La poesia più bella
avrei potuto scriverla in primavera,
un mattino in cui, cercando la mia scintilla,
mi ritrovai da solo lontano dal carro.
Avrei potuto scriverla
tra le giovani gemme
ritornate alla vita, fiere e innocenti,
con il mondo intorno che profumava
di un tempo risorto, ancora una volta.
Io ricordo il sole, padre e madre,
nutrire il cielo e la terra e me stesso,
e come certe api che impongono ai fiori la vita anzi tempo,
aprire i miei petali uno dopo l'altro.
Io ho visto i miei pensieri
disperdersi in un divino silenzio,
come nuvole bianche
nell'azzurro del cielo nei giorni d'estate.
A esser toccati nell'anima da un amore così grande
si prova la gioia e lo stesso timore di madre
che accoglie per la prima volta nelle sue mani,
e fuori dal ventre, la propria creatura.
Non scriverò
la poesia più bella
perché ci sia sempre
un cuore sincero
un cuore di poeta a bramarla.


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