martedì 25 aprile 2023

quindicimila passi- pezzettino di carta

Quindicimila passi, li ho fatti tutti ieri mattina, su una terra sacra. Un luogo dove la terra è salata e mai asciutta. Ho fatto visita  anche al marchese Cesaro e alla sua mamma, lo facevo già da bambino, da quando  mi accorsi che erano cent'anni che nessuno portava loro un fiore. La loro casa va a pezzi, le mura si aprono e gli uccelli infilano nelle crepe semi di arbusti che non gemmano fiori. Certi destini non puoi cambiarli. I custodi anche da giovani hanno la stessa faccia dei vecchi, il nostro ha tolto la catena,  ha spinto il cancello, poi  si sa sono i vivi che fanno rumore. Le ruote, il loro stridere crescente,  per le spinte ipocrite  lungo i viali del silenzio,  erano così volgari  da sembrare i versi ripetuti di una cornacchia sguaiata nascosta in un cespuglio. Erano anni che non tornavo alla gabbia, dormivano tutti, in questo grande rione dei morti intitolato a un Santo.  Ha un fosso qui  mio padre, e nello stesso fosso è costretto a  ospitare chi nemmeno lo ha amato. Per questo evito di venirci, preferisco raggiungerlo sul mare dove ancora fa il custode. Rispetto alle villette a schiera, il rione è un luogo che oscurerebbe le Vele di Scampia. Ci stanno anime tranquille e quelle meno, a volte giocano a tombola, come a Natale, e danno i numeri, litigano e fanno pace, alcune sono sole e altre coccolate. Sono venuto ad accompagnare un mio giovane parente, un po' come quando da piccolo ti accompagnano a scuola per la prima volta e tu non ci vuoi restare e lui deve. Quattro nuvole curiose si sono fatte un segno, come i complici durante una rapina,  hanno lasciato un palo fuori e fatto scuro il cielo, ci hanno bagnati tutti ma solo per farci freddi.  Chi ha sofferto di più è stata  quella povera acqua che usciva da una  pompa lasciata tra l'asfalto e la terra, è divenuta ghiaccio a fine aprile e nemmeno rifletteva il cielo. Un padre si teneva  con le mani tutto il  corpo,  per non scoppiare.  La disperazione accendeva il fuoco sui margini dell'amore.  Il mio passo stanco mi pesava sulle spalle per quanto io le abbia larghe, ma un prete piccolo saltellava come un giovane merlo e con un cuore stupido, idiota  più grande di lui.  Non gli  riusciva di tenere separato il fumo dalla sostanza, che pure c'era...  il fumo guasta e si confonde con la nebbia che è altra cosa, ma che importa...  il poco bene c'era e in fondo resta. Un bimbo mi ha preso per mano e ha voluto dividere con me il suo pane,  ma un demone malvagio mi ha riconosciuto come suo nemico e mi si è messo intorno tutta la notte. L'ho sentito rovistare tra le mie cose, chissà cosa pensava che  avessi, e ha trovato l'unica  cosa  preziosa che posseggo, un pezzettino di legno, un frammento di una antica croce, che al tocco si è bruciato assieme a lui. In quel posto ci ho trovato il coraggio degli assenti, colpa del demone, lui  l'aveva rubato.


Sogni e sognatori

 Amico mio, tu devi darti una calmata e smetterla di chiamare sogni qualcosa che non lo sono. Sai per ogni sogno occorre che ci sia anche il coraggio, la certezza della verità e questo a prescindere dal realizzarlo per davvero. Se vuoi un gelato chiamalo gelato, se vuoi provare un passo di danza o un gioco alla palestra non chiamarlo sogno ma un esercizio che ti faccia sentir capace di un qualche cosa. Non farti venire occhi lucidi e persi in un cielo azzurro come se ti fosse vitale... che poi lo dismetti come le scarpe, insomma non coinvolgere nessuno che possa credere alla tua storia a tempo... perchè gli faresti male, ed è possibile che tu l'abbia già fatto... i sogni amico mio sono cosa eterna lasciali a chi è pronto a perderci la vita piuttosto che usarli come un'aspirina. 




giovedì 20 aprile 2023

Il cuore di un Poeta









"E' mio questo sangue".

Chissà dove  nasconde le sue ferite il poeta...

sta lì con la fronte contro l'orizzonte,

come la quercia che sfida la tempesta,

ma chi vuoi che sappia del cuore di un poeta?

Hai mai guardato dentro una lacrima sua?

Ci troveresti sempre una musa  e un dolore,

un fiore di tutti e di nessuno,

un fiore di un tempo che corre per suo conto, 

che si apre in mezzo al prato e fa il fiore.

Le auto stanche e le luci che innamorano, 

la pioggia e il sole che fingono di litigare

e fanno l'amore.

Il calare della sera che tutto promette 

e nulla mantiene,

l'amara lettura che impedisce di cercare il cielo

per non ricordare una stella.

Poi l'odore della notte,

il rumore  delle parole scritte, 

ancor  più di quelle dette,

e il vento che le fa rotolare 

fin sotto il respiro di un cane randagio 

che davvero non sa cosa farne.

Ma cosa vuoi che si sappia  del cuore di un poeta,

della malinconia dei sensi, 

del sangue dalla mente che oppone resistenza

affinché la pupilla non ceda...

