La favola del principe Kalim
Autore
il poeta Michele (Constantine) Fernandez
dedicata ai sognatori
I
La favola
Il Re, le Volpi, i saggi e le Gabbie d'oro
C'era una volta un Re molto potente e coraggioso di un Regno bellissimo e ricchissimo. Un giorno, questo Re riunì tutti i saggi dei Cento Regni, ma solo quelli più bravi, uno per ogni regno. E quando questi giunsero, dopo averli fatti rifocillare, li convocò tutti intorno al Grande Tavolo del Consiglio di Guerra. I saggi erano tutti riconoscibili per la loro lunghissima e candida barba, a parte uno che era troppo giovane per possederla di quel colore. Inoltre al dito medio della mano sinistra tutti i saggi mostravano uno splendido anello e su ogni anello non splendeva un diamante ma qualcosa di ben altro immenso valore, si trattava di una goccia cristallina di acqua raccolta alla sorgente Universale del bene dell'Uomo. Ebbene, per quanto i saggi agitassero le mani, le gocce non cadevano e brillavano a tal punto che la luce prodigiosa che vi dimorava segnava nell'aria delle spade luminose che incrociandosi tra loro davano vita a una incredibile battaglia. Poi, in un istante tutto si fermò. Il Re finalmente era innanzi a loro. Mai era successa una cosa del genere, tanti saggi in un luogo solo, nemmeno quando la piccola principessa Cassandra, primogenita del nostro Re, era scomparsa nel Bosco del Teschio. Si raccontò, allora, che fosse stata portata via dai lupi che d'inverno scendevano a valle. Il Re aveva un'espressione molto preoccupata, il suo sguardo era severissimo ed era chiaro che avrebbe posto un quesito difficile. Fu così che in un grande e solenne silenzio il Re si sedette. Portò le mani al capo, sollevò la corona, e l'appoggiò sul lunghissimo tavolo di marmo. Forse fu a causa del silenzio, o forse per il timore che il re infondeva, ma si avvertì un rumore così forte da far pensare che non la corona ma l'intero Regno fosse stato riposto su quel tavolo.
II
Il Re incontra i Saggi
- Saggi dei cento Regni - disse il Re - vi ho convocati tutti perché un grave dilemma ha tolto il sonno alle mie notti, e sento che la mia vita è in pericolo.
- Siamo qui per esservi utili!- esclamò uno dei saggi - Grande sovrano non teneteci in questa condizione di attesa, dunque, cosa vi tormenta?
- Ebbene – riprese il Re – la scorsa domenica mi recai, come mi è solito fare, nel Bosco del Teschio per una battuta di caccia. Ero sul punto di strappare la volpe ai miei cani ringhianti, quando una vecchiaccia, e sono certo che fosse una strega, con una voce stridula e crescente da bambina mi ha dapprima sussurrato e poi gridato :
“ Volpe e Re, volpe e Re, nessuno dei due va per sé. Volpe e Re, guai a te. ” E infine la sua terribile risata, segno di quella stregoneria che ha fatto chinare tutte le cime degli alberi. Ancora adesso i tronchi sono tirati verso nord, come terrorizzati, loro che non son fatti né di carne e né di ossa. Spaventato! Sì, è vero, ero spaventato, voi conoscete il mio valore di guerriero e sapete bene quanto sia difficile che questo avvenga; no, non uccisi la volpe ma diedi ordine alle mie guardie di metterla in gabbia e di portarla nel giardino della Reggia. Disposi che le venisse dato cibo della mia tavola e acqua di fonte sempre fresca. Eppure da quel giorno, sento di stare male, come se la morte mi prendesse un poco alla volta, giorno dopo giorno. Penso a mio figlio, il principe Kalim, che presto tornerà dal suo viaggio oltre i confini dei cento Regni: sarò ancora qui? Sarò ancora qui ? - Gridò più forte il Re - Ecco il motivo per cui vi ho chiamato, ho bisogno di sapere e subito, il significato di quelle parole.
