È un urlo senza voce,
non può essere raccontato,
è il dolore della vita
foss'anche di un passato mai vissuto o forse
di un futuro che verrà,
ma davvero non può essere raccontato.
È percezione in uno sguardo
che nemmeno sa dire con certezza quando
fu la prima volta, o quando si è destato.
È nel sangue segnato su una tavola di legno
viva come il muscolo del cuore,
dove sono incise le origini di ogni storia umana
eppure se io dovessi dare una forma,
una qualunque concretezza a sì tal dolore,
per cagionare lenimento o per giustizia,
io giuro sceglierei un fiore.


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