mercoledì 13 luglio 2016

Erato













- Dove vai poeta?
- Lontano da te, lontano da me.
- Resta.
- E a far cosa? Non hai ascoltato la voce del mare, il dolore della terra, il pianto degli ulivi e  il cuore mio?
- Poeta, resta.
- Io sono un uomo, o Dea, sono solo un uomo, chiedilo al Sole che può bruciarmi in un qualsiasi istante del mio tempo e  nessun Titano reclamerà mai per me, come per nessun altro.
- Ti ribelli dunque?
- Tu vuoi tutte le tue parole? Io non le ho più!
- Tu, poeta mortale, già una volta mi hai gridato contro. Non fosti tu a scrivere che "l'amore non è un fiore di campo" ? Non fosti tu a scrivere tra le linee del mio Universo che "per quei sentieri di campagna e per quelle strade di montagna avrei trovato solo la ginestra, i papaveri, la scilla ma non l'amore"? Io ti ho amato poeta, mi toccasti il cuore quando  mi gridasti in viso che nemmeno la freccia di Paride ti avrebbe fatto abbassare lo sguardo. E adesso? Vai via come un vinto tra i vinti e cosa porteresti via con te?
- Sangue, nessuna delle nostre parole, solo coppe di sangue, porto via il sangue dei Dauni, dei Peucezi, dei Messapi...
- E dove lo porti, poeta?
- Non lo so!
- Resta, lascia alla terra il tuo dolore, la tua stanchezza, io farò di quel sangue vita oltre il tutto che muore. Cadranno altre parole e sarai tu a doverle raccogliere, ti bagnerà la manna e il silenzio delle rose, accoglierai la speranza dell'alba e i pensieri della vita che rinasce, e ogni amore che lascia un corpo che muore vorrà un tuo sguardo, e nessun sole, nessun sole potrà mai bruciare su di te e riguardo al Tempo dovrà render conto a me di ogni tuo attimo, di ogni tuo respiro e ciò vale anche per ogni vento che volesse toccare il tuo viso solo per conoscerlo.

Erato 

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