Sul tronco dell'antica quercia bruciano
gli anelli della mia vita.
I fiori cadono dal cielo e la neve dal buio
sulle mie mani.
Un vento caldo d'estate e verdi quadrifogli,
follia della primavera, sfiorano
la mia pelle.
La roccia affonda in una terra di grano e
i ceppi arsi dal fuoco riprendono vita.
Tenere cime di giovani pini corrono
incontro alle gazze.
Un arcobaleno nasce dalla terra,
possiede il verde, l'arancio e il viola,
e la sua luce blu nel cigno più alto.
Non piangere poeta
ammira ciò che vive l'eterno.
Petali di rose bianche di biacca
sui miei occhi
e il fuoco non brucia.
Lasciati amare poeta.
La pioggia e la grandine
non toccano i miei capelli, ma li
colorano dell'argento del tempo.
Merli, corvi, poiane,
tortore e volpi, faine grilli e cicale...
topi e serpentelli,
file di processionarie,
ramarri e giovani arbusti,
riprendono casa nel bosco.
E ancora le stelle si concedono alla Luna...
Lasciati abbracciare poeta...
danza con noi.
La menta, la rucola, il finocchio...
la cicoria, il muschio...
le piccole viole...fiori di ginestra...
quanto vi amo.
Il vento è sulle cime degli olmi
e suona Chopin.
Io piango e la terra si nutre
delle mie lacrime.
I pettirossi, i cardellini
e una giovane beccaccia
offrono molliche di manna
ai passeri della valle
e io danzo senza vergogna ...
in un verso per ogni nota.
Pace poeta, pace,
danza con noi ciò che vive l'eterno.


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