É strano questo Mondo in cui il cielo è
ben diviso dalla terra...
ma poi li lascia innamorare
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim

É strano questo Mondo in cui il cielo è
ben diviso dalla terra...
ma poi li lascia innamorare
Poi resta
solo la luna,
solitaria come me,
attenta a non farmi
male,
a non sporcarmi,
a non aggiungere nulla.
Nessuna linea,
nessuna ombra,
nemmeno un suono
o un fil di vento, é lei
che resta a
innamorarsi
di uno come me.
Le sue dita
sono come le mie,
conoscono e
percorrono nel giusto
senso le mie ferite,
e io non mi ritiro,
io amo.
E le parole
mettono radici
in una sola notte, e
addosso a me.
Ascolta
questo silenzio
cuore mio,
ascolta
questa terra
che mai ubriaca
ha rispetto
e nutre...
è il gran carro, é la libra,
é orione
e brilla nella luce
di una lacrima trattenuta
e qui versata,
é cosí che nasce
la carne dei poeti.
- è sempre colpa del tempo
- Ti riavrò?
- In una lacrima
- E tu?
- Sarò il silenzio.
- Ne morirò?
- Forse, ma accanto a me.
C'era una volta una giovane pietra, figlia di un tufo di una nobile terra. Uomini crudeli, razziatori di antichi monumenti fecero per portarla via attaccata a un marmo. Ma essa si staccò, rotolò per il sentiero e pianse a lungo. <Non portatemi via... non portatemi via> così gridava e il suo pianto raggelò la natura intorno. Un giovane ulivo... nulla poté, ma le sussurrò: <su coraggio> e alla pietra bastò. Soffrì molte volte quella pietra, ogni volta che la ruota del carro del contadino attraversando il sentiero la schiacciava nella terra. Un giorno però, non si sa come avvenne, la pietra finì tra le braccia di quel giovane ulivo, e passarono tanti anni, fin quando un mattino un poeta alla ricerca della propria musa si avvide di essa e stolto pensò di liberare l'ulivo da quella presenza. Stese il braccio, cercò di afferrarla e fu solo allora che comprese quale miracolo d'amore si era compiuto tra un ulivo secolare e una piccola pietra di tufo. Erano più che uniti, erano fusi l'uno nell'altro e non era possibile staccarli senza ucciderne uno. La pietra prese a raccontare la sua storia al poeta e a ogni parola l'ulivo annuiva. <Ci sono cose d'amore che gli uomini non capiranno mai> disse il poeta, segnando tutto nel proprio cuore.
Non posso insegnarti
quello che l'amore si attende.
Come non s'insegna l'essenza
che nella notte nutre il figlio e
incide segnando il legame materno
E nemmeno ha catene
l'amicizia
che pur conosce un tempo
in cui il confine tra gli amori
è assai sottile,
e seppur confusa
fiera prende corpo,
si fortifica
fino all'eterno più generoso.
Il mio amore
è nel tuo che trova casa,
è in te che trova misura,
e quello che avanza
amore mio
purtroppo muore.
La mancanza
non nasce da un seme,
ma dall' essenza...
dal desiderio di un unico
sublime amore.
Due vite in una.
Non obbedisce
all'amore dell'altro anche se ama,
ha le sue ragioni
e così laddove
non fosse mai nato
o non ce ne fosse abbastanza
non vi è rimedio.
Ho rimosso
ogni pensiero,
ho incatenato i miei occhi
alla tua luce,
ho lacerato
la mia mente
il mio corpo...
per avere il mio amore sangue
dalla vena della vita,
e averti in un abbraccio
come nella passione di un bacio.
Bramo l'amore
così tanto
che avverto il vuoto
della verità
nel vento di un battito d'ali.
Fingo di non esserci
per lasciar volare
di fiore in fiore
come è naturale
nelle cose dell'amore.
Sì , hai ragione... lo so... ho spinto tanti a sognare, certo anche a scrivere... sì... sì... anche scrittori di poesie... ma non solo. Del resto se ci provavo io... si... certo è vero qualcuno è divenuto assai bravo nello scrivere e ne sono contento ... si lo so... vagonate di poesia... eh... fiumi in piena... beati loro... ma ti rivelo un segreto, mi sono convinto che il tempo che rende davvero poeta un uomo non è quello in cui scrive ma è quello in cui vive, con tutto se stesso... anima e corpo, della poesia... la mancanza.
Come marea
di una luna nera
il cerchio nell'acqua
smise ogni arco e ogni colore
e al cuore vile disegnò rosari,
così è finito malamente l'amore fugace
solo la luna ne ricorda ancora la voce.
