Il ricordo dei tuoi occhi
come un fiume in piena
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim

Un po' di anni fa avevo lo Studio in uno dei luoghi più prestigiosi della mia città... non sono mai stato oculato con il danaro... quando incassavo... tolte spese e tasse... non li mettevo da parte. A volte era festa... e lo era per tutti , anche per i ragazzi del Senegal che vendevano cazzatelle sotto i porticati della Standa... davo un poco di soldi ciascuno... avevo quella immensa fortuna di poterlo fare. Certe volte... anche ai zingarelli facevo sorprese... colazioni abbondanti e niente danaro... per vedere quei bambini... spiaccicarsi il sorriso in quei panini. Un giorno ero allo studio... ed avevo un cliente... quando uno di quei ragazzi del Senegal bussò alla porta con un pacco in mano... andai ad aprire e questo qui con un sorrisone mi porse una maschera in legno molto bella... l'aveva portata per me dal suo Paese. Io pensai che lui era troppo povero perché io potessi accettare quel dono... così glielo restituii e lo accomiatai.
Intanto ripresi il mio incontro con il cliente... ma iniziai a stare male... mi chiedevo in cosa avessi sbagliato... di certo avevo sbagliato. Chiesi scusa al cliente che chissà cosa pensò... ma lo invitai a ritornare un altro giorno... scesi giù sotto i porticati... e non trovai quel ragazzo dal nome complicato.... chiesi a suoi connazionali e riuscii a rintracciarlo in piazza mercato... dove aveva steso su un fazzoletto di un metro e mezzo il suo negozio. Gli chiesi scusa... e solo allora lui riprese il suo sorriso solito... il suo sguardo allora e non prima, ritornò sincero. Quella sera mangiammo assieme una pizza alle Tre bandiere... un posto modestissimo che forse non esiste più, dove di solito m'incontravo con Sergio un amico medico dell'ospedale...quando riuscivamo a ritagliarci un po' di tempo. Fui contento e gli chiesi se potevo pagare io e lui sorridendo disse di sì. Ci sono giorni in cui in questa nuova vita da scrittore... ho imparato ad apprezzare la piccola generosità delle persone, anche quella degli amici... ma ancor più ho compreso quella mia corsa a cercare quel ragazzo.
C'era una volta una foglia e un ragno, nacquero assieme nello stesso giorno in primavera. La foglia gli disse: - benvenuto, tu per cosa sei nato?- E il ragno rispose: per volare. La foglia rise tanto e disse: ma tu non hai le ali...! Il ragno sorrise, e le rispose: piccola foglia a volte non occorrono le ali per farlo... - e con un lunghissimo filo si lanciò nella brezza. La foglia lo guardava in quel cielo azzurro e ogni giorno provava a troncarsi dal ramo del suo albero per poterlo raggiungere. Divennero amici e un giorno d'autunno avvenne che lei cadde a terra con pochissima vita e il ragno immediatamente accorse e le disse: ehi, piccola foglia, compagna di vita, non morire ti prego, resta ancora un po', io ti farò un dono, ti farò farfalla e così fu, le donò un filo sottile e la portò nel cielo.
Innamorato delle mie colline,
tra le ginestre e i fiori bianchi
e quelli azzurri così rari,
mi addormento tra i loro rumorosi ricordi,
perché tanti nati in primavera.
Raccontano di pietre e di acqua e
del vento che brucia,
della pioggia nel sole e di terre ritrovate,
dell'eternità che rinasce
ed esplode nel deserto bagnato.
Una lumaca getta i suoi umori
su una giovane foglia dal mal destino...
è forse una foglia una somma del tempo?
Ti amo si grida la natura,
e ne gioisce il cielo nei suoi colori
tra le armonie dei sensi e le libertà della vita.
Il mio cuore conosce il mio azzurro,
e nel tempo ne ha misurato il valore,
gioisce senza credere alle sue promesse.
Sussulta tutto ciò che ha vita in me,
al solo suono di parole nate
e raccolte nel profumo dei pini di ogni stagione,
e impregnate della sapienza della quercia e
e dell'innocenza di un istante vero ed eterno...
