giovedì 28 luglio 2022

innamorandomi





Ho rimosso il tempo

dai tuoi occhi

niente linee

niente somme

quel che tocco

io sento,

innamorandomi

un infinito tondo

un mare con il sole dentro.

venerdì 22 luglio 2022

muse

I poeti amano le muse e hanno imparato a compiere una magia, scelgono una donna da cui si terranno lontano, una donna speciale, ne ridisegnano l'aura... ogni linea diviene bellezza e ogni gesto principio d'arte, ogni parola di lei  avrà  i colori dell'arcobaleno e i poeti fermeranno il mondo  per  obbligarlo agli occhi di lei... ogni battito del suo cuore diverrà  suono prezioso all'universo... meraviglia sono le muse ma  quel che non sanno di questa grande magia è che non sono eterne agli occhi degli altri

l'amore in Autunno

Getta tutto all'aria,

e lascia il senso del vuoto

di un mondo mancato. 

Dannato Amore


È dannato l'amore.

E' vigliacco l'amore

È ribelle, 

non obbedisce nemmeno al cuore.

giovedì 21 luglio 2022

I racconti di constantine - sei ... sette anni, tre e mezzo per gamba - la madre del generale






Nel cortile del Palazzo custodito da mia nonna c'era una signora anziana, che tutti chiamavano la madre del generale. Dovete sapere che negli anni sessanta le storie delle madri dei generali erano leggenda da libro cuore,  e intorno al braciere ogni tanto accanto a quelle delle Ianare e dei lupi mannari c'erano anche queste storie d'amore.... che poi finivano sempre allo stesso modo; La madre andava in caserma con il suo grembiule da lavoro e siccome era troppo sempliciotta le guardie non la facevano passare,  ma poi lei diceva: chiamate il vostro generale e ditegli che c'è Maria sua madre-  eh sì! Il cuore si riempiva come quando nel finale delle sceriffate del lunedì John Wayne, sul primo canale della RAI,  baciava la sua donna sfumando. Nel periodo estivo, per necessità, mia madre mi parcheggiava da mia nonna... io ricordo a casa di mia nonna  gli uccelli imbalsamati e una stampa su tela dei fratelli  Alinari raffigurante l'Angelus di Millet... che riuscii a salvare e a regalare a mia madre quarant'anni dopo, le partite ad asso piglia tutto, il comò con tutti i morti,  e le passeggiate ai campetti, tutto durato troppo poco.   Dicevo,  nel cortile c'era quella signora anziana che vedendomi solo sotto il sole mi chiamava e mi raccontava delle bellissime  storie... così mi parlò di un principe... ed io ad ascoltare... intanto mi sistemava la camicetta dentro i pantaloni, mi controllava le unghie, e se stavo scapigliato mi metteva a posto i capelli,  decise d'insegnarmi a camminare non è che io non sapessi farlo... ma come camminano i nobili... così diceva.  “ Mai curve Michelino... dritte le spalle che le hai perfette... su con la testa... sguardo dritto... mai le mani in saccoccia... il passo deve essere deciso e continuo... misurato-- e cammina” - così si passava il tempo e in effetti miglioravo in postura. La verità è che poi mi premiava con giornalini e caramelle della Rossana... quelle con la carta rossa...  ma in quel cortile facevo chilometri.  Un giorno mi trovò un poco stanco e feci capire in modo incisivo che non avevo voglia di imparare a fare il principe...  e lei se la prese un poco...  - “ ma come non vuoi essere un principe? , ed io le risposi... “ no, non voglio imparare a fare il principe... voglio fare il generale!” .  E lei : “Insomma, vuoi lasciarmi pure tu.... “ - ed io : no,  ma ho dei soldatini....


mercoledì 20 luglio 2022

Il letto di Wojtyla - I racconti di Constantine.

 










Quel giorno di fine luglio ero diretto ad Assisi e con gli unici soldi contanti in tasca...   i miei jeans, la maglietta quasi rosa, la mia vettura,  non erano un buon bigliettino da visita ma questo non potevo saperlo preso da quell'amore che anima la mente di chi si reca ad Assisi per la prima volta.  Supero le porte della città del poverello e chiedo al direttore dell'Albergo a tante stelle di una camera... lui fa una pausa mi scruta  a raggi x compreso nelle mutande... si sofferma sulle scarpe e quindi mi dice no. Gli dico che posso pagare anche anticipatamente ma niente lui si è formata una sua idea e io non so come fare...  il fatto è che sembrava che si fossero passati la voce per cui il no veniva altrove ancor prima che aprissi bocca. Ritorno fuori le mura e chiedo a una persona anziana raccontandole la cosa e questa m'indirizza lì vicino a una sorta di tavernetta in un cortile di campagna. Era sera ormai e fui accolto con amore... ma con un discorso diretto... la camera è grande ha un letto e un lavandino... il bagno è nel corridoio ed è solo vostro.  Entrai nella camera, aveva un pavimento antico sale e pepe... un mobilio essenziale un vecchio letto matrimoniale,  due finestre in linea alle spalle di quello... il lavabo accanto al letto in marmo e un vecchio rubinetto e l'atmosfera assai buia per una vecchia lampadina la cui luce flebile  oscillava come  quella di una candela.  Era tutto così misero... fin quando non aprii le finestre e tutte le stelle di assisi vennero dentro.  Una meraviglia in cui mi addormentai come un sasso... al mattino la stanza si ricompose nella sua umiltà e nei quadretti appesi apparvero le foto ricordo di un Arcivescovo che amava dimorare in quella stanza e in quel letto...  la sua Chiesa era quella di Gracovia  ed era il mio Papa da tredici anni.  Ho fatto colazione , pranzato , cenato per quei quattro giorni  e proprio lì ho dormito, in quel lettone e ho contato milioni di stelle da quelle finestre... e quando andai per pagare i proprietari mi accolsero con un sorriso e un abbraccio rifiutando tutto il mio danaro.   Questo mi accadde nella casa del Santo.

