venerdì 25 dicembre 2020

pezzettino di carta

 É strano questo Mondo in cui il cielo è

 ben diviso dalla terra... 

ma poi li lascia innamorare

la carne dei poeti






Poi resta

solo la luna,

solitaria come me,

attenta a non farmi

male,

a non sporcarmi,

a non aggiungere nulla.

Nessuna linea,

nessuna ombra,

nemmeno un suono

o un fil di vento, é lei

che resta a

innamorarsi

di uno come me.

Le sue dita

sono come le mie,

conoscono e

percorrono nel giusto

senso le mie ferite,

e io non mi ritiro,

io amo.

E le parole

mettono radici

in una sola notte, e

addosso a me.

Ascolta

questo silenzio

cuore mio,

ascolta

questa terra

che mai ubriaca

ha rispetto

e nutre...

è il gran carro, é la libra,

é orione

e brilla nella luce

di una lacrima trattenuta

e qui versata,

é cosí che nasce

la carne dei poeti.




domenica 13 dicembre 2020

Un giorno prima dell'alba. La Poesia.



- è sempre colpa del tempo

- Ti riavrò?

- In una lacrima

- E tu?

- Sarò il  silenzio.

- Ne morirò?

- Forse, ma accanto a me.

.

giovedì 3 dicembre 2020

La storia dell'ulivo e della pietra




C'era una volta una giovane pietra, figlia di un tufo di una nobile terra. Uomini crudeli, razziatori di antichi monumenti fecero per  portarla via attaccata a un marmo.  Ma essa si staccò,  rotolò per il sentiero e pianse a lungo. <Non portatemi via... non portatemi via> così gridava e  il suo pianto raggelò la natura intorno.  Un giovane ulivo... nulla poté, ma le sussurrò: <su coraggio>  e alla pietra bastò. Soffrì molte volte quella pietra,  ogni volta che la ruota del carro del contadino attraversando il sentiero la schiacciava nella terra. Un giorno però,  non si  sa come avvenne, la pietra finì tra le braccia di quel giovane ulivo, e passarono tanti anni, fin quando un mattino un poeta alla ricerca della propria musa si avvide di essa e stolto pensò di liberare  l'ulivo da quella presenza. Stese il braccio, cercò di afferrarla e fu solo  allora che comprese quale miracolo d'amore si era compiuto tra un ulivo secolare e una piccola pietra di tufo. Erano più che uniti, erano  fusi l'uno nell'altro e non era possibile staccarli senza ucciderne uno. La pietra prese a raccontare la sua storia al poeta e a ogni   parola l'ulivo annuiva. <Ci sono cose d'amore che gli uomini non capiranno mai> disse il poeta,  segnando tutto nel proprio cuore.

mercoledì 2 dicembre 2020

Due vite in una, una vita nell'altra.

 



Non posso insegnarti


quello che l'amore si attende.


Come non s'insegna l'essenza


che nella notte nutre il figlio e


incide segnando il legame materno


E nemmeno ha catene


l'amicizia


che pur conosce un tempo


in cui il confine tra gli amori


è assai sottile,


e seppur confusa


fiera prende corpo,


si fortifica


fino all'eterno più generoso.


Il mio amore


è nel tuo che trova casa,


è in te che trova misura,


e quello che avanza


amore mio


purtroppo muore.


La mancanza


non nasce da un seme,


ma dall' essenza...


dal desiderio di un unico


sublime amore.


Due vite in una.


Non obbedisce


all'amore dell'altro anche se ama,


ha le sue ragioni


e così laddove


non fosse mai nato


o non ce ne fosse abbastanza


non vi è rimedio.

sabato 28 novembre 2020

l'abbraccio



Ho rimosso

ogni  pensiero, 

ho incatenato i miei occhi

alla tua luce,

ho lacerato 

la mia mente

il mio corpo...

per avere il mio amore sangue 

dalla vena della vita,

e averti in un abbraccio

come nella passione di un bacio.


lunedì 23 novembre 2020

Per amore





Ci s'innamora da sempre 

per cento motivi... 

ma ad amare s'impara 

e si ama solo per amore.

giovedì 19 novembre 2020

Il vuoto di fiore in fiore



Bramo l'amore

così tanto

che avverto il vuoto

della verità

nel vento di un battito d'ali.

Fingo di non esserci

per lasciar volare 

di fiore in fiore

come è naturale

nelle cose dell'amore.

martedì 17 novembre 2020

il tempo che rende poeta

 Sì , hai ragione... lo so... ho spinto tanti a sognare, certo anche a scrivere...  sì...  sì... anche scrittori di poesie... ma non solo.  Del resto se ci provavo io...  si... certo è vero qualcuno è divenuto assai bravo nello scrivere  e ne sono contento ...  si lo so... vagonate di poesia... eh... fiumi in piena... beati loro...  ma ti rivelo un segreto, mi sono convinto che il tempo che rende davvero poeta un uomo non è quello in cui scrive ma è quello in cui vive, con tutto se stesso... anima e corpo, della poesia...  la mancanza. 

lunedì 16 novembre 2020

Ai tempi del coronavirus




Come marea 

di una luna nera

il cerchio nell'acqua 

smise ogni arco e ogni colore

e al cuore vile disegnò rosari,

così è finito malamente l'amore fugace

solo la luna ne ricorda ancora la voce.

-- Ai tempi del coronavirus 

mercoledì 11 novembre 2020

Grazie


 


lo so avrei dovuto festeggiare queste sessantamila  visite...  ma i tempi sono questi... anche perchè siamo ripartiti da capo più volte, intanto vi ringrazio.

martedì 10 novembre 2020

Mia Madre - la saccoccia




mia madre, durante una messa funebre, a un certo punto  ha infilato una mano nella tasca della sua giacca e ha tirato fuori un foglio accartocciato. Con una certa attenzione l'ha aperto e tra le sue mani di vecchiarella sono comparse luccicanti delle monete... ne ha prese due, una anche per me, per l'offertorio. Mia madre non ha mai voluto una borsa, o un borsellino, non ha mai avuto delle cose sue da portarsi appresso e mai ha avuto molto danaro, giusto quello necessario. Ha vissuto una vita intera senza una borsa e senza un borsellino, e nemmeno da ragazza l'hanno tentata. Io la ricordo mentre si cuciva dei pezzetti di stoffa sulla gonna per avere solo una saccoccia... c'infilava le chiavi e quel poco lì le bastava, bastava a tutti e due per andare avanti. 

- da -  Non ho mai smesso di corre -  romanzo di una vita 2020

lunedì 9 novembre 2020

La fine del gioco

 


                                           Ph. privata con divieto -  non mostrabile separatamente dalla pagina blog.

Alla fine 

verrà un momento in cui 

il gioco  finirà e 

ognuno sarà costretto 

per la sua strada,

niente più brogli

niente più suggerimenti

ognuno rimarrà da solo  

con  quello che è.

Il vigliacco conoscerà se stesso,

l'eroe godrà della sua luce.

Ai falsi e agli ipocriti spetterà scegliere

tra un paio di ali di corvo e un burrone,

i generosi custodiranno la malinconia dei ricordi 

I saggi e i sapienti  saranno i custodi coscienti dell'umiltà.

Gli avari,  e gl'ingordi si ciberanno  dei loro vermi fino a scoppiarne

Gli assassini desidereranno la follia negata e custodiranno

le voci  eterne di ogni disperazione 

e ne dovranno render conto ogni istante di un non tempo.

Solo a chi ha avuto amore per la fragilità dell'uomo 

spetterà  uno spazio nuovo da riempire.