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Tre parole... sono solo mie e sono d'amore,
pronunciate al toccare del cielo,
quando il senso della vita diviene sublime,
e tutto si arrende,
“tu sei mio”...
in un fiore di ciliegio,
sfuggite all'amore fragile ed eterno di una donna.
E se un domani ella pur le rinnegasse,
petali perduti di un fiore,
così come nati così vivrebbero,
perché in amore ci si dona
e ci si raccoglie con i sensi dell'eterno.
"Uagliune scendèt ra e' casè vostrè"
così gridavano i figli di questa mia terra,
ma le madri e i padri sprangavano le porte e
mostravano ai figli un vecchio volto nascosto.
La luna in cielo mi è testimone,
io la ricordo, felice di esser nata in cielo
e non in Terra,
e per l'amore dei vivi
e non di quello bugiardo
dei vivi già morti.
- Napoli - Disillusione
è vero... è accaduto...
a chi non aveva coraggio per restare
ho ceduto un po' del mio
affinchè potesse andar via
PHOTO MICHELE CONSTANTINE
Sono stato in un luogo di morte, uno sgabuzzino vecchio con quattro o cinque cadaveri. Ho spento gli occhi ma non ho fatto in tempo. Una anziana donna, bianca come un ghiacciaio con la bocca spalancata in un urlo senza voce, senza una carezza di un riposo. Un ragazzino nel corpo di un quarantaseienne tutto composto nel dolore di un cancro che lo ha divorato. Un altro ancora più giovane, sangue mio, nero nel volto di sangue scoppiato e carni violate. Tutti ammassati, i corpi, quelli dei vivi e quelli dei morti, il dolore di chi li amava, il silenzio, le mani, le dita che mai più stringeranno, l'aria, la luce grigia e stanca, il puzzo di morte, i bavagli divenuti sporchi e inutili alla vita, il pavimento sozzo a prescindere, le bare e i merletti derisi da liquidi umani, i pensieri in lacrime, qualche fiore e una vecchia madonna distrutta, brutta nel viso che nemmeno più ricorda una madre. Delle sedie , lasciate divenire ignobili bacinelle di pioggia nere di sporcizia e di qualche pezzo di pane, finzione di un gesto di rispetto umano mai nato, ipocrisia dei signori del danaro senza Dio, figli di prostitute del demonio. Ero fuori a un orifizio , in quello scarto non più ipocrita di carcasse umane, dove non rende più un soldo averne cura e dove resta solo l'amore dei cari... immondizia e carrozze che con pietà pagata una alla volta le portano via. Tornando a casa non vedevo che corpi nudi, privi di alcuna armonia, nemmeno le linee diverse d'età i colori.. nessuna bellezza o percezione del sesso, nulla e nessun sapere aveva un senso. Carcasse vive e io stesso...solo misure diverse e per ognuna di loro separato e messo da parte un singolo universo per una volta in silenzio... muto. L'amore era muto e Dio era spento dietro a un cielo grigio di pioggia salata... un tuono e il rumore borioso di uomini inutili, uomini che defecano e orinano senza lavarsi le mani... in vestiti grigi con la morte sorridente appiccicatagli addosso fiera di portarli domani all'inferno. Torno all'amore quel poco che ho... la mia bici sotto la pioggia, il mio cuore batte come un campanello surreale in una campagna che vive riparata da una tempesta in un giorno grigio d'inverno. Torno a casa.
Luogo degli scarti
Apro la portiera dell'auto
senza scendere
e in pochi istanti
la sera mi viene addosso.
Spengo la mente
sotto una luce lontana,
un vecchio lampione dimenticato
sopra il monte,
il tempo si riposa.
La mia mente ha un suo respiro,
è malinconia,
è un bilancio sulle dita
della vita mia.
qui in mezzo alla mia mano
è scritto che si muore senza amore,
ed io vivo ancora.
Ciò che ti aspetti è di non dover accettare di rinunciare alla metà della metà di quel giusto che in fondo ti attendi e che costa meno della metà della metà di quanto hai già dato, perché ciò che fa male non è il non ricevere, ma la menzogna che si ripete, e senza pudore, rivelando un grigio nascosto in un finto e stupido arcobaleno
Non c'è nulla di male
in una foglia d'autunno
se cerca un alito di vento per cadere adagio.
Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...