- Comprendiamo, Maestà, la vostra preoccupazione – così disse il primo Saggio, prudentemente – il senso di quelle parole potrebbe essere proprio che la vita della volpe sia un'unica cosa con la vita di Vostra Maestà.
Per cui la volpe andava giustamente salvata.
- Portate qui la volpe - ordinò il Re.
La gabbia era spaziosa e tutta d'oro, le ciotole con abbondante cibo e acqua venivano sostituite ogni ora, affinché conservassero bontà e freschezza.
La volpe, assai nervosa, con scatti furiosi si lanciava contro le sbarre d'oro, poi vinta, rinunciava e si accucciava con la tristezza negli occhi.
- Maestà - disse un saggio con gli occhi neri e grandissimi, intristito dalla disperazione della volpe - sappiate che per quanto voi possiate provvedere ai suoi bisogni è la libertà ciò di cui necessita quest'animale. Deve calpestare la terra e l'erba che scricchiola, vivere gli odori del bosco, i suoni della vita, insomma deve tornare libera.
III
Le paure del Re
- E se poi, qualche cacciatore le spara - sbottò il Re - morirò anch'io?
Il saggio non parlò, e dopo un consulto, chiese al Re più tempo per pensare. Nella sala dei Saggi, dopo cinque giorni trascorsi inutilmente, fu il più giovane a prendere la parola. Questo giovane aveva un piccola barba tutta nera.
- Non si può lasciare il re in quest'attesa, si arrabbierà – disse il giovane saggio – bisognerà dirgli quello che pensiamo e in maniera diretta, visto che non troviamo una forma più congeniale al suo umore. Gli diremo : Maestà, siamo convinti che la volpe vada lasciata libera e non crediamo all'incantesimo della strega.
Così, chiamato il ciambellano e messi al cospetto del Re, i saggi esposero la loro risoluzione. Il Re ascoltò con pazienza, poi :
- Voi affermate - disse il re con voce altissima e solenne - che l'incantesimo non esiste, e sembrate anche sicuri di ciò, ma io non condivido le vostre conclusioni, la vostra sicurezza nasce dal fatto che è in gioco la mia vita e non la vostra. Ebbene vedremo.
IV
La minaccia del Re
Il Re chiamò cento dei suoi arcieri, uno per ogni saggio, quindi fece riportare la gabbia con la volpe e disse :
- Misuriamo le vostre certezze, cari miei Saggi.
Quindi consegnò nelle mani di quello che aveva parlato per tutti, un arco e una freccia.
- Tirala alla volpe - disse il Re - uccidila, ma sappi che se io dovessi dar cenno di malore, le mie guardie hanno l'ordine di uccidere tutti voi.
A quel punto, i saggi persero in compattezza, vennero fuori malumori e dubbi tra di loro, rimediando così una figuraccia, e supplicarono il re di concedere altro tempo per riflettere.
- Vi sia concesso - così disse il Re - ma sappiate che se non trovate una soluzione in linea con la mia convinzione e “certezza” che la mia vita e quella della volpe siano tutt'uno, questo Regno e quelli vicini avranno ogni giorno un saggio in meno.
Un brivido di morte scosse i saggi, che si affrettarono a congedarsi, per poi riunirsi nuovamente nella sala riservata a loro, dove si alzò la voce del saggio più anziano :
- Mi dispiace, cari fratelli saggi, ma non potremo mai dare certezza alle nostre affermazioni. Il mistero è tale in quanto sfugge al “conosciuto”, ed è solo intuitivamente che noi escludiamo che la vita della bestia sia tutt'uno con quella del Re. Ma chi può escludere che questi, nello stato emotivo in cui si trova, vedendo uccidere la volpe, non sia preso da uno di quei mali improvvisi e fulminanti, che nulla hanno a che vedere con un incantesimo, e che comunque farebbe cessare le nostre vite?
