giovedì 16 novembre 2017

La malinconia della campagna d'inverno














Scende il cielo
e tacita la luce,
tocca la terra,
e abbraccia 
ogni albero
ogni fiore,
ogni vita che è sua
e ogni filo d'erba.
<E' mio”>,
così la pioggia, 
fa la sua parte.
Anche il fiume
ferma il suo corso
e ascolta la sorgente,
e gli uccelli 
divengono sangue,
coraggiosi eroi,
messaggeri d'amore
senza difese.
Il silenzio 
riposa tra le colline,
lo ripete la eco
attraversando le anse fino
ai cancelli di un mondo
che si rivela a se stesso
solo per amarsi,
e io sfuggo
alla malinconia dell'uomo
che ha una sua ragione. 
Mi fingo figlio 
di quella natura,
libero, non senza paura.
Senza radici
bramo la pioggia sul viso,
e il freddo del corpo,
e non costruisco nulla,
pur di appartenere e
correre nei campi,
dove nasce la nebbia.
Il mio fragile cuore 
di un tenero passero
che non sa volare.

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