martedì 30 gennaio 2018

Quando fiorirai















                         




Quando fiorirai
ringrazia la terra
che trattenne
il tuo seme.
Del sole ricordati
che nessun raggio
sa dove andrà a morire.
Scoprirai che
i petali non sono ali
eppure ti prometto
volerai.
Quando non avrai
più radici
se ancora ci sarà  respiro
se ancora ti batterà il cuore
se avrai orecchie ad ascoltarti
se non sarà solo la tua voce
a far rumore
ringrazialo l'amore
perché nessun fiore è eterno.




PHOTO  M.FERNANDEZ

Simone

Simone è uno che con la testa è un po' tra le nuvole, non è certo un ragazzino, è sbrindellato nel vestire, scapigliato e con barba incolta, in certi giorni regala fiori al cimitero. Li prende dietro al muro, dove gettano a decine le corone. È bello in primavera vedere ogni bimba, fanciulla o signora, andare per i viali tra le foto, tenendo in mano un fiore, una rosa, un tulipano, un garofano, o uno di quei fiori di campo donato a un bimbo nato senza tempo. Simone, raccoglie, dona, in cambio di nulla, se non un sorriso. Lui colora il grigio, così a volte, tra verde, rosso e bianco é quasi festa. Ma stamattina qualcosa gli è accaduto, lo avevo inteso che c'era il grigio, ma appena l'ho visto gli ho sorriso. Simone e i fiori? E lui: chi ne vorrà uno da adesso in poi, dovrà raccoglierselo da solo. Si è messo ad attaccare cartoni, sulla bici, nemmeno sapevo ne avesse una, ci ha poggiato su tutte le sue cose, è incredibile quanto poche cose servono a far casa. È andato via così, lungo il confine e non si è più girato.

lunedì 29 gennaio 2018

Storie intorno al braciere 2

< Incrociate le gambe, mi raccomando, fatevi il segno della croce, così possiamo iniziare a raccontare... quelle, le janare, così non ci sentono. Dovete sapere, che tanti anni fa, uè fammi un poco di spazio cu' 'sto piede. Dicevo... ci stava una signora ad abitare proprio dentro la casa vostra> - < oh Dio, proprio nella nostra?> - <Eh! E questa signora teneva 'na ninna piccenella e ogni tanta la trovava spostata. La cristiana, poverina, non capiva, e pensava che s'impressionava, ma una mattina successe un cosa grossa assai. Tanto proprio, aveva messo la creatura sopra il letto, per farle un po' di latte... figlia mia, quando si girò per farle un sorriso e... quella non ci stava più. Uè si è fatto tardi, ve lo racconto domani il resto> -< no no, vulimme sapè mo! E chi dorme a questo punto...> - <e va bene, incrociate... allora 'sta cristiana, guarda sopra, guarda sotto, dentro le altre stanze... la chiama forte, disperata, e sapete dove la trova? Dentro la stalla cu li capille sciolti come 'na criniera di un cavallo.> - <Signora Maria ma comm'è una janara?> - < oh, figlio mio... è bella come uno serpente, tiene gli occhi verdi verdi, ma se ti vede e si accorge che la stai guardando o se ne fugge o t'accide.> - <signora Maria, ma la cummara Angelina... tiene gli occhi verdi verdi...> - <eh è quella figlia di una janara è. Jamm a ddurmì, mi raccomando la scopa dietro la porta, così se per caso venisse a casa vostra, giusto 'stanotte. quella s'adda mettere a contare filo per filo e farà journo e s'appiccia da sola. 
I racconti del braciere 2 - Lilith 

