venerdì 19 ottobre 2018

Nannina




Giù,  alla fine del paese,  ci abitava Nannina. L'avrò vista solo cento volte,  una vecchietta con il tuppo, sui novanta, con la faccia di una madonna vecchiarella. La sera sul tardi, d'estate, passavo sotto la sua finestrella  e lei era sempre lì affacciata ad aspettare - Buona sera giuvino' – . Mi faceva piacere quel sorriso d'altri tempi  e poi mi faceva sentire giovane, in fondo che  mi costava una risposta - Buona sera signora bella - e quella sorrideva, ed era contenta per quell'istante  senza solitudine. Poi non l'ho vista più,  fin quando non ho letto il suo nome sul manifesto... Anna detta Nannina nata Carozza vedova Cavallo... eh sì!  Era nata con le note di una principessa. L'altro giorno, per caso,  sono stato in quella casa dalla cui finestrella  si affacciava... e sono rimasto senza parole nel vedere tutta quella miseria  dignitosa che c'era dietro quell'affaccio, dietro quella vita umana. Un piccolo mobile tutto segnato dal tempo dell'abbandono riempiva l'intera parete e metà di quel buco, i cassetti erano tutti aperti, pieni di polvere  e di cose inutili, vecchi confetti, rocchetti di cotone sbiadito,  qualche ritaglio di foto, ricordi pieni di crepe...   tanta la polvere e la terra che cadeva dal soffitto, una vecchia sedia di paglia tutta sfilacciata, un raggio di sole finito lì per rimbalzo...  come l'opera del migliore dei  pittori a faccia a faccia con il senso sgomento del vuoto di chi non esiste più. Sotto questa finestra la strada si stringe... una sorta d'accompagno, e quando è sera nel passare di lì io sento le mura stringersi intorno a me,  si fa  tutto più sotto, la luce e pure l'ombra,  come se mi si volesse dire qualcosa e così io con un pizzico di follia..." buona sera signora bella ".




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