Era il giorno di Pasqua ma nei bassi del cortile, il sole era bianco come il ghiaccio, la festa non era arrivata. Anna era uscita presto e i ragazzini erano rimasti soli. Non c'era il vecchio giradischi a far casino con le voci di Nando Astarita o Sergio Bruni, nessun profumo di casatiello o di cipolla messa lì a friggere, nemmeno si giocava. Era una strana domenica. All'ora di pranzo al centro del cortile potevi davvero ascoltare tutti. Ogni papà, alla sua corte, raccontava qualcosa della giornata e le mamme restavano in silenzio per non perdersi nulla, con il cuore in mano, anche se riuscivano sempre a trovare un momento proprio per sgridare qualcuno... e sorridere ai mariti. Il rumore dei piatti e dei bicchieri era calore vero, il giusto suono di una famiglia vera. Bruno, il parcheggiatore abusivo, svuotava le tasche dal malloppo degli spiccioli della giornata sulla tavola già imbandita e nessuno gli diceva... ma sei matto? Tutti pronti a contare e a dividere a gruppetti quelle monete, erano certamente felici di quel poco e a Pasqua poi... la gente era generosa con le lire. Ma i miei amici, i figli di Anna, erano tristi. Se la mia solitudine ( quella dei numeri singoli ) mi lasciava indifferente, lo stesso non era la loro. Di solito c'era la nonna, si sa le nonne aiutano, ma non quella volta. Così li coinvolsi a giocare con le mie biglie! In quel tempo ero magico, riuscivo a sentirle sotto terra, le scavavo e le recuperavo... nei giardini delle case dei militari e ne possedevo di tutti i tipi, in ceramica, in vetro, piccole, grandi, almeno un migliaio o tante mi sembravano. Facemmo sera insieme ed eravamo certamente affamati, il giorno era più lungo in primavera, poi finalmente le nostre madri ragazzine arrivarono, e arrivarono assieme... nonostante fossero andate al mattino ognuna per proprio conto. Ci guardarono con lo stesso sguardo, avevano borse piene e tanta stanchezza in viso, e anche se il giorno ormai volgeva al termine, c'era ancora tanta gioia e tenerezza nei loro occhi da spendere tutta per noi. Decisero di continuare quel che restava di quella Pasqua assieme, e misero sul tavolo le loro borse e le svuotarono di tutto quello che vi era dentro. Piccole porzioni di tutto, in fondo erano solo avanzi benedetti. Piccoli doni delle famiglie a cui avevano servito nel giorno di Pasqua, ma sulla tavola non c'era più spazio, io guardavo ogni cosa, i miei amici, le mamme e poi ci si addormentava in fretta ringraziando Dio per così tanto amore.
da racconti a colazione - michele constantine

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