domenica 10 marzo 2013

Candele.


Spiegavo a dei ragazzi  le regole di un gioco,  ed ecco che arrivano dei miei amici.
Tra questi quello più caro, mi porta un dono e vuole lasciarmelo, e io gli dico <vieni a casa mia, altrimenti riportalo con te>. Così ci si avvia su, per le scale, sul pianerottolo la porta è aperta ed entriamo in casa. Mi guardo intorno, ci sono vecchi mobili forse vuoti, uno accanto all’altro, male assortiti,  le pareti scure hanno le macchie  del tempo, e poi tanto spazio libero. Una casa strana, non era ricca e c’era tristezza, essenzialità, non posso dire povera ma il valore delle cose era una percezione mancante.  Una casa che non era la mia. Insomma avevo sbagliato piano. Richiamo tutti sperando che la vicina,  una donna sconosciuta, non se ne avvedesse. Dico a chi ero con me: < ehi! Questa casa  non è la mia … è troppo mal ridotta>  sorridendo stupidamente.  Siamo quindi risaliti, <ecco questa è la mia casa> ma nessuno dei miei amici è entrato. Rivolto a mia moglie le ho detto < prendi! è un  dono, ma  devo adesso devo fare una cosa e anche presto>. Quindi sono sceso dalla vicina, ho ripercorso quelle stanze un po' buie e nell’ultima, vicino ad un camino, c'era un uomo disabile seduto su una sedia, tuttavia poderoso, con capelli scuri e un volto molto luminoso, mi ha guardato, c'erano anche due donne di certo stanche ma anche emanavano fierezza,  prese in un lavoro che la mia presenza per educazione avevano sospeso. Fabbricavano  ceri! Sì! Quelli che si accendono nei cimiteri... o  nelle chiesw, quelli tutti bianchi, semplici, e per nulla profumati. Guardo queste persone, e il volto di una donna in cui riconosco la padrona di casa.  Le dico : <sono qui perché ci sono già stato, ed è per chiedere scusa, ho detto cose sbagliate>. La donna mi ha sorriso, e l’uomo sulla sedia,  serio, ha detto <che … erano dovute>. Ora andava meglio, e  mi sono svegliato… sono rimasto a letto a riflettere sul fatto che  erano lumini e candele, quelle grosse di cera, e loro li fabbricavano in silenzio in quell' ultima stanza di una casa con la porta aperta, una casa  essenziale  e  parzialmente vuota, vicino ad un camino luminoso e caldo.  Ecco! Io sono cresciuto così… facendo i conti anche  con i miei sogni. (Constantine)

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