sabato 16 gennaio 2021

Il giorno di Pasqua





Era il giorno di Pasqua ma nei bassi del cortile, il sole era bianco come il ghiaccio, la festa non era  arrivata. Anna era uscita presto e i ragazzini erano rimasti soli.  Non c'era il vecchio giradischi a far casino con le voci di Nando Astarita o Sergio Bruni, nessun profumo di casatiello o di cipolla messa lì a friggere,  nemmeno si giocava.  Era una strana domenica. All'ora di pranzo al centro del cortile potevi davvero ascoltare tutti. Ogni papà, alla sua corte, raccontava qualcosa della giornata e le mamme restavano  in silenzio per non perdersi nulla, con il cuore in mano, anche se  riuscivano sempre a trovare un momento proprio per sgridare qualcuno... e sorridere ai mariti. Il rumore dei piatti e dei bicchieri era calore vero, il giusto suono di una famiglia vera. Bruno, il parcheggiatore abusivo, svuotava le tasche dal malloppo degli spiccioli della giornata sulla tavola già imbandita e nessuno gli diceva... ma sei matto? Tutti pronti a  contare  e a dividere a gruppetti quelle monete,  erano certamente felici di quel poco e a  Pasqua poi... la gente era generosa con le lire. Ma i miei amici, i figli di Anna, erano tristi. Se la mia solitudine ( quella dei numeri singoli ) mi lasciava indifferente, lo stesso non era la loro. Di solito c'era la nonna, si sa le nonne aiutano, ma non quella volta. Così li  coinvolsi a giocare con le mie biglie! In quel tempo  ero magico, riuscivo a  sentirle sotto terra, le scavavo e le recuperavo... nei giardini delle case dei militari e ne possedevo di tutti i tipi, in ceramica, in vetro, piccole, grandi,  almeno un migliaio o tante mi sembravano. Facemmo sera insieme ed eravamo certamente affamati, il giorno era più lungo in primavera, poi finalmente le nostre madri ragazzine arrivarono, e  arrivarono assieme... nonostante fossero andate al mattino ognuna per proprio conto. Ci guardarono con lo stesso sguardo, avevano borse piene e tanta stanchezza in viso, e anche se il giorno ormai volgeva  al termine, c'era ancora  tanta gioia e tenerezza nei loro occhi  da spendere tutta per noi. Decisero di continuare quel che restava di quella Pasqua assieme, e misero sul tavolo le loro borse e le svuotarono di tutto quello che vi era dentro.  Piccole porzioni di tutto, in fondo erano solo avanzi benedetti. Piccoli doni delle famiglie a cui avevano servito nel giorno di Pasqua, ma sulla tavola non c'era più spazio, io guardavo ogni cosa, i miei amici, le mamme  e poi ci si addormentava  in fretta  ringraziando Dio per così tanto amore. 

da racconti a colazione - michele constantine

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