Storie intorno al braciere 1







































Mia madre aveva 25 anni, non lo aveva un amore, ma ci sperava che venisse. Magari su un cavallo bianco e con un vestito azzurro a portarci via entrambi. La sera doveva passare e non in fretta, perché il giorno non era mai felice. Così ci si riscaldava vicino al braciere di Maria che leggeva le carte. Maria le carte le aveva sempre in mano, quelle napoletane... "jamm signo' spartite.. con la sinistra non sbagliate". Mia madre non ci credeva molto, ma questo non aveva importanza, il tempo doveva scorrere e in fondo era un po' sognare. Le coppe non erano mai buon segno, le lacrime, mia madre aveva talento nel trovarle. Se per combinazione le capitava un cavaliere di danari, c'era sempre una donna di coppe accanto, era destino che nemmeno un sette di danari potesse darle gioia. Maria poi ci metteva di suo, così io stanco di quella cosa così triste... feci sparire gli assi, e il mazzo restò chiuso in un cassetto con donne, cavalieri, lacrime e danaro, e giuro il sette... quello me lo tenni.

sabato 27 gennaio 2018

Eugenio




Giovannina, mi raccontava che qui nella mia stanzetta sotto la finestra c'era un lettino, suo fratello portava addosso la divisa, e i tedeschi rastrellavano le case... gli uomini erano nascosti sopra i tetti, tra la chiesa del seicento e un buco dietro al quadro... il tedesco lo fissava e le donne tremavano... Eugenio, di ritorno dal fronte,  ignaro s'era infilato in casa e steso lì sotto la finestra dove io ho la scrivania... distrutto si era addormentato... con il corpo tutto accrocchiato ( licenza) tra le pezze...il tedesco con il mitra entrò  e... ne uscì da solo e senza sparare al traditore... io so cosa avvenne... era un giorno di sole.... c'è un'ora in cui da ovest questa parte della casa s'illumina per magia... il sole entra e inonda tutto... se metti davanti a te la mano... tu non la vedi.

venerdì 26 gennaio 2018

Quando ci si ama- Napoli via Foria



Camminando per via Foria di notte a Napoli, lasci andare gli occhi e trovi strade larghe  e infinite, bui sconosciuti, inquieti, sono fatte  così le metropoli. Le strade si svuotano all'improvviso e diventano davvero enormi, e tu lo sai che basta infilarti in un locale per sentirti più protetto, ma resisti... vuoi capire. Ti sembra quasi impossibile che in quel freddo d'inverno che non accarezza, due persone stiano per sedersi su una panchina gelida e non vivano le tue stesse sensazioni. Un uomo e una donna, certo sono giovani e forse hanno solo quella panchina e questo tempo. Lui le dice qualcosa che mai capirò, lei gli dice qualcosa che mai capirò. Lei è tutta magra, raccolta nei suoi jeans, il suo giubbotto quasi chiodo, un visetto dolce intrigante, i capelli lunghi che le scendono sulle ginocchia, la pelle è scura  più dell'ombra della notte. Lei gli stringe la mano e io lo so che lo ama, perchè quando si guarda così si ama. Il lampione lontano deve conoscerli bene, perché sembra li voglia riscaldare. E' tutto più stretto e più caldo intorno a loro, non posseggono borse, non hanno nulla, nemmeno un panino ed io credo che abbiano fame, eppure sono li a parlarsi.     Lei gli dice qualcosa che mai capirò e lui le risponde qualcosa che mai capirò. Lui la ama ed  io lo so che la ama... quando si guarda così si ama, e lei lo ama e lui lo sa.  Sono così le metropoli di notte, fa freddo e le strade si svuotano all'improvviso e diventano enormi e tu lo sai che basta infilarti in un locale per sentirti protetto, ma resisti... vuoi capire.   Napoli, via Foria.

giovedì 25 gennaio 2018

l'eterna giovinezza


Quando tu ti acquieti,
non c'è battaglia
e nessun fronte,
tu mi possiedi...
e io posseggo te,
in un tempo senza tempo,
che pure scorre
nelle vene
ma non ci tocca.