Il letto di Wojtyla - I racconti di Constantine.



martedì 5 luglio 2022

Io e un canarino . la tenerezza - I racconti di constantine

 





In età matura c'è una tendenza  tenera  a raccontare storie che iniziano con  "quando ero bambino".  Questa storia ha avuto inizio che frequentavo le elementari, era il periodo in cui non avevo ancora il coraggio di essere uno scugnizzo. Vivevo il mio tempo in un  piccolo basso e attendevo mia madre che lavorava dodici ore al giorno, la vedevo al mattino quando era il tempo della prima corsa, quella della bacinella con l'acqua fredda e la colazione con l'orzo e il pane raffermo, quindi  la seconda corsa verso l' Istituto e infine la sera quando il tempo era stanco e costringeva al sonno, ma non quelli come me. Io ci mettevo tempo e mi chiedevo come fosse possibile sprecare quelle  bellissime notti solo per dormire. La solitudine  era come la pelle, non ero in grado di capire che era  eliminabile. Ero nato solo, e riempivo le mie giornate con le meraviglie della fantasia propria dei bambini, ma non ero diverso da un bambino cieco, o da uno zoppo, o da uno muto, insomma era la  solitudine a  caratterizzare la mia personcina.  Non so chi glielo diede, ma una sera mia madre tornò a casa con un canarino, era  malaticcio, aveva poco piume sul corpo e mostrava nudità visivamente disarmoniche.  Ma si riprese, e  quando  svolazzava pazzerello mi metteva allegria, così lo chiamai pagliaccio.  Divenne il mio amico più reale che avessi. Quando era bel tempo, lo tiravo fuori dalla prigione del basso e lo appendevo con la gabbietta a un chiodo sul muro perimetrale del cortile comune, e il sole in quel punto scendeva abbastanza per farlo felice. Riprese a cantare come un giovincello e il rapporto tra me e lui divenne assolutamente miracoloso. Era tutta la mia gioia, era sempre nei miei pensieri e aveva tanto tempo solo per me. Lo tiravo fuori dalla gabbietta e mi restava intorno o addosso e se invece era dentro il solo vedermi arrivare già  da lontano lo riempiva di gioia e come un pagliaccio faceva moine di ogni tipo.  Un giorno, finalmente riuscii a prendere un dieci a scuola. Prendere un dieci da noi era qualcosa di straordinario, come poteva essere la congiunzione di dieci pianeti.  In Istituto i genitori non contavano nulla, e i maestri erano quelli con la riga di legno. Erano Istitutori ancor prima che maestri.  Nemmeno ricordo il motivo, ma quel giorno portai a casa un bel dieci e non vedevo l'ora di festeggiarlo, e  non so bene se con mia madre per prima, oppure con pagliaccio. Entrai dal  portone con il mio grembiulino nero e la cartella a tracollo, corsi al muretto e Pagliaccio era giù steso, stecchito,  senza più vita nel  vuoto silenzioso dell'assenza. Fu pagliaccio il mio primo amore e anche il mio primo grande vissuto dolore.  Il senso della morte, prima non era tra le mie conoscenze.  Non avremmo giocato più assieme, e non avrei affondato più il mio cuore nella tenerezza di quel dono... appartenerci.  Un canarino giallo, lo so era solo un canarino. Non lo seppellimmo, anche quella carezza era sconosciuta alla mia vita,  finì nel secchio dell'immondizia, come tutte le cose rotte,  quelle consumate,  gettate via. Amavo gli animali, avevo paura dei cani perché quelli che venivano a trovarmi erano randagi e troppo grandi, e i gatti a quel tempo erano i padroni della strada. Da piccoli i gatti si lasciavano accarezzare e giocavano con te, ma appena cresciuti scappavano liberi per azzuffarsi, per fare l'amore e poi sopravvivere. Mi restava qualche topolino, e li ho avuti anche quelli come amici. Ma nessuno più come Pagliaccio. Con lui morì una parte di me, una parte troppo vulnerabile, che non avrei concesso più a nessuno allo stesso modo . A ogni motivazione di gioia premettevo una nota nel mio cuore, nella mia anima, la consapevolezza della possibilità di perderla. Ho dovuto imparare ad amare cento volte più di chiunque altro, affinché quella nota non mi togliesse la gioia della vita. Aladino, Jasmine e tanti altri prima di loro... amo gli animali, e so che loro lo avvertono, li amo come se io fossi un vento amorevole che dà e anche prende , tuttavia quella ferita aperta, quella freddezza non del cuore ma comportamentale, per non morire troppe volte, è rimasta. Ho imparato a togliere con dolore e coraggio  le loro carcasse dalla strada, anche quando non erano miei, quando al mattino andando al lavoro percorrevo la strada dei grandi tir e  a seppellirli con una preghiera, ho imparato a leggere nella loro mente  e a navigare  i loro pensieri.  I cuccioli non sono diversi dai  bambini si affidano completamente,  anche quando sono ribelli  invecchiando non sono per nulla diversi dagli uomini. Quanto è preziosa e fragile  la vita in ogni creatura. Non ho imparato   a fermare il dolore, ma  a disciplinarlo, a prenderlo a schiaffi, visto che lui arriva senza  aver cura di chiedere  permesso,  fa come la Luna, come   il sole. In fondo il muscolo del cuore un po' si prepara a questa cosa con la morte non morte, tra un battito e l'altro  che pure morte in fondo è, e se non lo fosse allora è certamente solitudine che ritorna.

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...