lunedì 2 ottobre 2017

Giovannina





                                                                GIOVANNINA

                                                    I racconti di michele constantine


Giovannina accudì il papà e la mamma con straordinario amore, e quando questi andarono in paradiso, ne ebbe altrettanto per i suoi fratelli e per Adelina la sua unica sorella. Il fratello maggiore era sacerdote e gli fece da perpetua per tutta la vita, e anche quando un ictus lo costrinse al letto lei non si perse d'animo, gli prestò cure e affetto fino all'ultimo. Lei, la più piccola, vide andar via tutti i suoi cari e tanti amici compaesani. Quante storie, quante esperienze ha vissuto, e quanti bambini di altri, figli della miseria, si è cresciuti e finti propri.


Il Tempo. 
Da quando restò sola ne era passato di tempo, ma Giovannina a modo suo il tempo lo aveva disarmato. A sposarsi, innamorarsi, neanche a pensarci, c'erano sempre tante cose da fare. Però una volta qualcosa accadde e non era più giovane, si innamorò, proprio così! Come si innamorano le ragazze a sedici anni. Era la prima volta, e ci pensava e ripensava, di notte non dormiva, era strana quella sensazione, era così nuova.


Lui. 
Era un vedovo, nemmeno credeva che Giovannina pur contandone sessantaquattro di anni ne avesse meno di diciotto. Voleva concludere, come  si fa quando il tempo è già in gran parte speso, ma non per Giovannina che  si accorse solo allora che i fiori avevano un profumo diverso, mai sentito prima, e davvero credeva di avere ancora tanto tempo. Così lui per fretta ne sposò un'altra. Oh, sì, che ci pianse, per giorni e notti, poi le restò solo il ricordo di quella storia che le aveva fatto scoprire un tesoro tutto suo e fatta sentire donna per un uomo solo per la prima volta.


Gli americani. 
Un giorno le dico : < devo comprare un lampadario per il corridoio> e lei mi interrompe e mi fa:
< Uh, sentite pure io lo volevo comprare, l'avevo già scelto, ma poi pensai... le mosche, sapete era di quelli aperti.>,
<Le mosche? Giovannina e che ci “azzeccano" le mosche?>
< Sentite, sentite, le mosche c'entrano eccome, quelle sporcavano, poi sono venuti gli Americani e hanno gettato il ddt e niente più mosche >,
<ma dico, gli Americani? È passato mezzo secolo>,
<eh, ma mica tanto?!>.
Insomma il tempo per Giovannina era ed è “corto”, ogni decennio alla sua clessidra, ne vale uno solo di anni, e così non per sfottere ma solo per capire, datare, ogni volta che racconta un fattariello vero, mi viene spontaneo dire : 
<Giovannì... prima o dopo gli americani?>
Ebbene, mentre tra i presenti prende spazio il sorriso, lei li sorprende tutti, ci pensa un poco, e mi fa: 
<mi pare... prima, sì prima>.
A casa sua ha una situazione di perpetuo trasloco, nel senso che niente è al suo posto, è tutto un incredibile disordine. Non getta niente e guai a chi tocca. Qui è come se tutto quello che è passato in settantatré anni, compreso bottiglie, barattoli del caffè, scatole, buste di carta etc, non fosse mai uscito.
Appoggiata su una sedia, ancora la tazzina di capodimonte sporca di quello napoletano, appena preso, quarant'anni prima, da uno dei suoi fratelli. Poi tanta polvere, libri, piccole meraviglie e poi ancora... libri. Uno fra i tanti, con il carisma da vecchio centenario ed esperto di vita, attira la mia attenzione, soffio la polvere, lo sfoglio e vengono fuori altri tesori, vecchie cartoline usate come segnalibro, con francobolli del '37 ed i saluti di giovani seminaristi. C'è tanta polvere, ma che importa, attraverso quelle cose e quella confusione... Giovannina sente ancora vivi i suoi cari.

La sera 
La sera, quando la notte oscura tutto, l'angoscia l'assale, e allora sente il tempo vincere e quindi scorrere. Le misure diventano giuste, e gli affetti perduti fanno male,  è il tempo che adesso è padrone. Lei piange, strilla forte al cielo, lei che di giorno appena sussurra, così tenera, indifesa... e questo per ore e ore. Poi finalmente l'alba, le prime luci entrano dalla finestra, e fugano le ombre e con esse l'angoscia, adesso i fantasmi ritornano vivi, sono lì, a volte parlano, una parola...due, non di più, e non le ripetono, bisogna essere pronti, attenti.
Giovannina è sorridente, il tempo è nuovamente fermo. Si affaccia di buon mattino e dice buongiorno a chi è già in cortile e ha vegliato suo malgrado. Ma nessuno le dice nulla se non un “ Buongiorno Signurì”.

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