Gennarino - I racconti di michele constantine
Mio padre era volato in cielo da circa sei anni e mia madre viveva i suoi ventisei e io i miei sei. Il mondo fuori si preparava al sessantotto che era appena dietro l'angolo. Mia madre aveva trovato lavoro presso una famiglia di quelle vere, numerosa e assai gioiosa. I genitori erano a metà cammino, e i figli maschi e femmine si preparavano ad affrontare la vita nel modo migliore. Erano begli anni , non lo dico perché ero bambino, anche perché non erano i miei anni migliori, fuori c'era grande fiducia nel futuro e tanta agitazione, c'era spazio per tutti, bastava muoversi. Mia madre si occupava dei servizi di casa ed io piccolo piccolo ero un ometto. Quella famiglia donerà alla società un Generale di aviazione, un medico chirurgo davvero bravo, un'insegnante, un cardiologo di fama e poi infine c'era Gennarino. Gennarino era un attimo dietro agli altri, ma era amatissimo, era come si diceva allora “ ritardato”. Era una testa dura che perdeva sempre, parlava in modo strano ma sapeva farsi capire, era... il ragazzone di un uomo mancato. Gennarino era consapevole della sua diversità, e quando ragionava troppo smetteva subito per non starci male, così viveva la sua vita in moderata libertà. Nessuno gli avrebbe chiesto di crescere o di prendersi delle responsabilità, era amato. Quanti anni avesse io non lo so, credo non troppi più di mia madre. Mia madre gli voleva bene come ai suoi fratelli e alle sorelle, e in più c'era un dovuto rispetto. Un giorno Gennarino si presentò nel mio basso, e mia madre restò spiazzata quando vide questo bambino cresciutello innanzi alla porta e così gli disse “ Gennarino voi non potete stare qui, ora vi preparo un caffè con un po' di latte, e poi tornate a casa vostra”. Gennarino si guardò intorno, e davvero bastava un solo sguardo visto le dimensioni della mia casa, e disse: “mi piace qui, voglio stare qui!”
Allora mia madre come si fa con i bambini quando si vuole far cambiare loro idea, iniziò a elencargli una serie di problemi: “Gennarino e dove vi mettete, qui a malapena c'è spazio per noi, qui il bagno è un buco ed è fuori e manco solo nostro, e l'acqua la prendiamo al lavatoio nel cortile ed è fredda d'inverno. Gennarino tornate alla bella casa vostra dove tutto è più bello.” - Gennarino: “ No, no! A me mi piace qua!”. Ebbe tanta pazienza mia madre e con tutte le attenzioni del mondo riuscì a rimandare a casa Gennarino. Quando andò via le parole di mia madre furono : "speriamo che gli passi questa cosa, quello è buono buono, non tiene malizia, e vuole sentirsi normale come dice la testa sua”. Il giorno dopo mia madre informò la signora madre dell'accaduto che si scusò facendo una partaccia a Gennarino, ma mia madre la rassicurò dicendole che non era successo nulla di grave e che conosceva bene quell'amore di sorella che aiutava a risolvere e a comprendere cose così ma che tuttavia era meglio tenerle a vista. Ogni tanto di domenica Gennarino passava ad augurare una bella giornata ed io mi guardavo intorno pensando a quanto fosse più bella la mia piccola casa. Alcuni anni dopo venne una proposta economica e legale per mia madre, occuparsi di lui, insomma Gennarino voleva una sua famiglia con tutti i limiti del caso, e mia madre con amore trovò le parole giuste per dire no, mostrando quanto forte fosse la guida che aveva da sempre dentro al cuore. Quando Gennarino volò via, prematuramente, mia madre me lo disse con la stessa tenerezza delle parole che aveva un tempo già pronunciate : " Lo sai ho saputo... Gennarino, era buono buono, non teneva malizia, vieni Miché ti preparo qualcosa.”
Auguri Gennarì!

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