---  La fine del gioco 

Premonizioni

la notte

mi prepara a un dolore

immenso e sconosciuto

mi avvicina il calice nero

poi lo dissolve ingannando il cuore

ma è nella mente che rimane la soglia.

- Premonizioni

sabato 7 novembre 2020

La cicatrice

 

Nel  ricordo altrui 

a volte scopri una cicatrice  

che possiedi senza averla mai vissuta. 

Cosa può fare  un ricordo del passato 

più di quanto ti  abbia già segnato? 

In verità è  solo un legno, 

tozzo,  scuro...

che conservi in un cassetto... lucido

per le tue mani che lo hanno toccato, 

preso, stretto, pesato e rimesso a posto  

in un milione di carezze per una vita intera... 

eppure un giorno maledetto accade 

che da quel legno si riapra 

come da uno scrigno d'ingiustizia  

la sorgente di un dolore già bruciato...

il sangue allora è  fuoco 

sotto la cicatrice e 

brucia forte la sua ferita... 

ma la tua pelle  

non si concede

perché con te non è mai nata.

nessuno sguardo

 Tu credi che oggi

io sia come ieri,

e ieri  il tempo

che non ricordi più.

Il mio sangue

ha imparato

a cancellare i colori,

senza scrivere più nulla

in  sua difesa,  così

la luce ignora

e abbaglia se stessa.

Ciò che forse vedi

è  un passato mai vissuto,

è da tanto tempo che

manco  dal presente,

e non attendo più

nessuno sguardo

giovedì 5 novembre 2020

la bellezza

La bellezza è la più belle delle farfalle... e sceglie sempre dove posarsi... sceglie i fiori più profumati, quelli dai colori più giovani... ma se sei attento ad osservarla ti accorgi che è il profumo la sua guida, perchè per amore indossa una benda.

venerdì 30 ottobre 2020

Corto circuito

 

Il ricordo dei tuoi occhi

come un fiume in piena








L'umiltà

 



Un po' di anni fa avevo lo Studio in uno dei  luoghi più prestigiosi della mia città... non sono mai stato oculato con il danaro... quando incassavo... tolte spese e tasse... non li mettevo da parte. A volte era festa...   e lo era per tutti , anche per i ragazzi del Senegal che vendevano cazzatelle sotto i porticati della Standa... davo un poco di soldi ciascuno... avevo quella immensa fortuna di poterlo fare. Certe volte... anche ai zingarelli facevo sorprese... colazioni abbondanti e niente danaro... per vedere quei bambini... spiaccicarsi il sorriso in quei panini. Un giorno ero allo studio... ed avevo un cliente...  quando uno di quei ragazzi del Senegal  bussò alla porta con un pacco in mano... andai ad aprire e questo qui con un sorrisone mi porse una maschera in legno molto bella... l'aveva portata per me dal suo Paese. Io pensai che lui  era troppo povero perché io potessi  accettare quel dono... così glielo restituii e lo accomiatai.

Intanto ripresi il mio incontro con il cliente... ma iniziai a stare male... mi chiedevo in cosa avessi sbagliato...  di certo avevo sbagliato. Chiesi scusa al cliente che chissà cosa pensò... ma lo invitai a ritornare un altro giorno... scesi giù sotto i porticati... e non trovai quel ragazzo dal nome complicato.... chiesi a suoi connazionali e riuscii a rintracciarlo in piazza mercato... dove aveva steso su un fazzoletto di un metro e mezzo il suo negozio. Gli chiesi scusa... e solo allora lui riprese il suo sorriso solito... il suo sguardo allora e non prima, ritornò sincero. Quella sera mangiammo assieme una pizza alle Tre bandiere... un posto modestissimo che forse non esiste più, dove di solito m'incontravo con Sergio un amico medico dell'ospedale...quando riuscivamo a ritagliarci un po' di tempo. Fui contento e gli chiesi se potevo pagare io e lui  sorridendo disse di sì.   Ci sono giorni in cui in questa nuova vita da scrittore... ho imparato ad apprezzare la piccola generosità delle persone, anche quella degli amici... ma ancor più ho compreso quella mia corsa a cercare quel ragazzo.

La Libertà

                         La libertà ha sempre a che vedere con il coraggio.



    Photo michele constantine

mercoledì 28 ottobre 2020

La favola del ragno e la foglia



C'era una volta una foglia e un ragno, nacquero assieme nello stesso giorno in primavera. La foglia gli disse: - benvenuto,  tu per cosa sei nato?-  E il ragno rispose: per volare. La foglia rise tanto e disse: ma tu non hai le ali...! Il ragno sorrise, e le rispose: piccola foglia a volte non occorrono le ali  per farlo... - e con un lunghissimo filo si lanciò nella brezza. La foglia lo guardava in quel cielo azzurro e ogni giorno provava a troncarsi dal ramo del suo albero  per poterlo raggiungere. Divennero amici e un giorno d'autunno  avvenne che lei cadde a terra con pochissima vita e il ragno immediatamente accorse e le disse: ehi, piccola foglia, compagna di vita, non morire ti prego, resta ancora un po',  io ti farò un dono, ti farò farfalla e così fu, le donò un  filo sottile  e la portò nel cielo. 

martedì 27 ottobre 2020

Per sempre - in un fiore di ciliegio 2017

Innamorato delle mie colline,

tra le ginestre e i fiori bianchi

e quelli azzurri così rari,

mi addormento tra i loro rumorosi ricordi,

perché tanti nati in primavera.

Raccontano di pietre e di acqua e

del vento che brucia,

della pioggia nel sole e di terre ritrovate,

dell'eternità che rinasce

ed esplode nel deserto bagnato.

Una lumaca getta i suoi umori

su una giovane foglia dal mal destino...

è forse una foglia una somma del tempo?

Ti amo si grida la natura,

e ne gioisce il cielo nei suoi colori

tra le armonie dei sensi e le libertà della vita.

Il mio cuore conosce il mio azzurro,

e nel tempo ne ha misurato il valore,

gioisce senza credere alle sue promesse.

Sussulta tutto ciò che ha vita in me,

al solo suono di parole nate

e raccolte nel profumo dei pini di ogni stagione,

e impregnate della sapienza della quercia e

e dell'innocenza di un istante vero ed eterno...


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Tre parole... sono solo mie e sono d'amore,

pronunciate al toccare del cielo,

quando il senso della vita diviene sublime,

e tutto si arrende,

“tu sei mio”...

in un fiore di ciliegio,

sfuggite all'amore fragile ed eterno di una donna.

E se un domani ella pur le rinnegasse,

petali perduti di un fiore,

così come nati così vivrebbero,

perché in amore ci si dona

e ci si raccoglie con i sensi dell'eterno.


lunedì 26 ottobre 2020

Napoli- disillusione

"Uagliune scendèt ra e' casè vostrè"

così gridavano i figli di questa mia terra,

ma le madri e i padri sprangavano le porte e 

mostravano ai figli un vecchio volto nascosto.

La luna in cielo mi è testimone,

io la ricordo, felice di esser nata in cielo 

e non in Terra, 

e  per l'amore dei vivi

e non di quello bugiardo 

dei vivi già morti.

