
Deve essere davvero forte prendere un biglietto e partire... e poi tenere gli occhi chiusi, sapendo che nessuno che conosci verrà a prenderti. Adoro Pavese e comprendo tutte le sue parole, anche gli spazi bianchi, ogni suo respiro, ogni smorfia, ogni dissonanza... ogni merletto. Arriva il tempo in cui possiedi l'inizio di ogni cosa e ne conosci la conclusione o le conclusioni possibili... o le mutazioni e non c'è altro da scoprire. Ieri, davanti a un busto di Ghandi, la mia mente ha ascoltato l'urlo della strega del Vesuvio. Dicono che sia una leggenda, ma non lo è. Un urlo stanco e strano... i corvi si sono chiamati a raccolta, belli, grossi e come dei moschettieri si sono disposti sui rami più bassi dei pini. Mi guardavano con curiosità, mi temevano, eppure erano loro a possedere le ali. Il vecchio del chioschetto al Virgiliano, con la faccia bruciata dal sole, con quella voce mi ha svegliato. Ero scomparso guardando il mare più bello del mondo, seduto su una brutta sedia di plastica e a terra c'erano tutte le mie cose cadute. Il cellulare, il carica batteria, il resto di una bibita, le poche monete e una banconota già volata via. Pensava che io fossi andato, nel senso di finito, mi ha detto - <io vi ho tuzzuliat', ma voi non ci stavate>- . <Già, mi accade sempre più spesso di scomparire, saranno le prove... >- ho risposto ridendo. Ho raccolto le mie cose, e mentre lo facevo mi ha detto con un sorrisetto sozzo di squincio alla ragazza lì vicino - < ma siete un pirata?> sì, voleva prendermi in giro, una di quelle cattiverie dei napoletani disonorevoli, tirata fuori per farsi sentire dalla sua compagna di malavita, convinto che io fossi del nord. Lo fanno, questa gente assai mediocre, con gli stranieri, con quelli troppo buoni, un po' scemotti, lui sorrideva assieme alla sua donnina che era lì sdraiata sul prato e che apriva e chiudeva continuamente le gambe mostrando in un luogo inusuale la propria mercanzia. Lui la prestava per poche monete, e io ero tarocco ( un pezzotto pirata) perché, al contrario delle bestie, l'avevo volontariamente ignorata. Insomma ero colpevole di aver resistito a qualcosa di antico, in quel caso usato e riusato e sporcato, doveva essere quella la vera fonte dei proventi delle sue giornate, ridevano loro così vigliacchi da non aver avuto nemmeno il coraggio di derubarmi. Insomma ero pezzotto perché disinteressato alle bellezze umane del corpo di una povera giovane, con il suo giaciglio nascosto tra gli alberi, che rivelava in viso tutta la sua triste storia e ignoranza, e tutto questo sotto il sole del golfo di Napoli. Già, avevo incontrato un altro misero capitano Gilles. < I pirati... quelli veri vanno per mari e amano le tempeste e io che amo le tempeste, in questo lo sono... un pirata>, gli ho risposto. Spesso nella vita si diviene come il capitano Gilles, con la convinzione di essere furbi, saggi e migliori di una puttana, e non ci si accorge di questa postura rispetto alla vita e agli altri... e dell'inutilità di vivere un'esistenza così. Vi lascio uno dei più bei libri che io abbia letto... - la linea d'ombra di J.Conrad, una paginetta in particolare... è di quelle che ti cambiano la vita. Il libro lo trovate forse anche free on web, da leggere senza essere disturbati.
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«No», dissi. «Non stanco. Le dirò io come mi sento, capitano Giles. Mi
sento vecchio. E devo esserlo. Tutti voi qui a terra mi sembrate una banda di
sbarbatelli che non hanno mai conosciuto una preoccupazione al mondo».
Non sorrise. Aveva un'aria insopportabilmente esemplare. Dichiarò:
«Passerà. Ma è vero, sembra davvero più vecchio».
«Aha!», dissi.
«No! No! La verità è che nella vita non si deve dare troppo peso a nulla, né
in bene né in male».
«Vivere a mezza velocità», mormorai con cattiveria. «Non tutti possono
farlo».
«Sarà abbastanza contento adesso se potrà continuare a procedere persino
con quel passo», ribatté con la sua aria di consapevole virtù. «E c'è un'altra
cosa: un uomo deve saper affrontare la sua cattiva sorte, i suoi errori, la sua
coscienza e tutto quel genere di cose. Contro cos'altro si dovrebbe
combattere altrimenti?».
Rimasi zitto. Non so cosa mi lesse sul volto, perché improvvisamente mi
chiese: