- buon giorno don Miche' ! Ogni volta che l'ho incontrato lui mi ha salutato così e, non lo nascondo, restavo leggermente sorpreso, perché nemmeno lo conoscevo. Lui non ha un cavallo ma cavalca sempre un trattore, contromano, lungo tutto il paese. È come se il tempo fosse rimasto fermo a una cinquantina di anni fa. Parte dal centro del paesello e rumorosamente risale, tutti i giorni, fino a mezza collina, dove possiede una terra magica e piena d'ulivi. "Brucia tutto, don Miche', la pioggia continua era veleno prima e questo calore adesso sta finendo l'opera del diavolo". Alle cinque del mattino da quando è rimasto solo è già sul poggio, a un niente dalla mia finestra, e della sua solitudine è innamorato. Lo vedo intercettare con l'amore del solitario... quel "zeffirino" ottocentesco, quel venticello piacevole, intrigante, pettegolo, ma zitto zitto, che sa essere amico o assai molesto in ogni dove e in ogni tempo. Questo contadino, vive un mondo tutto suo, e viaggia sempre con la canotta di lana. Ti mette un poco di nervoso il suo distacco dalle vite altrui, questa sua sicurezza, il suo vivere i giorni tutti uguali rompe un po' i coglioni. Un giorno scendendo a piedi, me lo sono ritrovato stranamente accanto e mi ha dato un passaggio alla stazione, ho capito che lui i segnali stradali manco li conosce e alle quattro del mattino si è infilato ad anello almeno tre assurdi divieti di accesso. Del resto lui da contadino, non può capire la logica stupida di certi giri su linee inutilmente lunghe e apparentemente insensate. Adesso siamo quasi amici, così a volte alle cinque del mattino lo raggiungo sopra il poggio e lì mi racconta con tanta voglia di farlo della sirena della Saint Gobain che da ragazzino ricordo di aver ascoltato anche io, in quegli anni settanta, ottanta, e novanta, dei suoi trentacinque anni da operaio in fabbrica e del suo sentirsi fiero perché mai ha fatto un solo giorno di assenza. Racconta, adesso assai più ciarliero dell'emozione che provava quando usciva dal suo turno e riabbracciava, dopo una giornata intera di lavoro, la libertà, assieme ai flussi degli altri turnisti in una Caserta che era piena di lavoro e di operai come lui. Sembra quasi che i suoi siano i ricordi romantici di un servizio di leva militare. Oggi, mi dice, e lo fa con un fare saggio, che per i figli lavoro non ce ne è, e che i figli costano, pretendono, e poi ci sono le donne che addirittura fumano... e gli brillano gli occhi di una lacrima tanto è scandalizzato da questa cosa. Io mi guardo intorno e cerco i segni del mio tempo ho il timore di smarrirmi. La vita di quest'uomo...trentacinque anni di fabbrica da operaio e trenta da contadino... gli anni da bambino, da adolescente, un grande amore e un male terribile che glielo ha portato via in un modo lungo e tremendo e poi i figli... e mi chiedo quante vite ha vissuto quest'uomo? Con questo pensiero in testa lo saluto congedandomi dalle sue certezze e la sua solitudine e comprendo sempre di più il suo distacco, fastidioso, ignorante, quasi egoista, ma così giusto e necessario. Sono troppe le vite che ha vissuto perché possa lui appartenere a una sola.
Michele Fernandez, i racconti di Constantine Eleh Cim
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scrittore michele fernandez - 29.09.60 - Caserta Italy

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domenica 23 giugno 2019
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