giovedì 27 dicembre 2018

il Maestro











Vi racconto una storia risale al 67, ve la racconto perché l'avevo dimenticata, ma in questi giorni di Natale ho incontrato, un compagno d'orfanotrofio di quel tempo.
- ma tu sei Michele...  ?
- si
- io lo sai chi sono?
- un Michele pure tu?
- sì... sono Marotta... sono Michele Marotta...
- cavolo, sempre il vocione hai... come stai?
- bene Michè... uè fammi vedere le mani.
- le mani?
- sì sì fammele vedere...
- e che ci devi fare con le mie mani? E va bene ... ti faccio contento... tiè...
- eccole qua,  e so' delle belle mani Michè... ma tu te lo ricordi quante mazzate hai preso? Il maestro P.  l'istitutore, quello ogni mattina ti menava, noi lo sapevamo tutti  che lo faceva apposta, e  tu niente non gli hai mai dato soddisfazione,  mai un grido, mai una lacrima... nemmeno quando girava la riga, quel bastardo.
- e va bene, dai è andata così.
- no no, quello all'inferno deve stare! eh! Quello picchiava te per tenere l'ordine, e poi  tu eri l'unico esterno, secondo lui tu la tenevi una casa tua,  secondo lui eri fortunato...cazz'  ne sapeva isso ?!
- Marotta, ma che importa dai... però sai una cosa? Adesso che me lo hai fatto ricordare, ecco... ora so perché di notte mi fanno male le mani ( sorrido)- Fatti abbracciare e Buon Natale.
....

Da bambino ero chiamato lo scientifico. Perché ero l'unico scugnizzo che studiava con piacere,  alla luce di un mozzicone di candela,  e perché cercavo le risposte a domande difficili e poi perché raccontavo storie. Erano storie per non morire, storie per bambini di genitori distratti dalla vita e di una società che nemmeno sapeva che noi esistevamo.

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