- Napoli - Disillusione

sabato 24 ottobre 2020

Stringi

 Stringi forte la mia mano... 

ogni qualvolta senti 

mancar la forza 

alle mie dita

martedì 20 ottobre 2020

La delusione

 è vero... è accaduto...

a chi non aveva coraggio per restare 

ho ceduto  un po' del mio 

affinchè potesse andar via

venerdì 16 ottobre 2020

Luogo degli scarti


                                                                                                                          PHOTO MICHELE CONSTANTINE


Sono stato in un luogo di morte,  uno sgabuzzino vecchio  con quattro o cinque cadaveri. Ho spento gli occhi ma non ho fatto in tempo. Una anziana donna, bianca come un ghiacciaio con la bocca spalancata in un urlo senza voce, senza una carezza di un riposo. Un ragazzino nel corpo di un quarantaseienne tutto composto nel dolore di un cancro che lo ha divorato. Un altro ancora più giovane, sangue mio, nero nel volto di sangue scoppiato e carni violate. Tutti ammassati, i corpi, quelli dei vivi e quelli dei morti,  il dolore di chi li amava, il silenzio,  le mani, le dita che mai più stringeranno,  l'aria, la luce grigia e stanca, il puzzo di morte, i bavagli divenuti sporchi e inutili alla vita, il pavimento sozzo a prescindere, le bare e i merletti  derisi da  liquidi umani, i pensieri in lacrime, qualche fiore e una vecchia madonna distrutta,  brutta nel viso che  nemmeno più ricorda una madre. Delle sedie , lasciate divenire  ignobili bacinelle di pioggia nere di sporcizia e di qualche pezzo di pane, finzione di un gesto di rispetto umano mai nato,  ipocrisia dei signori del danaro  senza Dio, figli di prostitute del demonio. Ero fuori a un orifizio , in quello scarto non più ipocrita di carcasse umane, dove non rende più un soldo averne cura e dove resta solo l'amore dei cari... immondizia e carrozze  che con pietà pagata una alla volta le portano via. Tornando a casa non vedevo che corpi nudi,  privi di alcuna armonia, nemmeno le linee diverse d'età i colori.. nessuna bellezza o percezione del sesso, nulla e nessun sapere aveva un senso. Carcasse vive e io stesso...solo misure diverse e per ognuna di loro separato e messo da parte un singolo universo per una volta in silenzio... muto. L'amore era muto e Dio era spento dietro a un cielo grigio di pioggia salata... un tuono e il rumore borioso di uomini inutili, uomini che defecano e orinano senza lavarsi le mani... in vestiti grigi con la morte sorridente appiccicatagli addosso fiera di portarli domani all'inferno. Torno all'amore quel poco che ho... la mia bici sotto la pioggia, il mio cuore batte come un campanello surreale in una campagna che vive riparata da una tempesta  in un giorno grigio d'inverno. Torno a casa.

Luogo degli scarti 

domenica 4 ottobre 2020

la sera

 Apro la portiera dell'auto

senza scendere

e in pochi istanti

la sera mi viene addosso.

Spengo la mente

sotto una luce lontana,

un vecchio lampione dimenticato 

sopra il monte,

il tempo si riposa.

La mia mente ha un suo respiro,

è malinconia, 

è un bilancio sulle dita

della vita mia.

qui in mezzo alla mia mano

è scritto che si muore senza amore,

ed io vivo ancora.

giovedì 1 ottobre 2020

come un Hobbit

Ciò che ti aspetti è di non dover accettare di rinunciare alla metà della metà di quel giusto che in fondo ti attendi e che costa meno della metà della metà di quanto hai già dato, perché ciò che fa male non è il non ricevere, ma la menzogna che si ripete, e senza pudore, rivelando un grigio nascosto in un finto e stupido arcobaleno

Come una foglia d'Autunno

Non c'è nulla di male 

in una foglia d'autunno 

se cerca un alito di vento per cadere adagio.

domenica 20 settembre 2020

L'autunno di una foglia








Conosceva quella carezza, 

quasi una filastrocca ... 

piega ripiega, soffia, bagna, riscalda, 

solletica e ritorna. 

Si divertiva a far cadere le cicale 

e a solleticare i grilli 

< va via ragno, io coloro il cielo, 

tutte insieme a destra, giro girotondo>  

e  di nuovo, 

suoni nuovi con la luna fino al mattino. 

È venuta giù stasera, colpa di un vento diverso

aveva dentro il freddo. 

L'ha arrotolata fin dal cielo sulla strada, ed

è rimasta sul marciapiede, stretta stretta al muro. 

L'ultimo suo sospiro è stato  tutto in un..."perché?"... sgomento.

Appena il tempo di sentire  <Sono io...  l'autunno!>

mercoledì 16 settembre 2020

Senza illusioni -michele constantine poeta.



Un filo d'erba ha percorso 
un intero foglio di polistirene.
Lo ha percorso più volte 
per poter vivere sotto   
sotto il peso di tonnellate di acqua.
Il foglio e il filo d'erba sono divenuti tutt'uno... 
come un quadro nato così.
Nessuno direbbe che è un filo di erba vivo, 
e nessuno sa quanto è stato tenace, 
a nessuno in verità interessa questa sua meravigliosa avventura.
Somiglia un po' alla mia vita, 
in quanti non hanno mai compreso nulla di me?  
e quanti hanno creduto o lasciato credere di me 
quello che hanno voluto?
Smetteranno, prima o poi, ma non importa più.
Il mio ultimo tratto ha bisogno solo di ali 
ed io posso averle  anche dalla  roccia. - 

giovedì 10 settembre 2020

Grida silenziose.


Tutti distratti dal virus l'amore è sempre meno. Una donna disperata perse il proprio bimbo dentro al ventre una prima volta,  e poi una seconda,  e ancora una terza e nessuno ne  comprendeva il perché.  Un giovane medico scoprì  con una straordinaria intuizione che per quanto fosse  ella sana a un certo punto, quando la vita era già fiorita e generosamente avviata alla luce, non produceva più nutrimento. Non bisogna sempre  cercare una perdita o un luogo ove l'amore ristagna, dimenticato o impedito, ma occorre che venga copiosamente generato. Senza questo i primi a cadere saranno i fiori mai nati, poi i colori, poi i poeti...

lunedì 7 settembre 2020

L'amore degli amanti










L'amore degli amanti
si nutre di tempesta,
ha artigli di pantera
e lame affilate.
Ha infiniti solitari
mille volte più in alto 
di un  cielo dove sogna un'aquila.
Possiede oceani mai navigati
con onde capaci di portar giù una stella
e dove le balene danzano la vita
di un uragano
mostrando la loro forza
e  la follia.
Dio,  quanto è amato
l'amore degli amanti,
racimolato,
ferito, pianto, rubato, 
è proprio così l'amore degli amanti. 
Costretto a bruciare 
nascosto in una mano.

-- L'amore degli amanti 

sabato 5 settembre 2020

domenica 30 agosto 2020

Quiete





Quando tu ti acquieti,
non c'è battaglia
e nessun fronte,
tu mi possiedi...
e io posseggo te,
in un tempo senza tempo.

mercoledì 19 agosto 2020

Domani tornerai


Fa rumore la notte
e i miei occhi
disegnano il mare

accolgo la tenerezza del sonno
come quei santi che prendono
per mano la donna nera
per lasciarsi condurre a casa

scrivo davanti all'onda
che  tu domani tornerai.

sabato 8 agosto 2020

Un uomo libero

Quando il cielo è ancora grigio

un uccello lascia il proprio nido

e porta con sé quanto gli basta:

un filo d'amore.

Un uomo si denuda di ogni veste,

di ogni sua certezza,

strappa via dal corpo strati di pelle,

fin quando non sente l'abbraccio del freddo che lenisce e

che non promette nulla per domani.

L'uomo accarezza il proprio corpo,

con lo stesso amore con cui un passero netta e cura le proprie ali, 

distrugge ogni foglio su cui la mente possa iniziare a disegnare, 

e quando il freddo tocca i sensi

si accorge di non poterlo possedere.

É forse il corpo divenuto assai più fragile di una roccia?

