Vorrei entrare
nella mente
di quei viaggiatori
che trovano pace
in coperte umili e miracolose
offerte dalla pietà degli uomini.
Che dormono sugli scalini sporchi
del grigio quasi nero
del cancro di ogni tempo
innanzi ad antiche chiese
già morte alla vita.
Vorrei sentirlo tutto
il loro freddo,
il loro dolore
per conoscere la natura del mio.
Vorrei lasciarmi amare
dal loro sonno di libertà.
Lì muore
il tempo dell'attesa,
e ogni ferita resta aperta
ma senza più paura.
Un uomo santo
nel suo ultimo tratto
seppur amato
non viene risparmiato,
mille mani di giusti
sono tese eppure nessuna mano
è degna.
Ah, se l'uomo sapesse!
E a toccarlo,
a lavarlo a nutrirlo
fino all'ultimo respiro,
sono le mani
di un uomo venuto dal nord,
un uomo in fuga,
che non possiede una casa,
un uomo incerto,
un uomo senza radici,
un uomo con un colore di pelle
non amato,
che nemmeno sa
di quale disegno del destino
è strumento.
Fa freddo questa notte,
voglio sentirlo
il freddo della strada,
il silenzio,
l'aria bagnata che si riposa addosso,
I topi delle fogne,
e la luce che cade in terra
e forma piccole pozzanghere
dove scorre la vanità degli uomini
e la mia.
--- Il freddo - m.constantine


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