venerdì 15 giugno 2012

Una Notte - con gli occhi di un bambino senza vedere






Una Notte – con gli occhi senza vedere

E' notte tarda nel basso, la mia casa, il rumore dei pneumatici di un auto solitaria mi dice di una pioggerellina, di quelle che non si sente cadere, ma che ha bagnato e forse sta ancora bagnando la strada. Appena metto fuori il naso da sotto la coperta di lana ruvida e con le stelle,  ne ho conferma. L'odore della pioggia è già qui dentro. Sono incuriosito , affascinato, la vita là fuori scorre, e di notte in modo diverso, non c'è il caos del mattino. In me, bambino, è forte il desiderio di essere fuori, attore di un tempo in cui gli altri sono assenti. A svegliarmi è  il cigolio della vecchia porta di casa. La lampadina, sotto il portone, è accesa e disegna sul comò la figura di mia madre.  Ho paura, io so che una volta chiusa quella porta...  sarà buio.
Grido - “ Mamma ”
Lei torna indietro, si avvicina al letto e mi accarezza la fronte : - dormi... dormi
  • dove vai ?
  • da Marittina - risponde lei, è la madre di Pinuccio un mio amico.
  • ma perché? È notte !
  • dormi... Michè, dormi, devo andare, Pinuccio non sta bene.
  • ma io ho paura...
  • fai il bravo... adesso ti metto la candela.
Il sonno, non mi fa insistere, e la luce della candela mi rassicura, la porta si chiude. Ma è il rumore del catenaccio, che  mia madre infila negli anelli, inchiodati lì dove le ante si incontrano a metà altezza, a riaprire il percorso del risveglio. La fiammella pulsa in modo irregolare e con essa le pareti intorno a me, l'odore della cera che brucia, porta quasi tepore, ma il sonno è andato via. Solo, in mezzo al lettone, tiro fuori le braccia e nello sfiorare il cuscino accanto al mio ne avverto il freddo e la mia angoscia sale. La vorrei qui, mia madre, all'istante. Fuori sta accadendo qualcosa, ascolto dei passi, passi di donna e più di una, sposto la sedia dalla tavola e mi avvicino alla porta, tremo dal freddo, ma sono incuriosito, perché i bambini sono curiosi. Cerco di ascoltare e intanto metto un piedino sopra l'altro, così il freddo del pavimento è più sopportabile. Zì' Addolorata -  che ci farà mai sotto l'androne,  lei che non abita qui? e poi a quest'ora?!...
  • poverella... Dio mio ...(voci quasi sussurrate)
  • ..datti forza Pietro (il padre di Pinuccio) se Dio ha voluto accussi'...
  • Pietro – ma quale Dio... quale Dio? Quale ?
    Immagino che qualcuno stia provando ad abbracciarlo, io conosco la sua faccia scura...  conosco quel papà, ha il viso di chi già lotta per portare a casa il “poco”, ed è già sconfitto, rassegnato, incazzato. Marittina, lei piange, un pianto lamentoso,  un dolore lento, accettato, di quelli che consumano, che fanno morire, questo io sento. Poi la voce di Enzo, il fratello di Pinuccio, lui è più grande di me, lui ne ha otto, io  solo sei di anni. Enzo piange e qualcuno lo prende in braccio, cerca di portarlo via, ma lui è aggrappato alla porta... il rumore dei vetri me lo raccontano.  Ho paura, batto i denti ed è il tremore delle labbra che diventa suono, lo sfogo di questa tensione. Resto lì, ai piedi della porta, adesso accovacciato, con le braccia attorno alle ginocchia, e i piedi nudi, il freddo adesso non viene da fuori è dentro di me.
Voci :
  • .... a mezzanotte...
  • .che fatto brutto..Signore mio...sta con gli angeli Pinuccio.
  • E' come un pugno nello stomaco, mi viene di piangere, e le lacrime vengono dalla gola,  non dagli occhi. Una notte d'inverno, una maledetta notte, nemmeno troppo fredda, in un basso vicino al mio. Mi infilo nel letto, è salato il sapore delle lacrime. Mamma adesso è tornata, la candela è spenta, lei mi abbraccia forte , mi addormento, lei no.

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