-- Ai tempi del coronavirus
lo so avrei dovuto festeggiare queste sessantamila visite... ma i tempi sono questi... anche perchè siamo ripartiti da capo più volte, intanto vi ringrazio.
mia madre, durante una messa funebre, a un certo punto ha infilato una mano nella tasca della sua giacca e ha tirato fuori un foglio accartocciato. Con una certa attenzione l'ha aperto e tra le sue mani di vecchiarella sono comparse luccicanti delle monete... ne ha prese due, una anche per me, per l'offertorio. Mia madre non ha mai voluto una borsa, o un borsellino, non ha mai avuto delle cose sue da portarsi appresso e mai ha avuto molto danaro, giusto quello necessario. Ha vissuto una vita intera senza una borsa e senza un borsellino, e nemmeno da ragazza l'hanno tentata. Io la ricordo mentre si cuciva dei pezzetti di stoffa sulla gonna per avere solo una saccoccia... c'infilava le chiavi e quel poco lì le bastava, bastava a tutti e due per andare avanti.
- da - Non ho mai smesso di corre - romanzo di una vita 2020
Ph. privata con divieto - non mostrabile separatamente dalla pagina blog.
Alla fine
verrà un momento in cui
il gioco finirà e
ognuno sarà costretto
per la sua strada,
niente più brogli
niente più suggerimenti
ognuno rimarrà da solo
con quello che è.
Il vigliacco conoscerà se stesso,
l'eroe godrà della sua luce.
Ai falsi e agli ipocriti spetterà scegliere
tra un paio di ali di corvo e un burrone,
i generosi custodiranno la malinconia dei ricordi
I saggi e i sapienti saranno i custodi coscienti dell'umiltà.
Gli avari, e gl'ingordi si ciberanno dei loro vermi fino a scoppiarne
Gli assassini desidereranno la follia negata e custodiranno
le voci eterne di ogni disperazione
e ne dovranno render conto ogni istante di un non tempo.
Solo a chi ha avuto amore per la fragilità dell'uomo
spetterà uno spazio nuovo da riempire.
--- La fine del gioco
la notte
mi prepara a un dolore
immenso e sconosciuto
mi avvicina il calice nero
poi lo dissolve ingannando il cuore
ma è nella mente che rimane la soglia.
- Premonizioni
Nel ricordo altrui
a volte scopri una cicatrice
che possiedi senza averla mai vissuta.
Cosa può fare un ricordo del passato
più di quanto ti abbia già segnato?
In verità è solo un legno,
tozzo, scuro...
che conservi in un cassetto... lucido
per le tue mani che lo hanno toccato,
preso, stretto, pesato e rimesso a posto
in un milione di carezze per una vita intera...
eppure un giorno maledetto accade
che da quel legno si riapra
come da uno scrigno d'ingiustizia
la sorgente di un dolore già bruciato...
il sangue allora è fuoco
sotto la cicatrice e
brucia forte la sua ferita...
ma la tua pelle
non si concede
perché con te non è mai nata.
Tu credi che oggi
io sia come ieri,
e ieri il tempo
che non ricordi più.
Il mio sangue
ha imparato
a cancellare i colori,
senza scrivere più nulla
in sua difesa, così
la luce ignora
e abbaglia se stessa.
Ciò che forse vedi
è un passato mai vissuto,
è da tanto tempo che
manco dal presente,
e non attendo più
nessuno sguardo
La bellezza è la più belle delle farfalle... e sceglie sempre dove posarsi... sceglie i fiori più profumati, quelli dai colori più giovani... ma se sei attento ad osservarla ti accorgi che è il profumo la sua guida, perchè per amore indossa una benda.
Un po' di anni fa avevo lo Studio in uno dei luoghi più prestigiosi della mia città... non sono mai stato oculato con il danaro... quando incassavo... tolte spese e tasse... non li mettevo da parte. A volte era festa... e lo era per tutti , anche per i ragazzi del Senegal che vendevano cazzatelle sotto i porticati della Standa... davo un poco di soldi ciascuno... avevo quella immensa fortuna di poterlo fare. Certe volte... anche ai zingarelli facevo sorprese... colazioni abbondanti e niente danaro... per vedere quei bambini... spiaccicarsi il sorriso in quei panini. Un giorno ero allo studio... ed avevo un cliente... quando uno di quei ragazzi del Senegal bussò alla porta con un pacco in mano... andai ad aprire e questo qui con un sorrisone mi porse una maschera in legno molto bella... l'aveva portata per me dal suo Paese. Io pensai che lui era troppo povero perché io potessi accettare quel dono... così glielo restituii e lo accomiatai.
