E poi mi ritrovo
a innamorarmi degli impudenti campi dorati,
delle ruote di fieno che sfidano il sole,
dei mulinelli che disegnano i mostri,
delle correnti colpevoli delle sirene di Ulisse,
di ogni rivolo che resiste alla secca,
delle tempeste ubriache che non ricordano nulla al mattino,
dei tronchi senza radici folli di libertà che
si lasciano andare lungo il fiume, ignari di dover poi bruciare al sole.
M'innamoro
dei maestosi ponti di legno che ahimè... attendono di poter generare nuovi rami,
dei pesci coraggiosi che suonano il fiume,
delle libellule che ne colorano i confini,
delle voci dei pescatori e dei loro figli, delle loro dita intorno agli ami,
delle canne tese lungo il fiume come su un altare,
delle acque ribelli che giacciono con la terra,
degli aironi divini custodi del silenzio,
di ogni alba
e di ogni tramonto.
Attendo e bramo che si formi la foce
nel luogo dove le aquile mettono le ali e conquistano il cielo.
Dio quanto amo il mare e il sole potente,
l'immenso che riempie la vita,
l' amore che esplode,
l'amore che spalanca le porte
e grida forte " ti amo" e nulla di meno.
- La foce - michele constantine

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