Sono tutte lì, sul vecchio filo elettrico abbandonato che quasi tiene su da solo la mia vecchia casa.
Non è ancora l'alba, io le guardo, mentre generose le donano i primi suoni. Ci sono proprio tutte,
è un arcobaleno di colori. Per prime si sono schierate le più giovani, le più belle e in naturale e prepotente armonia con ogni vento e con ogni raggio di luce. Verdi, celestine, blu, rosa, viola, tenere si toccano tra loro e ancora si tingono. Innocenti, sicure, così eccitate, limpide, guardano la linea dell'orizzonte lontana, è tutto così affascinante, autorevole, profumato, il cielo è divenuto dritto come una strada ed è già loro. Le abbraccerei... le bacerei tutte, oh! Se potessi gioire, saltellare, piangere e partire come loro, ma il mio posto non c'è. Quelle più adulte, le anziane, sono gonfie del tempo vissuto e dei cieli immensi navigati. Gialle, rosse, color mattone, grigie e fiere, con ferite rimarginate, calde, fragili, con rughe potenti come i pensieri degli uomini, e le rondini poi non sanno mentire. E ancora, il sorriso, la commozione di madri con
gli occhi sereni e consci, di un'emozione da rivivere, il tempo di un momento già vissuto. La lampada dietro al vetro di una finestra, riscalda la pioggia che prova ad entrare. Un bimbo si è svegliato troppo in fretta ha aperto i suoi begli occhioni su questo mondo in cielo e ha gridato: mamma, mamma le rondini...
le rondini... stanno andando via!

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