giovedì 19 ottobre 2017

Per Amore 2






Ma che ne sai dell'amore...
si fa imbrogliare l'amore,
si fa imbrogliare l'amore,
e poi finge di esser stato amato,
per amore,
per amore.

lunedì 2 ottobre 2017

Giovannina





                                                                GIOVANNINA

                                                    I racconti di michele constantine


Giovannina accudì il papà e la mamma con straordinario amore, e quando questi andarono in paradiso, ne ebbe altrettanto per i suoi fratelli e per Adelina la sua unica sorella. Il fratello maggiore era sacerdote e gli fece da perpetua per tutta la vita, e anche quando un ictus lo costrinse al letto lei non si perse d'animo, gli prestò cure e affetto fino all'ultimo. Lei, la più piccola, vide andar via tutti i suoi cari e tanti amici compaesani. Quante storie, quante esperienze ha vissuto, e quanti bambini di altri, figli della miseria, si è cresciuti e finti propri.


Il Tempo. 
Da quando restò sola ne era passato di tempo, ma Giovannina a modo suo il tempo lo aveva disarmato. A sposarsi, innamorarsi, neanche a pensarci, c'erano sempre tante cose da fare. Però una volta qualcosa accadde e non era più giovane, si innamorò, proprio così! Come si innamorano le ragazze a sedici anni. Era la prima volta, e ci pensava e ripensava, di notte non dormiva, era strana quella sensazione, era così nuova.


Lui. 
Era un vedovo, nemmeno credeva che Giovannina pur contandone sessantaquattro di anni ne avesse meno di diciotto. Voleva concludere, come  si fa quando il tempo è già in gran parte speso, ma non per Giovannina che  si accorse solo allora che i fiori avevano un profumo diverso, mai sentito prima, e davvero credeva di avere ancora tanto tempo. Così lui per fretta ne sposò un'altra. Oh, sì, che ci pianse, per giorni e notti, poi le restò solo il ricordo di quella storia che le aveva fatto scoprire un tesoro tutto suo e fatta sentire donna per un uomo solo per la prima volta.


Gli americani. 
Un giorno le dico : < devo comprare un lampadario per il corridoio> e lei mi interrompe e mi fa:
< Uh, sentite pure io lo volevo comprare, l'avevo già scelto, ma poi pensai... le mosche, sapete era di quelli aperti.>,
<Le mosche? Giovannina e che ci “azzeccano" le mosche?>
< Sentite, sentite, le mosche c'entrano eccome, quelle sporcavano, poi sono venuti gli Americani e hanno gettato il ddt e niente più mosche >,
<ma dico, gli Americani? È passato mezzo secolo>,
<eh, ma mica tanto?!>.
Insomma il tempo per Giovannina era ed è “corto”, ogni decennio alla sua clessidra, ne vale uno solo di anni, e così non per sfottere ma solo per capire, datare, ogni volta che racconta un fattariello vero, mi viene spontaneo dire : 
<Giovannì... prima o dopo gli americani?>
Ebbene, mentre tra i presenti prende spazio il sorriso, lei li sorprende tutti, ci pensa un poco, e mi fa: 
<mi pare... prima, sì prima>.
A casa sua ha una situazione di perpetuo trasloco, nel senso che niente è al suo posto, è tutto un incredibile disordine. Non getta niente e guai a chi tocca. Qui è come se tutto quello che è passato in settantatré anni, compreso bottiglie, barattoli del caffè, scatole, buste di carta etc, non fosse mai uscito.
Appoggiata su una sedia, ancora la tazzina di capodimonte sporca di quello napoletano, appena preso, quarant'anni prima, da uno dei suoi fratelli. Poi tanta polvere, libri, piccole meraviglie e poi ancora... libri. Uno fra i tanti, con il carisma da vecchio centenario ed esperto di vita, attira la mia attenzione, soffio la polvere, lo sfoglio e vengono fuori altri tesori, vecchie cartoline usate come segnalibro, con francobolli del '37 ed i saluti di giovani seminaristi. C'è tanta polvere, ma che importa, attraverso quelle cose e quella confusione... Giovannina sente ancora vivi i suoi cari.