É così che  l'uomo comprende

il senso di dover ritornare terra,

cancellare ricordi veri e illusioni e

le certezze di arcobaleni esausti, 

staccarsi dalle radici e da ogni pietra 

e da tutto ciò che lo ha reso arido e schiavo,

sradicare le porte...

che nemmeno ha costruito.

<Con quali occhi mi guardi?> - queste le parole del vento.

<Qualunque cosa tu veda,  mio vento,

sappi che i miei occhi sono chiusi perché rifiutano l'inganno.

Oggi  sono ritornato terra, fa pure il tuo lavoro, 

porta pure via tutto, ma non toccare l'amore> .

Quando il cielo è ancora grigio 

un uomo  libero lascia il proprio nido 

e porta con sé quanto gli basta... 

un filo d'amore.















sabato 1 agosto 2020

Ai confini dell'Alba


Ai confini dell'alba
la notte sospende  il tempo
l'anima diviene un luogo per ritrovarsi
e tutti gli uomini possono trovarsi 
i poeti...  più degli altri.

Dove vado? Mi sono chiesto.
Ho qui tutte le mie cose...
è così tanto.

Ai confini dell'alba
la notte sospende il tempo
l'anima diviene un luogo per ritrovarsi
i poeti infilano le dita
nel proprio cuore e  lo fermano
per non morire.

mercoledì 15 luglio 2020

Non aver paura






Questa notte
quando l'onda si ritira
ti troverà la solitudine
anche se avrai fatto pace
con l'universo intero
anche se le chiederai di lasciarti andare
-
vedrai la tua ombra
procedere da sola  
sentirai come se fosse la prima volta
il profumo della terra
-
Non ci saranno concerti
ma rumore,
in una scia che si allontana.
-
Avrai sulle  labbra
il sapore del tempo mancato,
avrai la misura dei tuoi passi
e la tenerezza della tua esistenza  
e infine i numeri che
ti chiederanno l'anima.
-
Ama la notte amore mio
attraversa il buio
percorri con lo sguardo
la schiena delle montagne
dove vive la libertà, 
dove è possibile toccarla e respirarla,
-
naviga senza paura questo cielo
e accogli la prima stella che brillerà più di ogni altra,
avrai una lacrima incerta  commossa che è già tua
e lì mi troverai e ti porterò via con me.

venerdì 3 luglio 2020

La purezza degli occhi

                                          ph. google


Voi dite
che l'amore vive l'eterno
proprio in mezzo al cuore
che non smette
i suoi rintocchi
neppure quando è morto
eppure c'è un solo luogo
che gli è ribelle
un luogo onesto
più del cuore ed è
proprio dentro agli occhi
perchè non sanno tenere un torto

martedì 30 giugno 2020

La solitudine perfetta


Non sono un pane di cui ci si può nutrire
e nemmeno un fiore a cui porre domande
non rincorro nulla delle cose che vedi
non posseggo tesori e non ne  bramo alcuno
sono nato fieno in un campo di grano
e so bruciare di fuoco vivo.
Sono una lama per l'ipocrisia, 
e sanguino da ferite
che non hanno margini.
Amo e bacio con passione, 
ma temo il tempo.
La mia fiamma è desiderio,
possedere quanto essere posseduto.
Sta lontana da me,
non credo ci sia  saggezza e sapienza nella mia vita
ma solo un istinto estremo senza menzogna
la mia solitudine perfetta.

sabato 27 giugno 2020

il discorso della madre delle stelle

C'è una sola stella
per ciascuna di voi,
quando la scoprirete
non provate a forgiarla
il suo segreto è nel cuore
ella prende
ella dona
la sua fragilità
è tutta nel cuore
e laddove ne avreste ragione
conoscereste il buio
della luce minore.


- il discorso della madre delle stelle

lunedì 1 giugno 2020

Intoccabile






Fragile la mia vita
scivola sulla lama.
Una solitudine preziosa,
segreta.
Scrivo l'amore
dal primo istante,
e in ogni altra vita già vissuta,
per un mondo che
non mi appartiene.
Genero l'amore 
nell'incavo della mano,
tra linee e segni 
di una irrequieta armonia 
universale.
Ascolto l'infinito,
che non nasce dal vento, 
fuoco dei sensi,
scintille di luce,
per averlo sul viso e
starci dentro compiutamente
per poter scomparire.

venerdì 29 maggio 2020

Senza paura



Entra
nella mia carne
freddo della notte
ghiacciami pure
passerà
come
tutte le cose
che accadono.
Mi duoli
cuore mio?
dov'è la tua forza?
e il tuo coraggio?
Smettila di misurare
e di tirar conti
quando il tempo finirà
io non ti lascerò
nemmeno per un battito.

Preghiera dell'incontro e dell'appartenenza


Padre nostro
che sei nei cieli,
qui io trovo le tue parole
scritte nella luce,
e avverto che è questo 
il tuo respiro.
Sia santificato il tuo nome,
e venga pure il tuo regno, e
sia fatta la tua volontà.
Ma prima ancora, e
mentre io vivo quest'istante di gioia 
e di cosi tanto amore, sappi Signore che
sento il bisogno di dirti grazie.
Grazie per questa bellezza
che trova dimora nei miei occhi,
per questo vento così amico,
per questo cielo così libero e infinito,
per questi fiori e questi alberi,
per questa collina così sacra,
per questi pensieri miei
nutrimento di uno sconosciuto amore,
per questa natura così simile a me,
per questi uccelli e il loro canto,
per ogni vita anche la più piccola 
che è qui presente e batte le ali,
per questa consapevolezza 
che eleva l'esistenza.
Per tutto quello 
che in questo istante io sto vivendo,
per questa emozione vissuta
forte e viva...  di essere parte
io ti ringrazio a prescindere... dal domani,
io ti ringrazio per questo paradiso di cielo
in terra.

In amore


Ho abbracciato la morte 
abbracciando te e 
non ho avuto  paura,
ti ho solo amata di più.

--In amore - m.constantine

lunedì 18 maggio 2020

Stella


Quando Stella
si racconta
la Luna si lascia
innamorare.

Lascia perdere
luna
perché stella è mia
e tu non la puoi toccare.

Quando Stella bacia il mare
di ricciolo in ricciolo
tocca le mie labbra e
io mi annego.

il mio angelo

Padre, 
quando toccai quelle ali
io le strinsi con timore.  

Compresi la forza divina 
di quella fragilità,
il nulla che contiene il tutto,
la leggerezza al tocco di una magia 
che permette il volo,
tutto era nelle mie mani.

Un demone che amo
questo vento che ritorna,
il mio angelo di un tempo.

Che io muoia d'amor
come  la roccia solitaria, 
che si sgretola sul monte,
non importa.
 
Per quanto fragile  
il respiro della mia vita,
in questo mio cuore, 
dove tutto sublima, 
vive il miracolo del bene 
e del male in armonia.






venerdì 8 maggio 2020

l'amore dei poeti

Se l'amore
non trovasse più rifugio
nemmeno nella poesia
allora i poeti smetterebbero di scrivere
e il mondo morirebbe lentamente lo stesso.
Anche la terra 
da quella più arida a quella più fertile
lo sa bene...
la poesia possiede l'essenza delle nuvole
e senza quella nessuna pioggia
potrebbe più viaggiare.

martedì 5 maggio 2020

Viaggio per Pasqualino


Viaggio per Pasqualino 





Se proprio lo avete deciso, va bene. Venite con me in un viaggio a ritroso nel tempo, chiudete gli occhi e stringetevi per mano.

