giovedì 28 febbraio 2019

mercoledì 27 febbraio 2019

Dedicata a Dino Campana





Smetterà la pioggia, vedrai smetterà,
e il tempo tornerà a riposare.
Io riprenderò a costruire strade per il mondo
e poi le notti, la luna e le più belle stelle,
e ci s'innamorerà ancora.

Lei mi passerà davanti ubriaca e avrà gli occhi chiusi
ed io continuerò a suonare i miei versi e le  mie parole
e saranno le  stelle a reclamare un cuore per amare.

Nel mondo non ci sarà  odio e
il coraggio spaccherà le pietre
e il seme germoglierà  anche nella  roccia.

Fioriranno di tulipani i campi
e  immensi cieli di lavanda
e  ogni alba avrà il suo viso
e i miei occhi saranno lì ad amarla.

Correrò attraversando ogni stanza,
salirò ogni scala e aprirò ogni porta, e
ogni finestra, e libererò il giusto da ogni ombra,
strapperò il danaro e ogni menzogna
e l'aria profumerà di mimose anche nella fogna.

Fioriranno nelle mie mani
la tenerezza e l'amore
e ogni ferita  verrà sanata,
e  solo l'amore potrà toccarmi.

Volerò in un cielo blu
tra nobili aironi  e umili bocche di leone,
sarà un cielo senza terra,
un mondo nuovo,
dove vivranno per sempre  le rondini
che non dovranno  più migrare.


martedì 26 febbraio 2019

Senza memoria

E' incredibile come io sia  riuscito a vivere senza memoria, cercando ogni giorno nel presente tutti i ricordi che mi mancavano.

sabato 23 febbraio 2019

la mia scuola



Lo status sociale non si sceglie, ti capita e incide in ogni cosa che vivi, è un passato che ti spetta, è un presente e a volte è  anche il futuro. A seconda di quanto riesci a comprendere e del talento che possiedi, pure quello se ti è capitato, proverai a cambiare il futuro, oppure no,  agendo nel presente. Da ragazzino ne possedevo uno mediocre di status, in tutti i suoi aspetti, e poiché ero troppo orgoglioso e ambizioso non lo ricordo con piacere . Frequentavo i primi anni di una pessima scuola tecnica, dove italiano era considerata una materia di scarso valore.  C'era una certa rassegnazione da parte degli insegnanti visto gli allievi. La mia era una classe di figli di contadini che non sapevano nemmeno chi fosse don Milani, e venivano tutti da paesi della periferia di Napoli. Sceglievano Caserta perché era un piccolo giardino, fatto da famiglie medio borghesi, ambiziosi commercianti, proprietari di piccoli e medi patrimoni, con progetti da insegnante, ingegnere, medico, giornalista e astronauta per i loro figli. Credo che nessuna città d'Italia , per numero di abitanti ne abbia sfornati così tanti. La miseria era in poche strade, e la periferia di Caserta esplodeva di nuovi parchi, e la festa era a opera di e per talentuosi  e macrofagi costruttori. Ma torniamo ai poveri. Per loro non c'erano i licei, scientifici o classici, pubblici o privati, ma indirizzi scolastici di ragioneria e istituti professionali.  Latino, matematica, greco, e lo stesso italiano erano considerate montagne insormontabili. C'era una convinzione e accettazione quasi razzista dove non era il colore della pelle a fare la differenza, ma lo status, insomma il danaro, la cultura che ti era capitata. La scuola tuttavia conservava come una lotteria da vincere una possibilità di fuga,  "la funzione  livellatrice sociale". La possibilità data a tutti di farcela e scalare il monte e andare oltre i confini in cui si era nati. Ci venne assegnata una insegnante di lettere e storia, piuttosto anziana, trombata dal Classico perché forse non si era adeguata a certe pressioni. Odiava il nostro Istituto, del resto era peggio di una scuola media, e poi non si era belli profumati e ben vestiti. Le ragazze erano sì acqua e sapone, ma grassottelle e con peluria, si aveva addosso l'odore delle stalle e del fumo dei camini, e poi cento dialetti, sorvolo sui ragazzi. I voti sui compiti erano con il meno, sorrido nel ricordarlo. Certo tre o quattro di noi su una classe di trenta, eravamo messi meno peggio, e ricordo  una ragazza che possedeva un talento divino nella scrittura, di quelli impossibili. I ragazzi ci provavano a mettere sui fogli protocollo quello che l'insegnante avrebbe voluto leggere, del resto lei non osava poche volte assegnarci analisi di testi o saggi brevi, ma era costretta a  temi quasi liberi...  e delusa, ci disprezzava. Si limitava a scrivere con eloquenza, prima del voto, una sorta di giudizio universale. La parola che usava sempre era "retorico!" che era una bocciatura. In quel tempo non c'era internet, non c'era il web, e una enciclopedia era  un lusso, un vocabolario era da noi considerato un optional non necessario veramente,  già,  questa cosa è difficile da spiegare se non si è abituati ogni sera a fare i conti sulle dita delle mani. Retorico era una parola sconosciuta per noi. I miei compagni di scuola appena tornavano a casa dovevano ripagare quelle ore di libertà scolastica, lavorando e non certo studiando. Un intero trimestre andammo avanti così , con voti da uno a tre... insofferenza e tanta retorica, insegnamento, voto e giudizio scritto divennero un esempio di retorica. Poi un giorno cambiai la traccia e scrissi cosa significava la parola "retorica" per i ricchi e cosa, invece, significava per i poveri. Da lì a poco mi sarei iscritto a Democrazia Proletaria. Scrissi delle vacche che a me facevano paura e di quando Carmela mi aveva fatto vedere come nasceva un vitello, di come si mungeva il latte e che non nasceva in quelle belle bottiglie di vetro con il tappo argentato. Che i campi bisognava ararli anche quando non si possedevano i trattori, e che  uomini e bestie diventavano amici di vita con uno stesso destino. Che se pioveva o non pioveva non significava avere un problema d'ombrello, ma di raccolto e quindi di pane. Fu il mio primo schiaffone scritto con la penna. La prof che veniva dagli studi di Socrate e Cicerone, (oh! Se li avessimo avuti!) venne in classe con il viso rosso, mi guardava,  ci guardava, strana e severa, uno per uno, mi aspettavo le sue urla e l'avrei mandata a quel paese. Consegnò i compiti in silenzio, venendo ai banchi. Presi nove, e nessuno prese un voto d'insufficienza , molti giudizi erano cancellati e riscritti e intere frasi cerchiate con note ( molto ) (attinente) ( meraviglia) ( commovente) ( evita questo) così imparammo un po' alla volta  tutti a scrivere quasi bene e la nostra prof riprese a sorridere. Sarà vera questa storia? In verità conta solo se è una storia possibile e  a deciderlo siete voi, a me non importa io racconto storie.

