A volte quando inizia a farsi sera prendo una mela, la lavo bene e la infilo in tasca. Quindi esco. Io vivo sul confine tra la collina e il paese, quindi posso camminare su quella linea per un po', è scarsamente illuminata ma piena di profumi. Tiro fuori la mela, e inizio a morderla, come facevo da piccolo. Lo so non è bello per un professionista e nemmeno per un poeta questa cosa qui... per strada poi, ma sotto la luna e il riservo della collina si può fare. Il primo morso è corposo , gli altri meno, perché dopo il primo so esattamente quanto mi deve durare ogni morso successivo. Come il padrone che toglie il guinzaglio al proprio fido così io lascio libera la mia mente. Mi corre avanti come una fanciulla, e grida tante cose, io fingo di non sentirla, assaporando l'essenza della sola mela. Dopo un poco abbassa la voce, ed espone delle rivendicazioni... mi fa garbati rimproveri e io continuo a masticare. Lei corre sull'erba, rincorre la luna e cerca i contrasti di luce su nel cielo, poi riprende a recriminare su ogni cosa, libera di poterlo fare, ma dopo la grande curva ricorda che c'è un contratto che la lega a questo corpo mio e ritorna a me proprio quando le luci si accendono, lei mi guarda per un po' e mi fa...: "siamo quasi arrivati mio eroe"


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