I  

Millenovecentosettantatre, lasciate che dalla luce venga fuori l'immagine, attendete che diventi nitida: la strada è la più antica di questa cittadina, via San Carlo. Sono le 11.30 del mattino, e c'è vitalità straordinaria, sono tante le botteghe. Un bar, un fioraio, un salumiere, due o tre panifici, il pescivendolo, il parrucchiere, il ciabattino e l'idraulico, il marmista, il macellaio, il venditore di pampuglie,  l'acquaiolo, il farmacista, il vinaio. Tutti qui concentrati, don Peppino, don Celeste, don Luigi, e tanti altri nomi ancora. Le vasche in legno smaltato, del pescivendolo, sono colme di vispe anguille, di lupini, di cozze e lì guardate! Una enorme tartaruga marina, è viva, non è destinata alla vendita, domani torna a casa sua nello stesso mare dove è stata pescata. Coraggio, prendete qualche lupino, rompete il guscio, su provate il sapore fresco,  dolce e salato del mare nudo e crudo.
La sarta di fronte cuce con le ante aperte, e la voce di Aurelio Fierro le tiene il ritmo,  nulla di ciò che accade in strada le sfugge. Ma in questo non è sola, sui balconcini e alle finestre anziani e non, si affacciano di tanto in tanto. Le sedie antiche fatte di paglia e legno formano all'ingresso di alcuni portoni dei piccoli chioschi; è sabato ed è una giornata calda. La gente dei bassi, quelli interni ai cortili, nel pomeriggio si fermerà, gli anziani, le mamme, le signorinelle e i bambini   occuperanno quelle sedie come quelle di un teatro, per vedere gli altri passare, la vita che scorre, così per riposare, godere di quel tempo da perdere senza far nulla,  per chiacchierare e perché no, pettegolare.
Tutti conoscono tutti e sanno di tutti,  questa scarrafunera di strada non manca mai di situazioni comiche o tragicomiche e sono certo rinnoverà anche oggi il suo cartellone. È questo il teatro dei poveri! Venite, non lasciatevi distrarre dalle botteghe senza vetrine, la merce è  fuori, è sugli scaffali, nei cesti, finanche il macellaio la carne la tiene ai ganci  esterni, e chissà poi cosa sono quelle bolle...
Lì, in quel palazzo,  venite... su... non ci vedranno. Vicino a quei gradini in marmo lavorati grossolanamente di quella scala,  li vedete quei due ragazzini?  Quello  più alto sono io, l'altro è Pasqualino.
Si, è vero, Pasqualino è proprio un bel bambino...  e perché su di me cosa avete da dire?






                                                      Michele e  Pasqualino

M  - <Allora, Pasqualino, a coppolone o a calamita?>
P    - <A calamita.>
M. - <Va be', ma non imbrogliare, niente saliva in mano, e non gridare altrimenti si affaccia la signora  Santoro, quella non tiene figli e non vuole che qui si giochi e poi si lamenta con mia  madre.  Aspetta, fai passare>
C  - <Fate i bravi... buongiorno.( vicino dei piani alti)>
M. - <Puliamo prima, e poi tiriamo il tocco ma...quante figurine ti giochi?>
P    - <Iniziamo con due>
M. - <Per me...o per te?>
P    - <Per te.>
M. - <Va bene, per me...per me...uffa!  E' due a te...inizia tu.>
        Ma Pasqualì, eh no però...  te l'avevo detto prima...>
P   -  <che c'è?>
M - <Che c'è? Guarda qui,  so' tutte bagnate, che schifo! fai vedere la mano...
           quanta saliva ci hai messo? Ma che...>
 P  - (ride)




Ehi! Venite qui, lasciateli crescere, torniamo a noi, vi do qualche notizia in più su Pasqualino. Vedete quel portone? Andiamo. Attenti, qui è un po' buio e fa freddo... quei due signori lì, non  giovanissimi, sono i genitori suoi e sapete cosa vendono? Acqua. No, non acqua minerale, vedete quei lastroni? È ghiaccio. Ecco  vendono ghiaccio. Serve? Eccome se serve, lo comprano i pescivendoli, chi vende melone a fette, i venditori di rattata di limone ed altri per tenere la merce fresca. Il costo? Poche centinaia di lire. 
Pasqualino lavora qui, non è faticoso, riempie le forme con la pompa, quella lì, a volte è pure divertente. La scuola? Lasciamo perdere.

II 





M. - <Pasqualì, ci viene alla mia festa? La signora Maria mi farà la torta e viene pure Rosetta e se viene lei vengono pure Giulia, Patrizia e la tua Teresa.>
P     - <Vengo, vengo però non ti aspettare un regalo, neanche le sigarette ho potuto comprare...>
M    - <Ma quale regalo! Piuttosto, papà come sta?>
P     - <Insomma... mamma piange, il medico quando ci sono io si sta zitto e dentro il letto papà si fa sempre più piccolo.>
M     - <Mi dispiace.>
P      - <Lo so... lasciami andare adesso, c'è Antonio alla “cella”, quello è 'nzallanuto' mi fa qualche casino  e poi devo andare a Napoli per un motore.
M    - <Se ti serve aiuto fai come l'altra volta, dici che mi vuole il parroco, così mia madre  non si preoccupa e non  ti fa domande.>
P      -<Va be', ciao.>
                                                             ...........................

Pasqualino poi non venne e non mi chiamò, nemmeno vide più il suo papà. La bara venne chiusa prima, per non lasciargli un brutto ricordo, così dissero.
Vi raccomando le mani...

                                                              ...........................
III 

M  - <Pasqualì, te l'avevo detto, quella mia madre ha i santi in paradiso, pur di non farmi partire per soldato ha fatto venire il terremoto.>
P  - <(sorride) Meno male, oddio mi dispiace per la povera gente, le case cadute, però 'sto fatto di non partire... Ci vediamo stasera all'ENS. Ma  tu Miche' ma quando impari a giocare a biliardo?>
M. - <Non sfottere Pasqualì, che stasera ti faccio vedere>
                                                             ----------------- 

IV 

No! Adesso non vende più ghiaccio, dopo la morte della madre vive con la sorella del padre, aiuta in salumeria, si arrangia.
Sssssshh...
                                                   Teresa e Pasqualino
P. -< Tere'...>
T. - <Si...>
P. - <Tere', ti voglio bene.>
T. - <Stringimi forte>
                                                         ----------

Che sono quei sorrisetti, da vecchie volpi? Tenetevi limpidi e stringete le mani.


M  - <Pasqualì, fatti abbracciare, quanto tempo è passato.
        (esprime con la forza nell'abbraccio tutta la sua istintiva gioia)
         Ma che fai...con quella bottiglia...di birra>
P   -< Lo so, lo so... ti prego, mi serve...
        Lo sai, ho una bambina, è bellissima.>
M  - <Sono felice per questo, anch'io ne ho due...>
P   - < Devi vederla Michè>
M  - <Certo, magari uno di questi giorni.>
P    - <Si, mi trovi qui...quando hai un poco di tempo.>
M   - <Certo Pasqualì>
P    - .<scusa....mica hai mille lire...>
M - < ma pure dieci,  ti prego, non bere.>
                                                             .......................................





1995 ed era ubriaco


VI 

1997, l'ospedale. È volata via, la bambina di Pasqualino, a causa di una brutta malattia. Dio, come è difficile comprendere. Su, stringete le mani, il nostro viaggio sta per finire, scusatemi è che  ho fretta di tornare.
Lì, all'incrocio, eccolo, è lui.
Il parcheggiatore abusivo, è proprio lui, è Pasqualino.

M - <Pasqualino, Pasqualino!> (Non mi sente, o non mi vuole sentire)
        <Pasqualì>, niente  e va bene andiamo..

