Quando la poesia va via
muore il silenzio,
resta il rumore di sempre,
il chiacchiericcio delle comari,
l'acufene della vita, lo sfiato dei corpi,
lo sciabordio della folla
e il vuoto invisibile di un'ombra generosa
nel deserto dell'Uomo.
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim

Quando la poesia va via
muore il silenzio,
resta il rumore di sempre,
il chiacchiericcio delle comari,
l'acufene della vita, lo sfiato dei corpi,
lo sciabordio della folla
e il vuoto invisibile di un'ombra generosa
nel deserto dell'Uomo.

A volte arriva il vento
ed è molto freddo,
e tu dici è il vento.
Poi a volte arriva il bagnato
e ti s'inzuppa l'anima
e tu dici sarà la pioggia.
A volte un rumore squarcia il cielo
e tu dici è il tuono.
A volte il cielo si fa buio
e tu dici si è fatto scuro.
A volte ci sono dei lampi nel cielo
e tu li chiami bagliori.
Ognuna di queste cose
prende e dà qualcosa,
poi arriva la tempesta
e tutti scappano spaventati
e tu invece no,
resti lì a vedere se c'è qualcosa in più
di quello che hai già vissuto.
- Dotto', poi le mutande tutto a posto?
- Si... France' tutto a posto, amico mio.
Prendo spunto da un rimprovero più volte ricevuto, il fatto di scrivere delle cose della vita come se fosse un romanzo... e usare il web e un social per raccontare senza disagio ciò che al di fuori di questa circostanza magica una persona normale non farebbe mai. Ma ve l'immaginate uno che v'incontra in macelleria e vi saluta così : < Dotto', poi le mutande tutto a posto?>, disagio! E la moglie del macellaio che i fatti suoi non se li fa, ti domanda... <scusate... ma quello non fa l'infermiere? Che fa? Adesso vende l'intimo?>. La storia è un poco lunga e di diversi anni fa, una cosa inconfessabile a quel tempo per me. Finii in ospedale e sotto shock, ed io riservato e schivo come ero mi ritrovai in un incubo al mattino. Insomma quando il mio corpo smise di tremare manco c'avessi la corrente addosso, accadde che al mattino mi ritrovai bagnato. Dio mio che vergogna, non volevo che nessuno se ne accorgesse e dovevo davvero avere il terrore negli occhi, che poi si sa in ospedale non è che stai lì da solo in una cameretta singola. Così mentre l'inserviente faceva le sue pulizie quotidiane e i lamenti nel reparto andavano sommandosi ai rumori del nuovo angosciante giorno io stavo con gli occhi sbarrati a chiedermi come avrei fatto. Ed ecco che ti arriva questo tipo... di mezza età, ti guarda, ti scruta da lontano e capisce tutto. <E allora dotto' che vulimme fa? Te vuo' fa da' 'na mano?>. Io zitto, e mo che vuole questo?... che vergogna... che situazione... ma il fatto era che non stavo per nulla bene... anche se lo shock era passato. < Dotto', guardate che adesso è fesseria, e quello che viene “appriesso” che po' essere assai peggio... sentite a me faciteve aiutà... io so' Francesco e faccio l'infermiere da tanti anni... vuie site do paese... o “face” con tutto o core> . Ecco, una cosa peggiore non avrebbe potuto dire... mi conosceva pure. Ricordo le parole del Papa polacco che dovendo subire una colonscopia con immensa sincerità mostrò mettendolo in parole quanto doloroso e imbarazzante sia rinunciare sia pure per necessità a quella protezione in dignità che quotidianamente costruiamo intorno all'intimità del nostro corpo. Ebbene io fui molto risoluto, dissi... <France' mi fareste un favore? Mi andreste a comprare un paio di mutande?>, - <Ah! - rispose lui- è giusto... giusto... faccio un corsa proprio qua sotto e torno>. Intanto che si era allontanato, io studiavo una strategia... che aveva solo una soluzione perfetta... scomparire, ma quella non era praticabile. Alla fine guadagnai il bagno e convinto di esserlo divenuto invisibile al ritorno mi sedetti accanto al letto e attesi, ora bisognava fare scomparire il letto. Francesco arriva e : < bravo dotto' al resto mo penso io, ecco qua...> e mi mette addosso una busta da cui tirai fuori una piccola scatola e sapete che ci trovai? Un paio di mutande rosse in pizzo, ma di quelle grosse. Ridevo come un matto... sarà che mi sentivo asciutto e profumato... ma quella cosa lì era veramente folle...e Francesco : < Uh! Dotto'... no no l'altro è vostro... l'altro scatolo... questo qui... (rimettendo a posto il capo in pizzo) è per una vecchietta in oncologia... che pure me l'aveva chiesto>. - < France' ma come una vecchietta in oncologia? Le mutande in pizzo? ( intanto nella stanza ormai era come stare in un piccolo teatro... negli altri pazienti si era sospeso il dolore e tra sorrisi e curiosità si attendevano risposte) > - <Dotto', io ve l'ho detto, bisogna imparare molto e avere pazienza, perché la vecchiaia è carogna ed è meglio arrivarci preparati... adesso tutto è fesseria. Che vi devo dire... le mutande rosse in pizzo? Un buon augurio... l'ultimo desiderio... un regalo per la figlia, per lei stessa... per una nipote... a me che importa di sapere... io so che poi ci si sorride e quella è la cosa giusta.>
Io non ho risposto alla moglie del macellaio ma le ho sorriso in pieno viso e deve essere una cosa contagiosa perché poi ha sorriso pure lei.
