Vi racconto una storia risale al 67, ve la racconto perché l'avevo dimenticata, ma in questi giorni di Natale ho incontrato, un compagno d'orfanotrofio di quel tempo.
- ma tu sei Michele... ?
- si
- io lo sai chi sono?
- un Michele pure tu?
- sì... sono Marotta... sono Michele Marotta...
- cavolo, sempre il vocione hai... come stai?
- bene Michè... uè fammi vedere le mani.
- le mani?
- sì sì fammele vedere...
- e che ci devi fare con le mie mani? E va bene ... ti faccio contento... tiè...
- eccole qua, e so' delle belle mani Michè... ma tu te lo ricordi quante mazzate hai preso? Il maestro P. l'istitutore, quello ogni mattina ti menava, noi lo sapevamo tutti che lo faceva apposta, e tu niente non gli hai mai dato soddisfazione, mai un grido, mai una lacrima... nemmeno quando girava la riga, quel bastardo.
- e va bene, dai è andata così.
- no no, quello all'inferno deve stare! eh! Quello picchiava te per tenere l'ordine, e poi tu eri l'unico esterno, secondo lui tu la tenevi una casa tua, secondo lui eri fortunato...cazz' ne sapeva isso ?!
- Marotta, ma che importa dai... però sai una cosa? Adesso che me lo hai fatto ricordare, ecco... ora so perché di notte mi fanno male le mani ( sorrido)- Fatti abbracciare e Buon Natale.
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Da bambino ero chiamato lo scientifico. Perché ero l'unico scugnizzo che studiava con piacere, alla luce di un mozzicone di candela, e perché cercavo le risposte a domande difficili e poi perché raccontavo storie. Erano storie per non morire, storie per bambini di genitori distratti dalla vita e di una società che nemmeno sapeva che noi esistevamo.