P. - < Ma quando  impari a giocare a biliardo...? >

                                                                     ................
Pasqualino venne arrestato circa un anno fa, per un reato minore da cui nemmeno si era difeso, e una volta accompagnato in prigione si accorsero che non stava bene, venne mandato a casa e vi mori qualche giorno dopo. Io vorrò sempre bene a Pasqualino.

giovedì 30 aprile 2020

Senza attendersi nulla



Io sono costretto a volare
senza poter toccar terra,
trovo riposo  sui germogli
delle cime più alte,
sono un poeta fuggiasco,
racconto storie di questo mondo 
e anche la mia.

La stanchezza mi chiude gli occhi
ma il rosso e il giallo
dell'infanzia al mare
è luce  sotto le mie dita.

Il sangue se ne nutre e impazzisce,
diviene carezza sublime. 

Un sole vero
un sole che sa amare
che possiede un'anima 
e nemmeno brucia,
così libero dalla vita 
m'innamora la Notte.

martedì 21 aprile 2020

2020

Storie così
si ripetono
nel buio,
il corpo chiede
a se stesso
una carezza e
lo spirito reclama la
sua libertà,
lasciarsi è
morire.
È un patto d'amore
senza firma.

-- 2020 - m.constantine

giovedì 16 aprile 2020

Luis 16.04.2020









Nelle Asturie
il cielo si è tinto di rosso.
Un fiore è caduto
in un mare di sangue
e i poeti hanno pianto
per un tramonto.
Un papavero ha avvelenato un gabbiano.
L'amore ha chiuso gli occhi 
e il sole ha bruciato la terra.
Il cuore di un figlio  ha gemmato un fiore.


---- Luis 16.04.2020 


martedì 14 aprile 2020

Araba fenice

L'amore come un'araba fenice,
una lampadina che si affida al vento
e non sai se è andata
o è colpa di una stretta mancata

lunedì 6 aprile 2020

Fiore alla sorgente






Io lo ricordo 
un fiore nato alla sorgente...
si lasciò cogliere
sulle tue labbra affilate.

sabato 4 aprile 2020

L'amore al tempo del coronavirus

Abbracciare
la persona che ami
sapendo di correre un rischio
sconosciuto o taciuto.
Per un bisogno,
per amore e solo per amore,
senza se e senza ma,
senza dover rispondere
a nessun dubbio
e a nessuna altra domanda.
Puro desiderio
di unire due vite in una.
L'amore sublime,
è irriverente alle regole,
al giusto,
è cieco
non ha altre scelte
se non l'istinto.

giovedì 2 aprile 2020

Un raggio di luce

Un dolore...
è un dolore che implode in
una ferita...che si riapre
attesa, bramata, liberatoria
come le stimmate di un santo...
la poesia è davvero un mistero,
il sangue saporito, diviene un'argine
e si riversa da uno squarcio e
non so dove questo avviene, ma
corre dentro l'anima, dentro il tempio...
è nelle vene
nei ricordi, nel presente, nel futuro
con l'amore già qui
in quest'istante... lo fa suo
nei pensieri, nel respiro...
e il mondo è più lontano...
tutto è meno importante...
meno travolgente...
è un raggio di luce... luce
dove scomparire.

--Un raggio di luce- m.constantine

domenica 22 marzo 2020

Cuore ferito 2020

Scendi scendi Signore
vieniti a piglià tutte
cheste lacrim senza cchiu' padrone

appoggia a capa su chistu core
e dimmi ca malattia è chesta...
ca me fa provàr a mortè
prima ca' vengà

Scendi scendi Signore
vieniti a piglià tutte
cheste parole ribelli
rinto a chistu core
che nun fiàt cchiu'.

Tu si o Signore
ma nimmanco tu
ca' si pate 'o saje
chesta è a' malattià ra' mortè
e' nu' pate
rinto o' core e' nu' figlie.

martedì 10 marzo 2020

La Favola del principe Kalim

La favola del principe Kalim

Autore

il poeta Michele (Constantine) Fernandez

dedicata ai sognatori  










I
La favola
Il Re, le Volpi, i saggi e le Gabbie d'oro

C'era una volta un Re molto potente e coraggioso di un Regno bellissimo e ricchissimo. Un giorno, questo Re riunì tutti i saggi dei Cento Regni, ma solo quelli più bravi, uno per ogni regno. E quando questi giunsero, dopo averli fatti rifocillare, li convocò tutti intorno al Grande Tavolo del Consiglio di Guerra. I saggi erano tutti riconoscibili per la loro lunghissima e candida barba, a parte uno che era troppo giovane per possederla di quel colore. Inoltre al dito medio della mano sinistra tutti i saggi mostravano uno splendido anello e su ogni anello non splendeva un diamante ma qualcosa di ben altro immenso valore, si trattava di una goccia cristallina di acqua  raccolta alla sorgente Universale del bene dell'Uomo. Ebbene, per quanto i saggi agitassero le mani, le gocce non  cadevano e brillavano a tal punto che la luce  prodigiosa  che vi dimorava segnava nell'aria delle  spade  luminose  che   incrociandosi tra loro davano vita a una incredibile battaglia. Poi, in un istante  tutto si fermò.  Il Re finalmente era innanzi a loro. Mai era successa una cosa del genere, tanti saggi in un  luogo solo, nemmeno quando la piccola  principessa  Cassandra,  primogenita del nostro Re, era scomparsa nel Bosco del Teschio. Si raccontò, allora, che fosse stata portata via dai lupi che d'inverno scendevano a valle. Il Re aveva un'espressione  molto preoccupata, il suo sguardo era severissimo ed era chiaro che avrebbe posto un quesito difficile. Fu così che in un  grande e  solenne silenzio il Re si sedette.  Portò le mani al capo, sollevò la corona, e l'appoggiò sul lunghissimo tavolo di marmo. Forse  fu a causa del silenzio, o forse per il timore che il re infondeva, ma si avvertì un rumore così  forte  da far  pensare  che  non  la corona ma l'intero Regno fosse stato riposto su quel tavolo.




II
Il Re incontra i Saggi

- Saggi dei cento Regni - disse il Re - vi ho convocati tutti perché un grave dilemma ha tolto il sonno alle mie notti, e sento che la mia vita è in pericolo.
- Siamo qui per esservi utili!- esclamò uno dei saggi - Grande sovrano non teneteci in questa condizione di attesa, dunque, cosa vi tormenta?
- Ebbene – riprese il Re – la scorsa domenica mi recai, come mi è solito fare, nel Bosco del Teschio per una battuta di caccia. Ero sul punto di strappare la volpe ai miei cani ringhianti, quando una vecchiaccia, e sono certo che fosse una strega, con una voce stridula e crescente da bambina mi ha dapprima sussurrato e poi gridato :
“ Volpe e Re, volpe e Re, nessuno dei due va per sé. Volpe e Re, guai a te. ” E infine la sua terribile risata, segno  di  quella  stregoneria  che  ha  fatto   chinare tutte le cime degli alberi. Ancora adesso i tronchi sono tirati verso nord, come terrorizzati, loro che non son fatti né di carne e né di ossa. Spaventato! Sì, è vero, ero spaventato, voi conoscete il mio valore di guerriero e sapete bene quanto sia difficile che questo avvenga; no, non uccisi la volpe ma diedi ordine alle mie guardie di metterla in gabbia  e  di portarla nel giardino  della Reggia. Disposi  che le venisse dato cibo della mia tavola e acqua di fonte sempre fresca. Eppure da quel giorno, sento di stare male, come se la morte mi prendesse un poco alla volta, giorno dopo giorno. Penso a mio figlio, il principe Kalim, che presto tornerà dal suo viaggio oltre i confini dei cento Regni: sarò ancora qui? Sarò ancora qui ?  - Gridò più forte  il  Re  -    Ecco il motivo per cui vi ho   chiamato, ho bisogno di sapere e subito, il significato di quelle parole. 
- Comprendiamo, Maestà, la vostra preoccupazione – così disse il primo Saggio, prudentemente – il senso di quelle parole potrebbe essere proprio che la vita della volpe  sia  un'unica  cosa  con la vita  di  Vostra Maestà.