venerdì 19 gennaio 2018

Cesare


la vita
così presuntuosa,
sfrontata,
ignara,
a volte terribile,
a volte meravigliosa
con i colori del mare di giorno
e quelli  del fuoco di notte.
Maestri e allievi,
saggi e confusi
e uomini meschini
tutti nel fosso,
a spingersi a gridarsi contro,
anche senza guardarsi,
tutti giudici in una fogna di sentenze.
Trovo tra le mie pene,
quelle di Cesare,
che scelse di essere scrittore,
oh anima pura,
quanto dolore raccogliesti
e quanta dolcezza ne traesti per  donarla.
L'aquila ha letto il tuo diario,
possiede nel verso le tue parole,
e in alto in mezzo al sole
strappa la vita
alla preda
gridando forte
"cos'altro rimane? Che resta da vedere?"

domenica 14 gennaio 2018

Se tu avessi occhi per vedere






I miei petali,
sono corde tese
nelle mani degli Dei e
raccolgono
l'amore prepotente
di un sole
che non sa più creare.

Tu amore mio
neghi il fuoco,
mentre
io sto bruciando.

Io piango
le anse dei tronchi
spiaggiati
alla foce del fiume,
quelli
ancora giovani,
violati
per un violino...
solo un violino.

I miei colori...
il rosso carminio,
il blu degli angeli,
la luce
che feconda la pioggia,
sono la mia febbre.

Se tu sapessi
dei laghi
dove i deserti
annegano i baci...
i baci
oh, dio! quanto
li ho cercati,
voluti,
amati.


Recisi le ali
pur di volare,
fugai
le ombre dimenticate,
quelle vissute,
e quelle di una sola notte,
sofferte,
dannate,
e  ancora io...
a morire
pur di salvare.

Le mie radici...
io sempre io,
quel poco,
quel nulla,
io che tocco il cielo
mentre ogni fiume e ogni mare
goccia per goccia
mi hanno  già attraversato,
annegato,
sbattuto sulla roccia,
fucilato,
giustiziato,
gettato sulla spiaggia
con le ossa di un padre.

Oh, se il buio
avesse  vinto...
non avrei più voce...
amore mio,
e tu
ancora lì
non comprendi
quanto impossibile
ed esigente
è  questo mio amore.

--- Se tu avessi occhi  - m.constantine

giovedì 11 gennaio 2018

la favola del Ragno e la Foglia





Voi pensate che io m'inventi le storie, giuro io le ascolto solamente. C'era una volta una foglia e un ragno, nacquero assieme, nello stesso giorno, in primavera. La foglia gli disse: - benvenuto,  tu per cosa sei nato?-  E il ragno rispose: per volare. La foglia rise tanto, disse: ma tu non hai le ali...! Il ragno sorrise, e le disse: piccola foglia a volte non occorrono le ali  per farlo... - e con un lunghissimo filo si lanciò nella brezza... volando. La foglia lo guardava in quel cielo azzurro e ogni giorno provava a troncarsi dal ramo, per raggiungerlo. Quando questo avvenne, lei cadde a terra con pochissima vita. Il ragno accorse: ehi, piccola foglia, compagna di vita, non morire ti prego,  ti farò un dono, ti farò farfalla. È così fu, le donò un suo filo sottile  e la portò nel cielo.

La favola della pietra e del giovane ulivo





C'era una volta una giovane e umile pietra, figlia di un tufo di una nobile terra. Degli uomini crudeli, razziatori di antichi monumenti la portarono via attaccata a un marmo. Quando essa si stacco, rotolò per il sentiero e pianse. <Non portatemi via... non portatemi via> così gridava. Raggelava la natura il suo pianto, tanta era stata la violenza che aveva subito. Un giovane ulivo... nulla poté, ma la osservava e le sussurrava <su coraggio...> . Pianse molte volte quella pietra, ed era uno strazio quando la ruota del carro del contadino la schiacciava nella terra. Un giorno però, e non si è mai compreso come avvenne, la pietra finì tra le braccia di quell'ulivo. Passarono tanti anni e un mattino un poeta alla ricerca della sua musa, vide la pietra e stolto pensò di liberare l'ulivo. Stese il braccio e cercò di afferrarla con la mano e fu allora che comprese di quel miracolo d'amore che era accaduto, tra un ulivo secolare e una piccola pietra di tufo. Erano completamente fusi. Non era possibile staccarli senza ucciderne uno. La pietra, allora, raccontò la sua storia, e a ogni sua parola l'ulivo fiero... annuiva. Ci sono cose che gli uomini non capiranno mai, ripeteva a se stesso il poeta... andando via.

