Innamorato delle mie colline,
tra le ginestre e i fiori bianchi
e quelli azzurri così rari,
mi addormento tra i loro rumorosi ricordi,
perché tanti nati in primavera.
Raccontano di pietre e di acqua e
del vento che brucia,
della pioggia nel sole e di terre ritrovate,
dell'eternità che rinasce
ed esplode nel deserto bagnato.
Una lumaca getta i suoi umori
su una giovane foglia dal mal destino...
è forse una foglia una somma del tempo?
Ti amo si grida la natura,
e ne gioisce il cielo nei suoi colori
tra le armonie dei sensi e le libertà della vita.
Il mio cuore conosce il mio azzurro,
e nel tempo ne ha misurato il valore,
gioisce senza credere alle sue promesse.
Sussulta tutto ciò che ha vita in me,
al solo suono di parole nate
e raccolte nel profumo dei pini di ogni stagione,
e impregnate della sapienza della quercia e
e dell'innocenza di un istante vero ed eterno...
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Tre parole... sono solo mie e sono d'amore,
pronunciate al toccare del cielo,
quando il senso della vita diviene sublime,
e tutto si arrende,
“tu sei mio”...
in un fiore di ciliegio,
sfuggite all'amore fragile ed eterno di una donna.
E se un domani ella pur le rinnegasse,
petali perduti di un fiore,
così come nati così vivrebbero,
perché in amore ci si dona
e ci si raccoglie con i sensi dell'eterno.

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