< France', sono andate bene quelle mutande, le tengo qua in mezzo alla mente >. Insomma in questo racconto la storia vera è nel non raccontato... una lezione di vita fatta da Francesco e io non posso assicurarvi che sia una storia vera... semplicemente perché sono uno scrittore di emozioni e non conta la verità della storia ma la sostanza delle emozioni.
Noi due a guardare il mare
ed io ad abbracciarti per proteggerti,
per tenerti stretta, mentre cala la sera,
i tuoi occhi fieri che corrono lontano oltre l'orizzonte,
oltre questa vita, oltre la mia vita, per poi ritornare da me,
e folli, innamorati, liberi, bramosi di vivere
magia di luce in un sorriso.
Noi non avremmo conosciuto la solitudine
e nemmeno la malinconia del tempo perduto,
avremmo vissuto la giovinezza eterna della pioggia,
l'avremmo attesa insieme in primavera
e d'estate l'avremmo vissuta come fiori di ciliegio, senza paura,
come gli alberi che toccano il cielo su in collina.
In Autunno avremmo raccolto foglie di granturco e di lauro ceraso,
ne avremmo fatto un giaciglio caldo e rumoroso in cui affondare,
in cui nasconderci solo per poterci ritrovare.
D'inverno ci saremmo bagnati con gli occhi nella neve
attenti a non cadere tenendoci per mano,
avremmo trovato casa per il profumo delle castagne messe ad arrostire...
ci saremmo scottate le dita per sbucciarle ancora calde sulle labbra da baciare.
Ci saremmo rincorsi per non perdere mai il vento che ci condusse
alla stessa panchina osando,
liberi come la poiana, custode del suo bosco.
Ci saremmo baciati tante volte come chiedono i sensi,
e saremmo impazziti d'amore
per tutto quello che avremmo rubato,
per tutto quello che spetta agli audaci, agli eroi,
degni di un destino fuori da ogni tempo.
versione libro
Noi due a guardare il mare,
ed io ad abbracciarti per proteggerti,
per tenerti stretta, mentre cala la sera,
i tuoi occhi fieri che corrono lontano, oltre questo mondo,
oltre questa vita, oltre la mia vita per poi ritornare da me,
folli, innamorati, liberi, bramosi di vivere,
magia nella luce di un sorriso.
Noi non avremmo conosciuto la solitudine
e nemmeno la malinconia del tempo perduto,
avremmo vissuto la giovinezza eterna della pioggia,
l'avremmo attesa insieme in primavera
e d'estate l'avremmo vissuta come fiori che germogliano da un ciliegio,
senza paura, come gli alberi che toccano il cielo su in collina.
In Autunno avremmo raccolto foglie di granturco e di lauro ceraso,
ne avremmo fatto un giaciglio caldo e rumoroso in cui affondare,
in cui nasconderci, solo per poterci ritrovare.
D'inverno ci saremmo bagnati con gli occhi nella neve
attenti a non cadere se non tenendoci per mano,
avremmo trovato casa e il profumo delle castagne messe ad arrostire...
ci saremmo scottate le dita per sbucciarle ancora calde sulle labbra da baciare.
Ci saremmo rincorsi per non perdere mai il vento che ci condusse
alla stessa panchina osando,
liberi come la poiana custode del suo bosco.
ci saremmo baciati tante volte come chiedono i sensi,
e saremmo impazziti d'amore
per tutto quello che avremmo rubato,
per tutto quello che spetta agli audaci, agli eroi,
degni di un destino fuori da ogni tempo.
Poi ci si abitua a non sentirsi e
domani sarà un respiro che non costerà nulla.
La goccia cade per suo destino
e corre libera la giostra.
L'onda del mare, il giorno e la notte,
l'inganno della costanza.
oscura magia.
Il tempo non ritorna e le parole non creano seme
seppur alcune cangiano il colore del sangue.
Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...