Intanto ripresi il mio incontro con il cliente... ma iniziai a stare male... mi chiedevo in cosa avessi sbagliato... di certo avevo sbagliato. Chiesi scusa al cliente che chissà cosa pensò... ma lo invitai a ritornare un altro giorno... scesi giù sotto i porticati... e non trovai quel ragazzo dal nome complicato.... chiesi a suoi connazionali e riuscii a rintracciarlo in piazza mercato... dove aveva steso su un fazzoletto di un metro e mezzo il suo negozio. Gli chiesi scusa... e solo allora lui riprese il suo sorriso solito... il suo sguardo allora e non prima, ritornò sincero. Quella sera mangiammo assieme una pizza alle Tre bandiere... un posto modestissimo che forse non esiste più, dove di solito m'incontravo con Sergio un amico medico dell'ospedale...quando riuscivamo a ritagliarci un po' di tempo. Fui contento e gli chiesi se potevo pagare io e lui sorridendo disse di sì. Ci sono giorni in cui in questa nuova vita da scrittore... ho imparato ad apprezzare la piccola generosità delle persone, anche quella degli amici... ma ancor più ho compreso quella mia corsa a cercare quel ragazzo.
C'era una volta una foglia e un ragno, nacquero assieme nello stesso giorno in primavera. La foglia gli disse: - benvenuto, tu per cosa sei nato?- E il ragno rispose: per volare. La foglia rise tanto e disse: ma tu non hai le ali...! Il ragno sorrise, e le rispose: piccola foglia a volte non occorrono le ali per farlo... - e con un lunghissimo filo si lanciò nella brezza. La foglia lo guardava in quel cielo azzurro e ogni giorno provava a troncarsi dal ramo del suo albero per poterlo raggiungere. Divennero amici e un giorno d'autunno avvenne che lei cadde a terra con pochissima vita e il ragno immediatamente accorse e le disse: ehi, piccola foglia, compagna di vita, non morire ti prego, resta ancora un po', io ti farò un dono, ti farò farfalla e così fu, le donò un filo sottile e la portò nel cielo.
Innamorato delle mie colline,
tra le ginestre e i fiori bianchi
e quelli azzurri così rari,
mi addormento tra i loro rumorosi ricordi,
perché tanti nati in primavera.
Raccontano di pietre e di acqua e
del vento che brucia,
della pioggia nel sole e di terre ritrovate,
dell'eternità che rinasce
ed esplode nel deserto bagnato.
Una lumaca getta i suoi umori
su una giovane foglia dal mal destino...
è forse una foglia una somma del tempo?
Ti amo si grida la natura,
e ne gioisce il cielo nei suoi colori
tra le armonie dei sensi e le libertà della vita.
Il mio cuore conosce il mio azzurro,
e nel tempo ne ha misurato il valore,
gioisce senza credere alle sue promesse.
Sussulta tutto ciò che ha vita in me,
al solo suono di parole nate
e raccolte nel profumo dei pini di ogni stagione,
e impregnate della sapienza della quercia e
e dell'innocenza di un istante vero ed eterno...
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Tre parole... sono solo mie e sono d'amore,
pronunciate al toccare del cielo,
quando il senso della vita diviene sublime,
e tutto si arrende,
“tu sei mio”...
in un fiore di ciliegio,
sfuggite all'amore fragile ed eterno di una donna.
E se un domani ella pur le rinnegasse,
petali perduti di un fiore,
così come nati così vivrebbero,
perché in amore ci si dona
e ci si raccoglie con i sensi dell'eterno.
"Uagliune scendèt ra e' casè vostrè"
così gridavano i figli di questa mia terra,
ma le madri e i padri sprangavano le porte e
mostravano ai figli un vecchio volto nascosto.
La luna in cielo mi è testimone,
io la ricordo, felice di esser nata in cielo
e non in Terra,
e per l'amore dei vivi
e non di quello bugiardo
dei vivi già morti.
- Napoli - Disillusione
è vero... è accaduto...