martedì 19 febbraio 2019

Libertà - giumenta selvaggia

Amo questa bellezza che
nasce dalla ribellione,
è  vento, è  tempesta,
è la donna che vorrei amare.
È la meraviglia del disordine,
è la forza del mare d'inverno
che unisce il cielo e gli abissi.
È irragionevole,
calpesta le regole,
rifiuta una forma,
ti stringe 
ti seduce fisicamente
e sa farti sentire unico,
ti dice sei mio,
e poi si placa
solo per te
possiede la magia
sa fare incantesimi,
lei chiede tutto
è tenace,
è testarda
e per questo innamora,
è libera  è giusta,
è una giumenta selvaggia.
Il  suo coraggio è pura follia,
è così fragile da essere amata.
Non ha una meta,
eppure sorride,
gioca a rincorrere la vita e  la morte
ma non lo sa.
Lei è come me
e quando  trova la morte
cento volte
la fa prigioniera
per una libertà
che non le appartiene.

mercoledì 13 febbraio 2019

Gli occhi di un poeta

Vedo cose della vita
senza la carezza
della distanza
e metto al mondo  poesia
per non morirne.


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Tutto il mio dolore
ha una sola causa,
è così semplice e
tutto mi mente,
io stesso ho bisogno
di non sapere.
È stata la ragione
a rivelarmelo,
lo raccontava ai miei sogni
un attimo prima
che io ritornassi e
dovrò dimenticarlo.
Io vedo le cose della vita
nei miei occhi
senza la carezza
della distanza
dello sguardo
e uso la poesia
per non morirne.

-- Gli occhi di un poeta

domenica 10 febbraio 2019

Portami via

La mia vita trema
come una fiammella
di una candela.
Un portale 
è dentro di me
il compenso per un torto subìto,
la sorgente,
è lì che nasce la poesia 
che colora la mia stanchezza
Non posso toccare,
non posso raccogliere,
ascolto le voci 
le voci di poeti
che non vivono più.
Frida, Alda,
Jacq, Pablo
e  Matilda,
Giacomo,
Dino il matto,
Elsa la malinconica,
sono tutti qui in collina
nell'ombra di Goethe
mentre scrive del vento che corre laggiù.
Noi siamo figli di una stessa madre, 
la mia vita
in cambio di un'altra.
Non posso toccare
non posso raccogliere
ascolto le voci e
la sorgente lo sa,
e non smette
di chiamarmi
su questo assurdo confine...
ed io le grido 
portami via.
-- Portami via

sabato 9 febbraio 2019

Un ricordo

non fate mai dell'amore un ricordo, se dovesse accadere... potreste averlo già ucciso

venerdì 1 febbraio 2019

Perfida nebbia



Una gran voglia di andar via
non so da dove viene.
Ora è nel mio cuore
è nell'anima
è dentro lo stomaco
è nei sensi
mi possiede.

E' la nebbia
la sento
rovesciare le cose mie
gettare per l’aria tutto
e di nulla ha rispetto
non mi dice dove…
non mi dice dove…
non mi dice dove…
non esisto.

Sono le briciole
quei frammenti rotti
sono loro
e null'altro a prendere voce
stringono le vie del sangue
e gridano le loro ragioni e le mie
e con il sangue riprendono
ogni centimetro della mia anima.


Vinta è la nebbia,
ma è perfida
ascolto la sua eco …
”son briciole … solo briciole”
mentre stringo
e guardo nella mano
quel poco che mi rimane.

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...