- Il dubbio appartiene all'uomo come la paura, esso transita attraverso il cordone ombelicale assieme al nutrimento materno e come la paura non nasce difetto, al contrario, permette la “riflessione” - aggiunse un secondo saggio.
- Tuttavia se dovesse dominare, piuttosto che essere sentinella, se dovesse essere sottovalutato, invece che superato, se movesse solo angosce e pessimismo, allora sarebbe la fine per quell'uomo in cui dimora, - continuò un terzo saggio .
- Tuttavia se dovesse dominare, piuttosto che essere sentinella, se dovesse essere sottovalutato, invece che superato, se movesse solo angosce e pessimismo, allora sarebbe la fine per quell'uomo in cui dimora, - continuò un terzo saggio .
V
L'astuzia del giovane saggio
Fu allora che il più giovane dei saggi intervenne, ed espose un'idea per guadagnare tempo. Il giorno dopo il re attendeva trepidante la risposta dei saggi, tanto è vero che, quando questi giunsero nella grande sala, era già lì e con un arciere pronto.
- Ebbene - iniziò il saggio più giovane stringendo nella mano tre frecce - Maestà purtroppo non siamo riusciti a sciogliere i nostri dubbi.
- Sia pronto l'arciere – gridò irato il Re.
- Tuttavia, - riprese il giovane saggio – non comprendiamo come Vostra Maestà voglia privarsi dell'unica possibilità che ha per risolvere questo dilemma, sia pure con la giusta gradualità.
- Risolvere? - disse il Re - Solo dubbi! Ecco quello di cui siete capaci.
- Maestà - riprese con voce ferma il giovane saggio - in questo vi sbagliate e ve lo dimostreremo.
- E sia – disse il re incuriosito.
Il saggio più anziano allora fece un cenno, e dei servi portarono una nuova gabbia, anch'essa d'oro, e dentro c'erano tre volpi, una femmina e due cuccioli di cui uno maschio.
- Cosa significa tutto questo? – disse il Re con gli occhi spalancati e rosso in viso.
- Sono volpi - disse il giovane Saggio – e precisamente la famiglia di quella che Vostra Maestà catturò nel Bosco del Teschio, e che la vostra volpe cercò di difendere dai cani bramosi di affondare i loro denti nelle loro carni. Maestà, noi abbiamo un dubbio, non siamo certi del fatto che la strega si riferisse alla vostra volpe e non invece a una di queste altre. Per cui prima di continuare nella nostra ricerca di una saggia risposta, abbiamo bisogno di un aiuto che solo Vostra Maestà può darci.
- Chiedete, dunque - disse il Re frastornato ma anche inorgoglito.
- Oh Maestà, basterà un semplice gesto.
Ecco quest'arco - disse il giovane saggio strappandolo all'arciere del Re, - e queste tre frecce, le scagli alle nostre volpi, noi avremo la nostra risposta, osservandola in vita quando le volpi saranno già pronte per essere scuoiate.
- Sono volpi - disse il giovane Saggio – e precisamente la famiglia di quella che Vostra Maestà catturò nel Bosco del Teschio, e che la vostra volpe cercò di difendere dai cani bramosi di affondare i loro denti nelle loro carni. Maestà, noi abbiamo un dubbio, non siamo certi del fatto che la strega si riferisse alla vostra volpe e non invece a una di queste altre. Per cui prima di continuare nella nostra ricerca di una saggia risposta, abbiamo bisogno di un aiuto che solo Vostra Maestà può darci.
- Chiedete, dunque - disse il Re frastornato ma anche inorgoglito.
- Oh Maestà, basterà un semplice gesto.
Ecco quest'arco - disse il giovane saggio strappandolo all'arciere del Re, - e queste tre frecce, le scagli alle nostre volpi, noi avremo la nostra risposta, osservandola in vita quando le volpi saranno già pronte per essere scuoiate.