Mio cuore 

non ascoltare 

le sirene del silenzio,

non ricordare, 

non cercare risposte,

tocca pure il buio,

non aver paura,

corri tutti i miei sogni

cerca nuovi confini,

sentieri di essenze profumate

e mura ancora tiepide di sole,

non temere la libertà, 

non temere il mal d'amore.


lunedì 17 aprile 2023

sette sorrisi 2014

Semi di fragole profumate

respiri baciati al sapore di ciliegia 

fiori di melo serbati sui rami

sette giovani immortali sorrisi 

fuori dal tempo

amati, 

magia di un'altra vita

nelle mie mani,

io li posseggo

mai dimenticati.

venerdì 14 aprile 2023

prigioniero

 Quanto tempo

è passato...

ancora adesso

io vivo prigioniero dell'amore

che dimora nel ricordo

di un sorriso

fuori dal rumore

un fiore nato

sulla sorgente

che si lasciò cogliere

sulle tue labbra affilate.

giovedì 13 aprile 2023

radici tronche








Ci sono persone che stanno tanto tempo e  poi  decidono di andare e portano via tutto, sbattendo porte e portoni, sbuffando e sculettando senza mai voltarsi, e poi  ci sono quelle altre  rimaste un giorno, due giorni,  forse tre o quattro  giorni  e mai di seguito  in tanti anni, vanno via senza che possano opporsi,  ti lasciano dentro le loro radici gentili sia pure  tronche ma  vive,  e tu resti lì a sentirle ancora vibrare e puoi solo  ricordare con le lacrime agli occhi.

mercoledì 12 aprile 2023

Castagni . Il popolo dei castagni

 





Su in collina,  sopra il monte, non lontano da casa mia,  dove oggi c'è ancora quello che rimane di un antico bosco di castagni, viveva la gente semplice di un piccolo villaggio. Possedevano un pozzo tutto loro, un pezzo di terra  e  il sole che li baciava ogni mattina. Per quanto devota al Dio dei cristiani, tra le gioie dell'adolescenza, il tempo incerto dell'età matura e quello perduto nel non accettare di buon grado quello che introduce alla vecchiaia, questa piccola comunità si accorse che nessuno riusciva a guadagnarsi il Paradiso. Così tutti insieme decisero di mandare qualcuno all'albero sacro perché il  più vecchio uomo del villaggio aveva raccontato che, proprio in quel luogo, un giorno aveva  guardato  dentro il Paradiso. La gente di quel villaggio davvero era semplice,  e credeva un po' a tutto, anche a quello che  un uomo, dopo aver bevuto un buon fiasco di vino,  raccontò di aver  toccato.  Scelsero due di loro, il più saggio e il più giovane. Questi giunti alla quercia antica cominciarono a pregare, ognuno come aveva più o meno imparato e ognuno per proprio conto, erano così fastidiosi con le loro nenie in quella pace che davvero un portale gli si aprì e  Dio irato più che mai :

- <che volete, come osate disturbare?>

- <Signore.... siamo qui per rivolgervi una preghiera, noi siamo certi che non saremo mai in paradiso e questo ci addolora, abbiamo poco tempo e quello di una vita non ci basta, finiamo sempre per consumarlo tutto e arrivare impreparati a quell'appuntamento.>

- <Ah ecco! E voi vorreste che io vi concedessi più tempo quindi? Quello è il tempo!>

- <Signore  a noi basterebbe due volte o tre il tempo concesso fino a oggi e siamo certi che poi saremmo tutti in Paradiso.>

- <Ah! Illusi! Ma come osate chiedere? Via! Andate via che siete già pronti per l'Inferno.>

Detto questo, Dio disse a un angelo di richiudere il portale e lo fece lentamente.  Il  Padre tuttavia avvertì  quel ritardo nel farlo,  fu come se  un albero eterno, di quelli che sono in quel Divino, avesse perduto una foglia e  mai questo era accaduto, nessuno ha mai visto una foglia cadere nella terra in quel luogo, non poteva accadere, non può accadere  eppure  era quello il rumore.

- <Che ti succede  figlio?>

- <Oh ! Nulla mio Signore.>

- <non vorrai farmelo chiedere tre volte!?>

- <Signore, ogni tua decisione è sorgente di giustizia, cosa sono io per non essere d'accordo?>

- <Parla>

- <ma nulla Signore, pensavo a quelle persone, e che hanno creduto e  hanno scelto di chiedere aiuto  nel modo più stupido e impossibile e credibile, che io possa ricordare.>

- <Non se ne parla!  Il tempo concesso è in quella forbice, e  come sai  l'Uomo poi fa sempre danni, figurati cosa combinerebbe  se gli concedessi altro tempo.>

- <Certo mio Signore.>

Ma quella foglia caduta, quel nulla di armonia smarrita, gli ricordava  come quando  da Cristo venne toccato nel mantello... insomma qualcosa era accaduto. Così... decise cose.

La gente di quel piccolo villaggio non ebbe mai una tomba che restasse.  Il giorno che qualcuno spirava,  là dove veniva seppellito il corpo,  quello diveniva il seme di un albero destinato a germogliare e  che durava  tondo tondo mille anni di  una vita umana. Così Dio aveva deciso, affinché  rappresentasse la giustizia Divina per chi aveva avuto tenacia nel chiedere aiuto. Chiamarono quell'albero Castagno. Non troverete questa storia nei libri sacri, o in quelle sulla Natura,  ma solo nel foglio di un poeta,  e forse scritta anche male, perché scriveva in fretta, così come la raccolse da una finestra, giù a valle, ricavata  da un vecchio albero di castagno...  quando  lo scheletro, e non certo  l'anima,  di un abitante di quel villaggio,  gli si mostrò per raccontarsi.

Il popolo dei castagni 

lunedì 10 aprile 2023

fa male






Questo silenzio   

non  può contenere  

tutto quello che ho  dentro,

ma tu amore mio

fa rumore, 

fa rumore 

anche per me.

-

este silencio

no puede contener

todo lo que tengo dentro,

pero tu mi amor

has ruido,

has ruido

también para mi.

- Me duele - traduzione in Spagnolo a cura di A.Marquez

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...