sabato 15 febbraio 2025

San Valentino




È buia  questa mia piccola città stasera, gli alfonsini sfrecciano incauti, tra le poche auto, sull'asfalto bagnato e  mi mette ansia guardarli. Sul mio foglietto c'è il numero ventotto,  attendo sul marciapiede dall'altra parte della strada,  vorrei portare a casa un pizza. Il mio respiro vola in alto ed è fumo bianco, dovrebbe fare freddo ma davvero non lo sento, non avverto nemmeno un brivido, è tutto così strano, silenzioso. Un profumo di caldarroste, senza una ragione, senza un perché, forse nemmeno esiste veramente, arriva non so da dove e mi porta via; fiori di ricordi che tengo a bada,  intanto che  la fila sotto la luce dell'insegna prende corpo, le coppie di ragazzi leggono il foglietto appiccicato sul vetro che propone un tavolo e cose a un prezzo unico scontato solo per oggi. Un barbone mezzo nudo, ha addosso degli stracci indossati come una gonna, sporco, barcollando si ferma a leggere il menù  del cartellone spento e lo fa con un disinteresse così incoerente... sembra un fraticello smarrito di Francesco e se avessi coraggio lo abbraccerei per aiutarlo. Due bambini si azzardano sulla strada nel seguire un cuore rosso volato via,  in fretta lo fermo perché non faccia danni come tutti quei cuori che scappano scegliendo il momento sbagliato. Riprendo a consumare il tempo senza guida, tra un buio e l'altro, intanto la malinconia delle castagne si è fatta nebbia e  io lo so che sono divenuto solitudine agli occhi altrui,  la mia solitudine. Alzo lo sguardo e  vedo l'unicità di ogni presente, da solo o in compagnia,  a parte i bambini che ne hanno in corso la scrittura, tutti posseggono già la loro forma e tutti da qualche parte la propria solitudine. No, non sono una persona sola,  la mia solitudine è quella dei poeti, a prescindere che io lo sia o meno, è nata copiosa in un tempo in cui non doveva, un tempo in cui il giorno durava il tempo di cento giorni,  semplicemente me ne è rimasta  così tanta, non l'ho mai spesa, non l'ho mai consumata.  Se solo importasse veramente, a quegli sguardi, potrei gridarlo : i poeti non sono mai  soli.  Si accompagnano alla propria solitudine perché ne sono innamorati, perché è parte di loro, è il primo e più importante degli amori, ci dialogano, vivono, crescono, e muoiono assieme. Ventotto! Ventotto! Eccomi... sono qui,  rispondo... attraversando. 

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