Ho smesso di cercare,
ho timore a farlo.
Guarda pure le mie mani,
guarda il mio corpo,
le mie ferite,
sono mie solo mie,
eppure basterebbe un nulla,
è appena un velo,
un velo di ghiaccio.
Il portale è nella luce
è sotto le mie dita...
non sono parole e
non sono particelle di saliva
quelle che ho addosso,
ma veleno marcio sputato dal malessere
dell'erba cattiva,
l'inutile veleno degli innocenti untori,
vacche e porci senza cortili,
menti dismesse e cuori avidi e ammuffiti,
proteggono il nulla,
i confini,
di ciò che è destinato a scomparire.
Pietà mi dico!
Pietà!
Non è forse abbastanza?
Ho dato la vita,
la mia.
L'ho messa lì
accanto alla tua.
Come l'hai vissuta?
Cosa hai conservato?
Cosa ti è rimasto?
Nulla!
E mi chiedi ancora quando...?
Resta dove sei parassita!
Dio voglia che trovi la forza
per allontanarmi,
per non guardare e non voltarmi indietro.
Dio mio spegni il mio cuore,
convincilo a non amare,
si chiuda il mio Tempio,
non voglio morire senza la dignità
di quello che sono...
io sono un essere umano
proteggi il mio amore.

Anche le parole più dure sanno essere poesia se il sentire di chi scrive è alimentato da bontà e generosità; sono di chi sa amare veramente. Sei il mio poeta Michele Constantine.
RispondiEliminaGisella.
grazie Gisella
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