Ho rimosso il tempo
dai tuoi occhi
niente linee
niente somme
quel che tocco
io sento,
innamorandomi
un infinito tondo
un mare con il sole dentro.
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim

Ho rimosso il tempo
dai tuoi occhi
niente linee
niente somme
quel che tocco
io sento,
innamorandomi
un infinito tondo
un mare con il sole dentro.
I poeti amano le muse e hanno imparato a compiere una magia, scelgono una donna da cui si terranno lontano, una donna speciale, ne ridisegnano l'aura... ogni linea diviene bellezza e ogni gesto principio d'arte, ogni parola di lei avrà i colori dell'arcobaleno e i poeti fermeranno il mondo per obbligarlo agli occhi di lei... ogni battito del suo cuore diverrà suono prezioso all'universo... meraviglia sono le muse ma quel che non sanno di questa grande magia è che non sono eterne agli occhi degli altri
Nel cortile del Palazzo custodito da mia nonna c'era una signora anziana, che tutti chiamavano la madre del generale. Dovete sapere che negli anni sessanta le storie delle madri dei generali erano leggenda da libro cuore, e intorno al braciere ogni tanto accanto a quelle delle Ianare e dei lupi mannari c'erano anche queste storie d'amore.... che poi finivano sempre allo stesso modo; La madre andava in caserma con il suo grembiule da lavoro e siccome era troppo sempliciotta le guardie non la facevano passare, ma poi lei diceva: chiamate il vostro generale e ditegli che c'è Maria sua madre- eh sì! Il cuore si riempiva come quando nel finale delle sceriffate del lunedì John Wayne, sul primo canale della RAI, baciava la sua donna sfumando. Nel periodo estivo, per necessità, mia madre mi parcheggiava da mia nonna... io ricordo a casa di mia nonna gli uccelli imbalsamati e una stampa su tela dei fratelli Alinari raffigurante l'Angelus di Millet... che riuscii a salvare e a regalare a mia madre quarant'anni dopo, le partite ad asso piglia tutto, il comò con tutti i morti, e le passeggiate ai campetti, tutto durato troppo poco. Dicevo, nel cortile c'era quella signora anziana che vedendomi solo sotto il sole mi chiamava e mi raccontava delle bellissime storie... così mi parlò di un principe... ed io ad ascoltare... intanto mi sistemava la camicetta dentro i pantaloni, mi controllava le unghie, e se stavo scapigliato mi metteva a posto i capelli, decise d'insegnarmi a camminare non è che io non sapessi farlo... ma come camminano i nobili... così diceva. “ Mai curve Michelino... dritte le spalle che le hai perfette... su con la testa... sguardo dritto... mai le mani in saccoccia... il passo deve essere deciso e continuo... misurato-- e cammina” - così si passava il tempo e in effetti miglioravo in postura. La verità è che poi mi premiava con giornalini e caramelle della Rossana... quelle con la carta rossa... ma in quel cortile facevo chilometri. Un giorno mi trovò un poco stanco e feci capire in modo incisivo che non avevo voglia di imparare a fare il principe... e lei se la prese un poco... - “ ma come non vuoi essere un principe? , ed io le risposi... “ no, non voglio imparare a fare il principe... voglio fare il generale!” . E lei : “Insomma, vuoi lasciarmi pure tu.... “ - ed io : no, ma ho dei soldatini....
Quel giorno di fine luglio ero diretto ad Assisi e con gli unici soldi contanti in tasca... i miei jeans, la maglietta quasi rosa, la mia vettura, non erano un buon bigliettino da visita ma questo non potevo saperlo preso da quell'amore che anima la mente di chi si reca ad Assisi per la prima volta. Supero le porte della città del poverello e chiedo al direttore dell'Albergo a tante stelle di una camera... lui fa una pausa mi scruta a raggi x compreso nelle mutande... si sofferma sulle scarpe e quindi mi dice no. Gli dico che posso pagare anche anticipatamente ma niente lui si è formata una sua idea e io non so come fare... il fatto è che sembrava che si fossero passati la voce per cui il no veniva altrove ancor prima che aprissi bocca. Ritorno fuori le mura e chiedo a una persona anziana raccontandole la cosa e questa m'indirizza lì vicino a una sorta di tavernetta in un cortile di campagna. Era sera ormai e fui accolto con amore... ma con un discorso diretto... la camera è grande ha un letto e un lavandino... il bagno è nel corridoio ed è solo vostro. Entrai nella camera, aveva un pavimento antico sale e pepe... un mobilio essenziale un vecchio letto matrimoniale, due finestre in linea alle spalle di quello... il lavabo accanto al letto in marmo e un vecchio rubinetto e l'atmosfera assai buia per una vecchia lampadina la cui luce flebile oscillava come quella di una candela. Era tutto così misero... fin quando non aprii le finestre e tutte le stelle di assisi vennero dentro. Una meraviglia in cui mi addormentai come un sasso... al mattino la stanza si ricompose nella sua umiltà e nei quadretti appesi apparvero le foto ricordo di un Arcivescovo che amava dimorare in quella stanza e in quel letto... la sua Chiesa era quella di Gracovia ed era il mio Papa da tredici anni. Ho fatto colazione , pranzato , cenato per quei quattro giorni e proprio lì ho dormito, in quel lettone e ho contato milioni di stelle da quelle finestre... e quando andai per pagare i proprietari mi accolsero con un sorriso e un abbraccio rifiutando tutto il mio danaro. Questo mi accadde nella casa del Santo.
Il letto di Wojtyla - I racconti di Constantine.
Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...