a chi non aveva coraggio per restare
ho ceduto un po' del mio
affinchè potesse andar via
PHOTO MICHELE CONSTANTINE
Sono stato in un luogo di morte, uno sgabuzzino vecchio con quattro o cinque cadaveri. Ho spento gli occhi ma non ho fatto in tempo. Una anziana donna, bianca come un ghiacciaio con la bocca spalancata in un urlo senza voce, senza una carezza di un riposo. Un ragazzino nel corpo di un quarantaseienne tutto composto nel dolore di un cancro che lo ha divorato. Un altro ancora più giovane, sangue mio, nero nel volto di sangue scoppiato e carni violate. Tutti ammassati, i corpi, quelli dei vivi e quelli dei morti, il dolore di chi li amava, il silenzio, le mani, le dita che mai più stringeranno, l'aria, la luce grigia e stanca, il puzzo di morte, i bavagli divenuti sporchi e inutili alla vita, il pavimento sozzo a prescindere, le bare e i merletti derisi da liquidi umani, i pensieri in lacrime, qualche fiore e una vecchia madonna distrutta, brutta nel viso che nemmeno più ricorda una madre. Delle sedie , lasciate divenire ignobili bacinelle di pioggia nere di sporcizia e di qualche pezzo di pane, finzione di un gesto di rispetto umano mai nato, ipocrisia dei signori del danaro senza Dio, figli di prostitute del demonio. Ero fuori a un orifizio , in quello scarto non più ipocrita di carcasse umane, dove non rende più un soldo averne cura e dove resta solo l'amore dei cari... immondizia e carrozze che con pietà pagata una alla volta le portano via. Tornando a casa non vedevo che corpi nudi, privi di alcuna armonia, nemmeno le linee diverse d'età i colori.. nessuna bellezza o percezione del sesso, nulla e nessun sapere aveva un senso. Carcasse vive e io stesso...solo misure diverse e per ognuna di loro separato e messo da parte un singolo universo per una volta in silenzio... muto. L'amore era muto e Dio era spento dietro a un cielo grigio di pioggia salata... un tuono e il rumore borioso di uomini inutili, uomini che defecano e orinano senza lavarsi le mani... in vestiti grigi con la morte sorridente appiccicatagli addosso fiera di portarli domani all'inferno. Torno all'amore quel poco che ho... la mia bici sotto la pioggia, il mio cuore batte come un campanello surreale in una campagna che vive riparata da una tempesta in un giorno grigio d'inverno. Torno a casa.
Luogo degli scarti
Apro la portiera dell'auto
senza scendere
e in pochi istanti
la sera mi viene addosso.
Spengo la mente
sotto una luce lontana,
un vecchio lampione dimenticato
sopra il monte,
il tempo si riposa.
La mia mente ha un suo respiro,
è malinconia,
è un bilancio sulle dita
della vita mia.
qui in mezzo alla mia mano
è scritto che si muore senza amore,
ed io vivo ancora.
Ciò che ti aspetti è di non dover accettare di rinunciare alla metà della metà di quel giusto che in fondo ti attendi e che costa meno della metà della metà di quanto hai già dato, perché ciò che fa male non è il non ricevere, ma la menzogna che si ripete, e senza pudore, rivelando un grigio nascosto in un finto e stupido arcobaleno
Non c'è nulla di male
in una foglia d'autunno
se cerca un alito di vento per cadere adagio.
Conosceva quella carezza,
quasi una filastrocca ...
piega ripiega, soffia, bagna, riscalda,
solletica e ritorna.
Si divertiva a far cadere le cicale
e a solleticare i grilli
< va via ragno, io coloro il cielo,
tutte insieme a destra, giro girotondo>
e di nuovo,
suoni nuovi con la luna fino al mattino.
È venuta giù stasera, colpa di un vento diverso
aveva dentro il freddo.
L'ha arrotolata fin dal cielo sulla strada, ed
è rimasta sul marciapiede, stretta stretta al muro.
L'ultimo suo sospiro è stato tutto in un..."perché?"... sgomento.
Appena il tempo di sentire <Sono io... l'autunno!>
Quando il cielo è ancora grigio
un uccello lascia il proprio nido
e porta con sé quanto gli basta:
un filo d'amore.
Un uomo si denuda di ogni veste,
di ogni sua certezza,
strappa via dal corpo strati di pelle,
fin quando non sente l'abbraccio del freddo che lenisce e
che non promette nulla per domani.
L'uomo accarezza il proprio corpo,
con lo stesso amore con cui un passero netta e cura le proprie ali,
distrugge ogni foglio su cui la mente possa iniziare a disegnare,
e quando il freddo tocca i sensi
si accorge di non poterlo possedere.
É forse il corpo divenuto assai più fragile di una roccia?
É così che l'uomo comprende
il senso di dover ritornare terra,
cancellare ricordi veri e illusioni e
le certezze di arcobaleni esausti,
staccarsi dalle radici e da ogni pietra
e da tutto ciò che lo ha reso arido e schiavo,
sradicare le porte...
che nemmeno ha costruito.
<Con quali occhi mi guardi?> - queste le parole del vento.
<Qualunque cosa tu veda, mio vento,
sappi che i miei occhi sono chiusi perché rifiutano l'inganno.
Oggi sono ritornato terra, fa pure il tuo lavoro,
porta pure via tutto, ma non toccare l'amore> .
Quando il cielo è ancora grigio
un uomo libero lascia il proprio nido
e porta con sé quanto gli basta...
un filo d'amore.
Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...