Per cui la volpe andava giustamente salvata. 
- Portate qui la volpe - ordinò il Re. 
La gabbia era spaziosa e tutta d'oro, le ciotole con abbondante cibo e acqua venivano sostituite ogni ora, affinché conservassero bontà e freschezza. 
La volpe, assai nervosa, con scatti furiosi si lanciava contro le sbarre d'oro, poi vinta, rinunciava e si accucciava con la tristezza negli occhi.  
- Maestà  - disse  un  saggio  con  gli   occhi neri e grandissimi, intristito dalla disperazione della volpe - sappiate che per quanto voi possiate provvedere ai suoi bisogni è la libertà ciò di cui necessita quest'animale. Deve calpestare la terra e l'erba che scricchiola, vivere gli odori del bosco, i suoni della vita, insomma deve tornare libera. 

III
Le paure del Re  

- E se poi, qualche cacciatore le spara - sbottò il Re - morirò anch'io? 
Il saggio non parlò, e dopo un consulto, chiese al Re più tempo per pensare. Nella sala dei Saggi, dopo cinque giorni trascorsi inutilmente, fu il più giovane a prendere la parola. Questo giovane aveva un piccola barba tutta nera. 
- Non si può lasciare il re in quest'attesa, si arrabbierà – disse il giovane saggio – bisognerà dirgli quello che pensiamo e in maniera diretta, visto che non troviamo una forma più congeniale al suo umore. Gli diremo : Maestà, siamo convinti che la volpe vada lasciata libera e non crediamo all'incantesimo della strega. 
Così, chiamato il ciambellano e messi al cospetto del Re, i saggi esposero la loro risoluzione. Il Re ascoltò con pazienza, poi : 
- Voi affermate - disse il re con voce altissima e solenne - che l'incantesimo non esiste, e sembrate anche  sicuri di ciò, ma io non condivido le vostre conclusioni, la vostra sicurezza nasce dal fatto che è in gioco la mia vita e non la vostra.  Ebbene vedremo.

IV
La minaccia del Re  

Il Re chiamò cento dei suoi arcieri, uno per ogni saggio, quindi fece riportare la gabbia con la volpe e disse :
- Misuriamo le vostre certezze, cari miei Saggi.
Quindi consegnò nelle mani di quello che aveva parlato per tutti, un arco e una freccia.
- Tirala alla volpe - disse il Re - uccidila, ma sappi che se io dovessi dar cenno di malore, le mie guardie hanno l'ordine di uccidere tutti voi.
A quel punto, i saggi persero in compattezza, vennero fuori malumori e dubbi tra di loro, rimediando così una figuraccia, e supplicarono il re di concedere altro tempo per riflettere. 
- Vi sia concesso - così disse il Re -  ma sappiate che se non trovate una soluzione in linea con la mia convinzione e “certezza” che la mia vita e quella della volpe siano tutt'uno, questo Regno e quelli vicini avranno ogni giorno un saggio in meno.
Un brivido di morte scosse i saggi, che si affrettarono a congedarsi, per poi riunirsi nuovamente nella sala riservata a loro, dove si alzò la voce del saggio più anziano :
- Mi dispiace, cari fratelli saggi, ma non potremo mai dare certezza alle nostre affermazioni. Il mistero è tale in quanto sfugge al “conosciuto”, ed è solo intuitivamente che noi escludiamo che la vita della bestia sia tutt'uno con quella del Re. Ma chi può escludere che questi, nello stato emotivo in cui si trova, vedendo uccidere la volpe, non sia preso da uno di quei mali improvvisi e fulminanti, che nulla hanno a che vedere con un incantesimo, e che comunque farebbe cessare le nostre vite? 
- Il dubbio appartiene all'uomo come la paura, esso transita attraverso il cordone ombelicale assieme al nutrimento materno e come la paura non nasce difetto, al contrario, permette la “riflessione” - aggiunse un secondo saggio.
- Tuttavia se dovesse dominare, piuttosto che essere sentinella, se dovesse essere sottovalutato, invece che superato, se movesse solo angosce e pessimismo, allora sarebbe la fine per quell'uomo in cui dimora, -  continuò un terzo saggio .

V
L'astuzia del giovane saggio

Fu allora che il più giovane dei saggi intervenne, ed espose un'idea per guadagnare tempo. Il giorno dopo il re attendeva trepidante la risposta dei saggi, tanto è vero che, quando questi giunsero nella grande sala, era già lì e con un arciere pronto.
- Ebbene - iniziò il saggio più giovane stringendo nella mano tre frecce -  Maestà purtroppo non siamo riusciti a sciogliere i nostri dubbi.
- Sia pronto l'arciere – gridò irato il Re.
- Tuttavia, - riprese il giovane saggio – non comprendiamo come Vostra Maestà voglia privarsi dell'unica possibilità che ha per risolvere questo dilemma, sia pure con la giusta gradualità.
- Risolvere? - disse il Re - Solo dubbi! Ecco quello di cui siete capaci.
- Maestà - riprese con voce ferma il giovane saggio - in questo vi sbagliate e ve lo dimostreremo.
- E sia – disse il re incuriosito.
Il saggio più anziano allora fece un cenno, e dei servi portarono una nuova gabbia, anch'essa d'oro, e dentro c'erano tre volpi, una femmina e due cuccioli di cui uno maschio. 
- Cosa significa tutto questo? – disse il Re con gli occhi spalancati e rosso in viso.
- Sono volpi - disse il giovane Saggio – e precisamente la famiglia di quella che Vostra Maestà catturò nel Bosco del Teschio, e che la vostra volpe cercò di difendere dai cani bramosi di affondare i loro denti nelle loro carni.  Maestà, noi abbiamo un dubbio, non siamo certi del fatto che la strega si riferisse alla vostra volpe e non invece a una di queste altre. Per cui prima di continuare nella nostra ricerca di una saggia risposta, abbiamo bisogno di un aiuto che solo Vostra Maestà può darci.
- Chiedete, dunque - disse il Re frastornato ma anche inorgoglito.
- Oh Maestà, basterà un semplice gesto.
Ecco quest'arco - disse il giovane saggio strappandolo all'arciere del Re, - e queste tre frecce, le scagli alle nostre volpi, noi avremo la nostra risposta, osservandola in vita quando le volpi saranno già pronte per essere scuoiate.

