venerdì 6 maggio 2016

Troppa luce.







La stazione di Caserta è piccola, è quella di una piccola città di provincia. La gente quando è lì è diversa, è più bella. Perché se parti da qui, non puoi andare che in posti più belli.  E sono belli i vestiti, i capelli ben curati e belle le valigie,  poi quando arriva una freccia sembra così grande il mondo fuori, assai più di quello che è davanti alla Reggia.  Alle diciannove  giunge una piccola macchina, parcheggia decisa,  come se quel posto le fosse assegnato. Alcune ragazze mettono giù un pentolone, delle buste con tanto pane e ne gettano a terra una di stracci. In pochi istanti, dal nulla si forma una fila silenziosa. Sì, ci sono i barboni, ma quelli non sono poi così tanti. Ci sono coppie di giovani ragazzi, intorno a un piatto di pasta, un bicchiere di bibita o di acqua, un panino con salame, e un sorriso amico.  Le donne ucraine hanno le cuffiette dei cellulari, prendono i panini e li conservano nelle borse. Sono tanti, italiani, cinesi, pachistani, il loro vestito è uguale, fatto di  dignità e umiltà. Una cinquantina di persone colorate e ordinate, qualcuno sceglie un capo tra quelli a terra, e un giovane marito ne offre uno alla compagna. "E' amore quello",  "è amore mi ripeto" - nonostante abbiano così poco. Due ragazzini innamorati  senza casa,  sorridono mentre consumano un piatto di maccheroni con il sugo... e io  piango come uno stupido.  Intanto lentamente  vanno via. I volontari restano ancora un po', per quelli che si vergognano. Li aspettano, dicono: " d'estate c'è troppa luce". Una ragazza ucraina mi si avvicina, non mi porge il pane, mi dice mostrandomelo e sorridendomi : "non è colpa tua...  non è colpa tua".  Mi giro è vedo  che Cristo deve essere qui intorno.

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