La sera 
La sera, quando la notte oscura tutto, l'angoscia l'assale, e allora sente il tempo vincere e quindi scorrere. Le misure diventano giuste, e gli affetti perduti fanno male,  è il tempo che adesso è padrone. Lei piange, strilla forte al cielo, lei che di giorno appena sussurra, così tenera, indifesa... e questo per ore e ore. Poi finalmente l'alba, le prime luci entrano dalla finestra, e fugano le ombre e con esse l'angoscia, adesso i fantasmi ritornano vivi, sono lì, a volte parlano, una parola...due, non di più, e non le ripetono, bisogna essere pronti, attenti.
Giovannina è sorridente, il tempo è nuovamente fermo. Si affaccia di buon mattino e dice buongiorno a chi è già in cortile e ha vegliato suo malgrado. Ma nessuno le dice nulla se non un “ Buongiorno Signurì”.

Solitudine e amore










Al mattino una madre  
è in cerca di un pane caldo,
per un bimbo che si nutre 
di un'unica mollica.
La pioggia non dà pace
consuma le mura delle case,  
devasta i tetti e le cose che hanno vita. 
Qualcuno muore tra chi nasce, 
il mondo non si ferma, 
non ci sono colpevoli, accade e basta.
Il  cuore osa costruire 
con le parole e con le mani 
promesse di quercia, 
colonne per gli eroi.
L'amore viene fatto, 
l'amore viene parlato,
l'amore 
quello dei poeti, 
quello dei santi,
quello delle puttane, 
quello dei padri e delle madri
quello dei figli
quello degli amanti,
l'amore tracima oltre l'argine 
si fa del male, questo accade... 
così come a volte piove più del giusto, come quando la neve
inganna gli alberi e in un abbraccio toglie loro la vita 
La solitudine quando il vento non ti riconosce,
e sfuggi a ogni tocco, 
le parole restano vuote,
e i sorrisi non posseggono radici,
la vita scorre come sempre,  
ma senza te.

domenica 1 ottobre 2017

Il paradiso di un uomo povero - una storia vera





C'era una volta un uomo e il destino volle che per sua mano morisse un altro uomo. Scontò la sua pena in prigione e poi ritornò tra gli uomini ma non amava restarci. La maggior parte degli uomini per quanto pieni nel sacco, della conoscenza, non cancellano una particolare differenza. Non cancellano quella che toglie loro ciò che non hanno guadagnato, e che solo per caso si sono ritrovati. Essi non ci rinunciano. Il Nostro decise di andar via, e si ritirò su in montagna, in un vecchio casolare abbandonato. Possedeva una capra e un cane, e la natura intorno, e quest'ultima lo tenne d'occhio per molto tempo, fin quando non  se ne innamorò. Ogni giorno gli regalava qualcosa e quel luogo abbandonato divenne un piccolo paradiso. Fiorivano le piante di frutti rari e a migliaia i funghi buoni, le bacche, le erbe pregiate, e questo in ogni stagione. La natura gli regalò la propria armonia  e ancora di più. Una mattina, un suo amico di gioventù era  non lontano da quel luogo e la natura intervenne  smarrendolo nei sentieri e  seminando doni lungo un preciso  percorso lo condusse da lui. Oh,  se sapeste quanta gioia e magia  ci fu in quell'incontro... il pane si generò sulla tavola e il formaggio, il latte e ogni ben di Dio si offrì per essere  assaggiato e l'amore, tra fratelli ritrovati, banchettò in gioia assieme a loro. Per  molto tempo, l'amico insieme ad altri amici... tornò a trovarlo e  questo ogni volta che avevano bisogno d'amore. Correvano su felici come ragazzini  per quei sentieri fino al vecchio casolare, mentre tutti gli altri laggiù in città, ipocriti anche con se stessi, di notte stendevano alle finestre le loro differenze perché sembrassero al mattino luccicare.  No! Non conobbero mai  quel paradiso. Ma venne un  giorno in cui il male si sentì perdente in Terra, e si chiese: “com'è possibile questo? Ho venduto così bene la mia farina e in ogni città, che luogo è mai questo?” Il male ha il viso di molti uomini che gli somigliano e in quelli si compiace.  Pigiò il piede sulla terra e la fece mancare al mezzo con cui il Nostro curava il paradiso, lui chiese  aiuto ma non c'era nessuno, e giù in città la sua voce non riusciva ad attraversare le differenze stese alle finestre per quanto ormai putride e sporche di cenere d'inferno. Quel grido raggiunse gli Angeli... che accorsero quando era già troppo tardi e non lo lasciarono lì. Chi lo aveva amato lo pianse nel proprio cuore e  nessuno ma proprio più nessuno, poté ritrovare quel sentiero che portava in quel luogo  dove adesso un fiore nasce e non muore,  a parte un poeta e il suo arcobaleno.

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...