VI
I nuovi dubbi del Re e il ritorno del principe Kalim

Il Re prese l'arco e fece per puntarlo verso il cucciolo femmina, che lo fissò, profondamente, quindi cambiò, dapprima puntò il cucciolo maschio e poi la volpe adulta, ma non scagliò alcuna freccia. Questa volta fu il Re a sentire un brivido di morte passargli sulla schiena, un dubbio lacerante lo dominava: e se veramente la sua vita fosse legata ad una di quelle altre volpi? Il Re comprese che aveva bisogno dei saggi, graziò il primo e dopo aver preso in consegna le tre volpi concesse ancora un giorno. Quella sera il Re ebbe finalmente, una buona notizia, il principe Kalim era tornato dal suo viaggio. Kalim venne informato dal Gran Ministro di ciò che stava accadendo e volle presentarsi al padre con l'intento di essergli di conforto. Quando il re vide il principe,  il cuore gli si riempì di gioia. Kalim era rimasto l'unico figlio, in quanto la sua prima figlia, la bellissima principessa Cassandra, era sparita in quel maledetto Bosco del Teschio. Il Re, adesso, non era  per nulla burbero e severo, anzi i suoi occhi tradivano non poco la commozione per l'amore  che egli provava per il suo figliolo. Ma come quando un cielo dapprima sereno, improvvisamente addiviene nero di nubi pronte alla tempesta, così la gioia fu spazzata via da quel senso di disperazione per quel terribile anatema lanciato dalla strega. Come avrebbe fatto il giovanissimo Kalim a difendere sé stesso dai nemici, sempre pronti ad approfittare di qualche momento di debolezza? chi lo avrebbe consigliato nelle scelte della giusta sposa? e poi, avrebbe visto il Re il viso dei suoi futuri nipotini? Oh, sì, il Re avrebbe dato non solo parte del suo Regno ma certamente anche la sua vita per Kalim, pur di vederlo felice e al sicuro. Il principe vide il padre così triste che volle raccontargli un fatto che gli era accaduto al suo ritorno, proprio nel Bosco del Teschio.

Il Padre lasciò cadere la sua coppa di vino appena sentì nominare quel luogo.
- Quando giunsi nel bosco - raccontò, Kalim - sentii un gran bisogno di bere, e seguendo il rumore dell'antica fonte mi affrettai a cercarla. Quando vi fui giunto ed ero ormai in ginocchio, una fanciulla priva di voce mi tirò fuori da quelle acque, questo proprio quando il mio corpo già consumava l'immagine di quell'acqua fresca e dissetante e quindi potete immaginare, caro padre, il mio disappunto. La ragazza, però, aveva un volto così dolce e preoccupato, che non potei fare a meno di prestarle attenzione. Aveva tante cose da dire ma  a causa di un incantesimo malvagio poteva farlo solo con gesti e senza parole, così non ebbi a comprendere molto se non che era meglio che non avessi bevuto. Certo ero stato salvato da un incantesimo e  prima che io andassi via avvenne che la fanciulla strappasse una striscia di stoffa dal suo povero vestito e volle legarmela al polso e io  acconsentii. 
Il Re ascoltò con molta attenzione  il  racconto di Kalim, osservò il polso, ma non ne dedusse molto, pensò solo che aveva ancora un motivo in più per sentirsi disperato. Kalim, quella sera volle incontrare i Saggi, sperando che ci fossero buone notizie, ma in realtà tutto era fermo. Come in una partita a scacchi, i Saggi, studiavano le mosse per andare avanti, ma in quanto al dilemma del Re quello era considerato irrisolvibile. Kalim, li congedò e volle esaminare le gabbie con le volpi e quando le vide cosi inquiete e sofferenti fece per avvicinarsi; queste, dapprima si lanciarono come inferocite verso il principe, ma poi fiutarono la striscia di stoffa al polso di Kalim e si placarono. Il principe era stupito, le volpi, adesso erano divenute mansuete, leccavano la sua mano, e sembrava che gli chiedessero aiuto. 
Kalim si assicurò che avessero mangiato e cercò in qualche modo di confortarle, con piccole carezze e amorevoli parole appena sussurrate.


VII
L'alba del giorno in cui
 accadde ciò che doveva  accadere  

Le prime luci dell'alba si alzarono sul Regno del nostro Re, quando Kalim decise di essere presente all'incontro con i Saggi. Non era stata una buona notte per il Re e tanto meno per i Saggi, che avevano intanto scelto il vecchio Sahir, come vittima predestinata nel caso il Re l'avesse reclamata. I cento Saggi non erano per nulla uniti, anzi a dire il vero tutti erano contro il Re, tutti pensavano che avesse perso il senno, ma nessuno aveva il coraggio di dirglielo. 
-Allora - disse il Re - cosa avete deciso? Qual è la vostra risposta? 
- Maestà - disse il giovane saggio - è possibile che tra novantanove giorni queste terre non avranno più saggi, e allora nessuno fermerà più guerre o carestie, e il sapere che viene dalla conoscenza di cento saggi sarà sostituito dall'istinto di un solo uomo che deciderà a seconda del buono o del cattivo che egli avrà dentro in quel momento.
Sarà vile o coraggioso, giusto  o  malvagio, colto o ignorante, con quello prenderà le sue decisioni. Semplicemente sarete voi stesso, mio Re, a distruggere il sapere  che  viene   dalla  storia  e  tutto  quello  che   vi  ha permesso di essere fino ad oggi, quel Re saggio e illuminato e da tutti acclamato. Insomma, seppure voi sopravviverete a tutti noi, nulla sarà come prima. Detto questo, però, occorre che voi comprendiate che a volte ci sono domande, o meglio eventi piccoli o grandi che sono destinati ad accadere, domande per le quali non ci possono essere risposte prima, ma occorre solo attendere quello che è giusto che accada. Sono risposte da subire, Vostra Maestà, perché quello è il loro corso. 
Il Re era molto interessato alle parole del giovane Saggio, forse perché non aveva una lunga barba bianca, ma appena un pizzetto nero, o forse perché in qualche modo gli ricordava il principe Kalim.
I saggi non avevano soluzioni a quelle condizioni, la  risposta doveva darsela da solo, del resto un Re è pur sempre un Re, pensò tra sé il sovrano. Fu in quel momento che vide Kalim aprire le gabbie e liberare le Volpi, e non fece nulla per fermarlo, rimase sorpreso per come le bestiole giocassero con il principe, e allora egli stesso si avvicinò e pensò a voce alta - È vero, devono essere libere, non possono restare in gabbia, anche se tutte dorate pur sempre gabbie sono.

VIII
La principessa Cassandra

In quell'istante il cucciolo di volpe gli s'infilò sotto il mantello, e davanti a tutti si trasformò in una bellissima fanciulla. Il mantello del Re, con i suoi ori e i suoi argenti, divenne una veste regale. Il Re la guardò e tenendosi la mano sul cuore disse:
- Cassandra, figlia mia - e si abbracciarono tra le lacrime, con il principe Kalim anch'egli commosso.
- Ma allora era un incantesimo- bisbigliavano i saggi tra loro, e qualcuno chiedeva - alla fine cosa abbiamo deciso?  Solo il giovane saggio conosceva la verità: a volte le cose devono accadere ed è possibile solo attendere che accadano. Il Re, Cassandra e Kalim, con il giovane Saggio, si recarono alla fonte nel Bosco del Teschio e insieme a loro le bellissime volpi. Lì trovarono la fanciulla senza voce, e anche per lei qualcosa era cambiato. La sua voce adesso era dolcissima - il suo nome era Destino, principessa e figlia di un Re molto amato in terre lontane.  Anche  lei aveva subìto  l'incantesimo  di una maga cattiva, che nulla però aveva potuto quando le cose che dovevano accadere erano accadute. Fu grande festa nel Regno dei cento Saggi; Kalim sposò la principessa Destino  e  il  giovane saggio fu scelto dal Re, almeno cosi  pensò il Re, come  il giusto sposo della principessa Cassandra. Assieme regnarono ed ancora regnano felici e contenti nella terra dove, pur con cento saggi, non tutte le domande hanno una risposta.





La favola  del principe Kalim
  è un opera dello scrittore  Michele Fernandez 
   no uso commerciale, no modifiche, sì citazione, 
può essere letta pubblicamente  
le foto contenute sono  
 scatti privati 
  


Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...