
A quelli stanchi della vita
che fanno la pipì
e si pisciano addosso
senza alcuna colpa
a quelli che vedono il corpo
cambiare troppo in fretta
e che si ritrovano gobbi
o curvati a guardare la terra
senza poterla più toccare
a quelli senza voce che hanno
negli occhi la gioventù perduta
e mai vissuta
a quelli schiavi di un letto nelle
mani altrui umiliati e costretti
ad attendere la fine di un tempo
a quelli che lavano la coscienza
del mondo senza poter mai dire no
a quelli che hanno i capelli sporchi
di una vecchiaia nata così
e le briciole di forfora e di pane
su maglie consumate mai comprate
a quelli che vestono vecchi scarponi
con lacci rotti e piedi crocifissi
e a cui la miseria ha tolto l'olfatto
a quelli che hanno il sapere della follia
e derisi vestono di stracci restando nudi
a quelli che si trascinano per avere un tozzo di pane
da bagnare in una pozzanghera sporca perché non hanno denti
a quelli che impastano con le proprie lacrime
la farina di un pane povero
a quelli che attendono
supplicando un Dio che che mai verrà
alle madri a cui scarnano i figli
ai bambini lasciati seccare nella terra
ai muti e ai ciechi nati sani chiamati
ad ascoltare il dolore
e a guardare il male
a quelli morti nel vento, deformati
come radici nella terra e dalle tempeste
spiaggiati alla foce del fiume
come tronchi recisi
la mia poesia.

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