lunedì 8 gennaio 2018

Farsi male


Quanto  male sa farsi l'amore.
Si mescola al sangue,
corre rapido al cuore,
lo ferma,
e poi lo soccorre...
un attimo prima che muoia.
.

all'attrice Michela Diviccaro 7.1.2016

"Poeta
le mie medaglie
sanguinano
sotto la mia pelle
e quella a me più cara
l'ho spedita fino
al cuore
in un molesto sorso
di finte lacrime di gioia.
L'ho messa di traverso
e ogni volta
che ho bisogno
io ne muoio"
Mi dicesti così... muta, in un sorriso,
e volasti via
in un battito
senza ali

lunedì 1 gennaio 2018

La solitudine dei poeti.

La solitudine dei poeti
Quando si legge la poesia, quasi sempre si rallenta il tempo, la voce diviene lamentosa e impostata... oh, che palle! Questo appiattimento, che fa la poesia di tanti... tutta uguale. La colpa è di chi lo ha fatto per prima. Eppure sono convinto che non è per nulla uguale per tutti, insomma le poesie non nascono tutte allo stesso modo... come panna che esce dall'ugello del pasticciere. Alcuni autori richiedono assai forza, impeto, passione, e niente costanza del tempo, sono emozioni diamine! Per la miseria! Immaginate uno che impreca in versi e gli viene attribuito il tono di una supplica o quello di un mendicante... ma dai!!! Immaginate - Se tu mi dimentichi - di Neruda, recitata dalla ultima Merini. Oh, sarebbe un casino. Ma è vero che spesso chi legge la poesia lo fa improntando la voce alla solitudine e siccome non deve essere una solitudine qualsiasi... ritiene quella giusta quella dei poeti.
Ma cos'è la solitudine dei poeti? Non toccateli i poeti, avete presente quelle piccole lampadine a incandescenza ormai in disuso, vi ricordate quando andavate a comprarle? Vi ricordate cosa vi dicevano? Non toccatele con le dita! Oh, benedette parole! Il poeta è colui che durante una festa, con la gioia innamorata intorno a sé, proprio mentre sta regalando e rubando un bacio... si spegne come un raggio a cui viene a mancare il sole. È forse il sole obbediente all'uomo? E se il sole lo divenisse, sarebbe più così prezioso? Quel che voglio dire è che la solitudine dei poeti non ha nulla a che vedere con la solitudine degli uomini. A volte alcuni uomini diventano folli e la loro solitudine assomiglia ma non è quella  dei poeti. La solitudine dei poeti è una condizione d'incanto, già proprio così... un incantesimo, il poeta ha una sola paura … non viverla più. Ecco, solo i poeti conoscono la solitudine dei poeti ma di ognuno esiste la propria. Chi legge la mia poesia... lo fa  con il proprio tempo, e trova in quello più lento, istintivamente, la chiave di lettura... perché è come andare in una strada che non si conosce, al buio e con poca luce, non conta su che macchina stai, d'istinto rallenti, altrimenti finisci fuori strada e ci muori. Il poeta l'ha creata quella strada, quel ponte sospeso, lo conosce a memoria... ci va ad occhi chiusi e corre a piedi scalzi come un ragazzino che ha solo voglia di farlo, no... non toccate con le dita, la solitudine dei poeti. Chi legge la poesia nella migliore delle ipotesi è il più grande attore, ed è un bravo autista, anche un poeta quando legge agli altri può esserlo, ma se vi capitasse di sentirlo di nascosto, se vi capitasse di amarlo/a,  vi accorgereste che lui non scrive, ma vive e pensa in ogni istante della sua vita in poesia, ed è quella la solitudine dei poeti - 

Disamore

Imparare ad amare è qualcosa di meraviglioso, imparare a non amare è qualcosa di assolutamente doloroso perché ha spesso maestri coscientemente inconsapevoli.

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...