Se il giorno fosse solo un clic e lo fosse anche la notte? Se il cambio fosse un solo istante? Se questa nostra vita, e potrebbe accadere, ci si adeguasse? Se il giorno fosse il bianco e la notte il buio? Se non esistesse un solo colore diverso dal bianco e dal nero, e nemmeno una scala di grigi ma solo il bianco della luce di un clic e il buio di un clic? Se l'uomo fosse il negativo di ogni singolo stato? Non cesserebbe la capacità dell'uomo di costruire comodi divani e ambienti infiniti, ma egli dovrebbe poi cercarli con il tatto o distinguerli con i suoni o affidarsi ai profumi. L'uomo avrebbe forma ma non un volto, forse dei profili più ricercati. La bellezza resterebbe nella linea di contrasto, e per spostarsi in sicurezza dovrebbe affidarsi a percezioni e non più ai suoi occhi. La pioggia avrebbe il freddo del bagnato, ma avrebbe la stessa luce del giorno o il buio della notte, eppure l'uomo costruirebbe ripari come oggi. La nascita e la morte. Il clic dell'unico colore del giorno e il clic dell'unico colore della notte. Vi sembra assurdo tutto questo? Un po' folle... ? Pensate a un paradiso artificiale, quel metaverso che si spegne con un clic a fine gettone... non è più folle ? Lo è? Siamo ancora in grado di capire di poter perdere tutti i colori naturali? E' Assurdo, ma non lo temiamo solo perché possediamo da sempre di più e in modo gratuito. Un fiume di poesia ci attraversa, i colori infiniti di un arcobaleno ci permettono di vivere il giorno gradualmente e lo stesso vale per la notte, anche del sonno a volte non perdiamo il tempo ed forte il disagio in strani pomeriggi in cui al risveglio non sappiamo collocarci nel giusto tratto . Vediamo il sole sorgere e il colorarsi del cielo e la luce arrivare gradualmente come del resto accade anche inversamente al tramonto . La nascita- sbocciare come un fiore o come un seme che germoglia e diviene albero e poi i rami, i fiori e le foglie e poi le stagioni, i nostri figli, i nostri anziani, noi stessi. Noi siamo abituati a vederci dentro attraverso gli occhi, amiamo il colore degli occhi e ci fidiamo o diffidiamo degli sguardi altrui, a volte amiamo i volti, i nasi, le fossette, le rughe del tempo, le carezze guidate in quei percorsi. Un miliardo di altre cose compongono il nostro esistere e anche la vita più misera che possa capitare avrà da raccontare ben più della differenza a un tic. Mi chiedo se l'uomo pur avendo così tanto non arrivi per necessità e indifferenza per rinuncia a lasciar ridurre la propria vita addirittura in senso liberatorio, a un clic. So che da sempre ci sono tiranni e uomini malvagi con idee ferme e chiare che fanno cose così alle vite altrui. Io scrivo di poesia d'amore, ma non solo dell'amore che è desiderio dei sensi, ma dell'amore che colora la vita e in tutte le sue forme, e spesso divengo come una pozzanghera fastidiosa, quanto inutile, sulla strada della gente, a volte mi sento la stanchezza addosso, forse perché non sono abbastanza o forse perché non so mentire, e divengo muto perché come tutti gli uomini posso rovinare a terra a causa degli eventi. La poesia è colori, la poesia è tutta la gradualità amica che ci chiede di sciogliere il tempo e centellinarlo, fare resistenza, andare controcorrente. Non è vero che indicare l'arcobaleno rende ciechi, e lo stesso di quando da ragazzi scoprivamo con una certa autonomia il dono del piacere... ciechi lo si diviene per volontà altrui! La poesia è l'ostacolo a quel demone. La circostanza per cui il bene e il male non sono un clic è viva e concreta solo perché l'uomo è in grado di vivere tutte quelle emozioni e colori che chiama vita, e tutto questo grazie alla poesia, che sa moderare, proteggere, a volte vince e a volte purtroppo anche soccombe. Buona domenica e se non vi piace quello che ho scritto sappiate che non ho chiesto il permesso di farlo... siate liberi e coraggiosi allo stesso modo.
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim
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scrittore michele fernandez - 29.09.60 - Caserta Italy

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