Sui miei fogli tante ferite,
colpa di vecchi scarponi,
sbadati, senza cuore,
senza occhi.
Pieghe sui bordi
e nero di fumo,
impronte di mani
unte di sapere,
spiccioli di superbia
lasciati cadere,
umano malessere
mischiato al fango,
ma anche copiose lacrime...
intime,
sorprese.
Gocce di sangue
per un abbraccio a una rosa,
e poi i sogni...
su petali bianchi di
margherite senza età.
Viole selvatiche,
rametti di menta,
rucola amara,
e ancora i baci
quelli che non si dimenticano
in respiri sospesi.
Scintille di luce
in occhi innamorati,
sguardi amati.
I colori del mare,
quelli del cielo,
semi del tempo che non ritorna...
eppure qui germogliati.
Quanti sogni ritrovo
nelle mie parole,
baciate da stelle assonnate... al mattino
e da quelle silenziose e solitarie... la notte.
Dio che estate ho vissuto...
ho donato tutto,
libero di essere
come un uomo deve
almeno una volta volere.
I miei occhi amano
e senza confini,
io e l'universo,
e non ho freddo
e non ho caldo
e sorrido alla pioggia
che mi bagna il viso.
Mai fui così nudo...
stupido vento...
ancora ci provi?
io non posseggo un corpo
eppure ti ho toccato.


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