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Francesco de Francesco, avevamo io dieci e lui nove anni... era un mondo avanti a me. Lui era nipote di una Preside e aveva entrambi i genitori... ma come compagno di giochi aveva scelto me. Io venivo parcheggiato nel cortile dello stabile condominiale dove abitava questa sua zia e la cosa forte era che stavamo nella stessa classe alle scuole medie, nello stesso primo banco e l'unica cosa che non gli riusciva era anche l'unica cosa che riusciva a me... il disegno. Francesco era generoso, i suoi non erano di Caserta ma avevano scelto la casa della zia affinché potesse studiare all'ombra della Reggia. Mi regalava tutti i suoi doppioni delle figurine della panini, ogni settimana un mazzetto, tutti nuovissimi e profumati di colla. Mi passava dei compiti e in qualche modo m'indicava una strada che forse non era scontato che io conoscessi... lo studio. Lui era meritatamente un ragazzino da dieci... io lo divenni da sette e poi da otto e qualche nove, tranne in disegno dove il dieci era scontato. Lui era un po' cicciobello e super protetto, io ero alto e scugnizzo e per quanto solitario frequentavo più mondi diversi. Tre volte la settimana, tuttavia, di pomeriggio, si era assieme in quella strada in cui io conoscevo tutto e tutti e lui solo il portiere del palazzo, che lo teneva d'occhio, e qualche vicino, tra cui l'allora provveditore agli studi. Francesco non aveva amici e il massimo della strada che conosceva era quel pezzetto innanzi al cancello del passo carraio. Quel cancello era insieme a una palla, il suo, il nostro gioco. Io ero scarso di grosso nel gioco del calcio, e si capisce perché ero sempre in porta, a difendere il cancello, lui amava e impazziva per un giocatore e solo quello... Gigi Riva. Io non sapevo chi fosse Riva, ma ricordo che ogni volta che mi tirava un rigore... Francesco, serio come lo era in matematica e in latino, libero e gioioso e tutto sudato esclamava... “Riva ecco Riva che tira e... Goooool... “ o quasi. La vita e il destino ci divise tredicenni... ma quando mi sposai ricevetti, con sorpresa, un suo regalo. Non ci vedemmo e non ci cercammo, lui credo fosse divenuto un bravo avvocato del napoletano, di quelli perbene e generosi... io con qualche difficoltà in più un commercialista e un bravo revisore... perbene come lui. Un'amicizia tenera che diede tanto a entrambi. Oggi è volato al cielo Gigi Riva e io ho ricordato di Francesco, so che un po' di amarezza oggi deve averla provata per questa notizia e forse deve aver fatto come me...e va be' questo è.


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