La solitudine dei poeti
Quando si legge la poesia, quasi sempre si rallenta il tempo, la voce diviene lamentosa e impostata... oh, che palle! Questo appiattimento, che fa la poesia di tanti... tutta uguale. La colpa è di chi lo ha fatto per prima. Eppure sono convinto che non è per nulla uguale per tutti, insomma le poesie non nascono tutte allo stesso modo... come panna che esce dall'ugello del pasticciere. Alcuni autori richiedono assai forza, impeto, passione, e niente costanza del tempo, sono emozioni diamine! Per la miseria! Immaginate uno che impreca in versi e gli viene attribuito il tono di una supplica o quello di un mendicante... ma dai!!! Immaginate - Se tu mi dimentichi - di Neruda, recitata dalla ultima Merini. Oh, sarebbe un casino. Ma è vero che spesso chi legge la poesia lo fa improntando la voce alla solitudine e siccome non deve essere una solitudine qualsiasi... ritiene quella giusta quella dei poeti.
Ma cos'è la solitudine dei poeti? Non toccateli i poeti, avete presente quelle piccole lampadine a incandescenza ormai in disuso, vi ricordate quando andavate a comprarle? Vi ricordate cosa vi dicevano? Non toccatele con le dita! Oh, benedette parole! Il poeta è colui che durante una festa, con la gioia innamorata intorno a sé, proprio mentre sta regalando e rubando un bacio... si spegne come un raggio a cui viene a mancare il sole. È forse il sole obbediente all'uomo? E se il sole lo divenisse, sarebbe più così prezioso? Quel che voglio dire è che la solitudine dei poeti non ha nulla a che vedere con la solitudine degli uomini. A volte alcuni uomini diventano folli e la loro solitudine assomiglia ma non è quella dei poeti. La solitudine dei poeti è una condizione d'incanto, già proprio così... un incantesimo, il poeta ha una sola paura … non viverla più. Ecco, solo i poeti conoscono la solitudine dei poeti ma di ognuno esiste la propria. Chi legge la mia poesia... lo fa con il proprio tempo, e trova in quello più lento, istintivamente, la chiave di lettura... perché è come andare in una strada che non si conosce, al buio e con poca luce, non conta su che macchina stai, d'istinto rallenti, altrimenti finisci fuori strada e ci muori. Il poeta l'ha creata quella strada, quel ponte sospeso, lo conosce a memoria... ci va ad occhi chiusi e corre a piedi scalzi come un ragazzino che ha solo voglia di farlo, no... non toccate con le dita, la solitudine dei poeti. Chi legge la poesia nella migliore delle ipotesi è il più grande attore, ed è un bravo autista, anche un poeta quando legge agli altri può esserlo, ma se vi capitasse di sentirlo di nascosto, se vi capitasse di amarlo/a, vi accorgereste che lui non scrive, ma vive e pensa in ogni istante della sua vita in poesia, ed è quella la solitudine dei poeti -
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim
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scrittore michele fernandez - 29.09.60 - Caserta Italy

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