoglio e vengono fuori altri tesori, cartoline usate come segnalibro, con francobolli del '37 ed i saluti di giovani seminaristi. C'è tanta polvere, ma che importa, attraverso quelle cose e quella confusione Giovannina vede ...e sente ancora vivi i suoi cari. La sera. La sera, quando la notte oscura tutto, l'angoscia assale Giovannina e allora sente il tempo vincere..scorrere. Le misure adesso, sono giuste, gli affetti perduti, è il tempo che adesso è padrone. Lei piange, strilla forte, lei che di giorno appena sussurra, tenera, indifesa..e questo per ore. Poi finalmente l'alba, le prime luci entrano dalla finestra fugando le ombre e con esse l'angoscia...adesso i fantasmi ritornano vivi, sono lì, non si vedono, ma a volte parlano, una parola...due non di più e non la ripetono...bisogna essere pronti.
Giovannina adesso è sorridente, il tempo è nuovamente fermo. Lei si affaccia di buon mattino e dice buongiorno a chi è già in cortile ed ha vegliato suo malgrado. Ma nessuno le dice nulla se non con uno sguardo tenero “ Buongiorno Signurì”.

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