La stazione di Caserta è piccola, è quella di una piccola città di provincia. La gente quando è lì è diversa, è più bella. Perché se parti da qui, non puoi andare che in posti più belli. E sono belli i vestiti, i capelli ben curati e belle le valigie, poi quando arriva una freccia sembra così grande il mondo fuori, assai più di quello che è davanti alla Reggia. Alle diciannove giunge una piccola macchina, parcheggia decisa, come se quel posto le fosse assegnato. Alcune ragazze mettono giù un pentolone, delle buste con tanto pane e ne gettano a terra una di stracci. In pochi istanti, dal nulla si forma una fila silenziosa. Sì, ci sono i barboni, ma quelli non sono poi così tanti. Ci sono coppie di giovani ragazzi, intorno a un piatto di pasta, un bicchiere di bibita o di acqua, un panino con salame, e un sorriso amico. Le donne ucraine hanno le cuffiette dei cellulari, prendono i panini e li conservano nelle borse. Sono tanti, italiani, cinesi, pachistani, il loro vestito è uguale, fatto di dignità e umiltà. Una cinquantina di persone colorate e ordinate, qualcuno sceglie un capo tra quelli a terra, e un giovane marito ne offre uno alla compagna. "E' amore quello", "è amore mi ripeto" - nonostante abbiano così poco. Due ragazzini innamorati senza casa, sorridono mentre consumano un piatto di maccheroni con il sugo... e io piango come uno stupido. Intanto lentamente vanno via. I volontari restano ancora un po', per quelli che si vergognano. Li aspettano, dicono: " d'estate c'è troppa luce". Una ragazza ucraina mi si avvicina, non mi porge il pane, mi dice mostrandomelo e sorridendomi : "non è colpa tua... non è colpa tua". Mi giro è vedo che Cristo deve essere qui intorno.
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim
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scrittore michele fernandez - 29.09.60 - Caserta Italy

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venerdì 6 maggio 2016
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