VI
I nuovi dubbi del Re e il ritorno del principe Kalim
Il Re prese l'arco e fece per puntarlo verso il cucciolo femmina, che lo fissò, profondamente, quindi cambiò, dapprima puntò il cucciolo maschio e poi la volpe adulta, ma non scagliò alcuna freccia. Questa volta fu il Re a sentire un brivido di morte passargli sulla schiena, un dubbio lacerante lo dominava: e se veramente la sua vita fosse legata ad una di quelle altre volpi? Il Re comprese che aveva bisogno dei saggi, graziò il primo e dopo aver preso in consegna le tre volpi concesse ancora un giorno. Quella sera il Re ebbe finalmente, una buona notizia, il principe Kalim era tornato dal suo viaggio. Kalim venne informato dal Gran Ministro di ciò che stava accadendo e volle presentarsi al padre con l'intento di essergli di conforto. Quando il re vide il principe, il cuore gli si riempì di gioia. Kalim era rimasto l'unico figlio, in quanto la sua prima figlia, la bellissima principessa Cassandra, era sparita in quel maledetto Bosco del Teschio. Il Re, adesso, non era per nulla burbero e severo, anzi i suoi occhi tradivano non poco la commozione per l'amore che egli provava per il suo figliolo. Ma come quando un cielo dapprima sereno, improvvisamente addiviene nero di nubi pronte alla tempesta, così la gioia fu spazzata via da quel senso di disperazione per quel terribile anatema lanciato dalla strega. Come avrebbe fatto il giovanissimo Kalim a difendere sé stesso dai nemici, sempre pronti ad approfittare di qualche momento di debolezza? chi lo avrebbe consigliato nelle scelte della giusta sposa? e poi, avrebbe visto il Re il viso dei suoi futuri nipotini? Oh, sì, il Re avrebbe dato non solo parte del suo Regno ma certamente anche la sua vita per Kalim, pur di vederlo felice e al sicuro. Il principe vide il padre così triste che volle raccontargli un fatto che gli era accaduto al suo ritorno, proprio nel Bosco del Teschio.
Il Padre lasciò cadere la sua coppa di vino appena sentì nominare quel luogo.
- Quando giunsi nel bosco - raccontò, Kalim - sentii un gran bisogno di bere, e seguendo il rumore dell'antica fonte mi affrettai a cercarla. Quando vi fui giunto ed ero ormai in ginocchio, una fanciulla priva di voce mi tirò fuori da quelle acque, questo proprio quando il mio corpo già consumava l'immagine di quell'acqua fresca e dissetante e quindi potete immaginare, caro padre, il mio disappunto. La ragazza, però, aveva un volto così dolce e preoccupato, che non potei fare a meno di prestarle attenzione. Aveva tante cose da dire ma a causa di un incantesimo malvagio poteva farlo solo con gesti e senza parole, così non ebbi a comprendere molto se non che era meglio che non avessi bevuto. Certo ero stato salvato da un incantesimo e prima che io andassi via avvenne che la fanciulla strappasse una striscia di stoffa dal suo povero vestito e volle legarmela al polso e io acconsentii.
Il Re ascoltò con molta attenzione il racconto di Kalim, osservò il polso, ma non ne dedusse molto, pensò solo che aveva ancora un motivo in più per sentirsi disperato. Kalim, quella sera volle incontrare i Saggi, sperando che ci fossero buone notizie, ma in realtà tutto era fermo. Come in una partita a scacchi, i Saggi, studiavano le mosse per andare avanti, ma in quanto al dilemma del Re quello era considerato irrisolvibile. Kalim, li congedò e volle esaminare le gabbie con le volpi e quando le vide cosi inquiete e sofferenti fece per avvicinarsi; queste, dapprima si lanciarono come inferocite verso il principe, ma poi fiutarono la striscia di stoffa al polso di Kalim e si placarono. Il principe era stupito, le volpi, adesso erano divenute mansuete, leccavano la sua mano, e sembrava che gli chiedessero aiuto.
Kalim si assicurò che avessero mangiato e cercò in qualche modo di confortarle, con piccole carezze e amorevoli parole appena sussurrate.
VII
L'alba del giorno in cui
accadde ciò che doveva accadere
Le prime luci dell'alba si alzarono sul Regno del nostro Re, quando Kalim decise di essere presente all'incontro con i Saggi. Non era stata una buona notte per il Re e tanto meno per i Saggi, che avevano intanto scelto il vecchio Sahir, come vittima predestinata nel caso il Re l'avesse reclamata. I cento Saggi non erano per nulla uniti, anzi a dire il vero tutti erano contro il Re, tutti pensavano che avesse perso il senno, ma nessuno aveva il coraggio di dirglielo.
-Allora - disse il Re - cosa avete deciso? Qual è la vostra risposta?
- Maestà - disse il giovane saggio - è possibile che tra novantanove giorni queste terre non avranno più saggi, e allora nessuno fermerà più guerre o carestie, e il sapere che viene dalla conoscenza di cento saggi sarà sostituito dall'istinto di un solo uomo che deciderà a seconda del buono o del cattivo che egli avrà dentro in quel momento.
Sarà vile o coraggioso, giusto o malvagio, colto o ignorante, con quello prenderà le sue decisioni. Semplicemente sarete voi stesso, mio Re, a distruggere il sapere che viene dalla storia e tutto quello che vi ha permesso di essere fino ad oggi, quel Re saggio e illuminato e da tutti acclamato. Insomma, seppure voi sopravviverete a tutti noi, nulla sarà come prima. Detto questo, però, occorre che voi comprendiate che a volte ci sono domande, o meglio eventi piccoli o grandi che sono destinati ad accadere, domande per le quali non ci possono essere risposte prima, ma occorre solo attendere quello che è giusto che accada. Sono risposte da subire, Vostra Maestà, perché quello è il loro corso.
Il Re era molto interessato alle parole del giovane Saggio, forse perché non aveva una lunga barba bianca, ma appena un pizzetto nero, o forse perché in qualche modo gli ricordava il principe Kalim.
I saggi non avevano soluzioni a quelle condizioni, la risposta doveva darsela da solo, del resto un Re è pur sempre un Re, pensò tra sé il sovrano. Fu in quel momento che vide Kalim aprire le gabbie e liberare le Volpi, e non fece nulla per fermarlo, rimase sorpreso per come le bestiole giocassero con il principe, e allora egli stesso si avvicinò e pensò a voce alta - È vero, devono essere libere, non possono restare in gabbia, anche se tutte dorate pur sempre gabbie sono.
VIII
La principessa Cassandra
- Cassandra, figlia mia - e si abbracciarono tra le lacrime, con il principe Kalim anch'egli commosso.
- Ma allora era un incantesimo- bisbigliavano i saggi tra loro, e qualcuno chiedeva - alla fine cosa abbiamo deciso? Solo il giovane saggio conosceva la verità: a volte le cose devono accadere ed è possibile solo attendere che accadano. Il Re, Cassandra e Kalim, con il giovane Saggio, si recarono alla fonte nel Bosco del Teschio e insieme a loro le bellissime volpi. Lì trovarono la fanciulla senza voce, e anche per lei qualcosa era cambiato. La sua voce adesso era dolcissima - il suo nome era Destino, principessa e figlia di un Re molto amato in terre lontane. Anche lei aveva subìto l'incantesimo di una maga cattiva, che nulla però aveva potuto quando le cose che dovevano accadere erano accadute. Fu grande festa nel Regno dei cento Saggi; Kalim sposò la principessa Destino e il giovane saggio fu scelto dal Re, almeno cosi pensò il Re, come il giusto sposo della principessa Cassandra. Assieme regnarono ed ancora regnano felici e contenti nella terra dove, pur con cento saggi, non tutte le domande hanno una risposta.
La favola del principe Kalim
è un opera dello scrittore Michele Fernandez
no uso commerciale, no modifiche, sì citazione,
può essere letta pubblicamente
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