martedì 3 novembre 2015

Pier Paolo

Ieri ho letto in giro tante cose di Pier Paolo Pasolini, ma davvero tante... tutti amici suoi...eppure era un uomo solo, e lasciato solo... da una generazione che non era peggiore della nostra. Comunque una di quelle cose lette è stata: "I poeti hanno bisogno di tanto tempo". Sembra una frase semplice, invece è assai complessa, sarebbe troppo banale, tutti gli uomini, tutta la natura, ogni essere vivente ha bisogno di tanto tempo. Così chiacchierando con me stesso ho pensato che innanzitutto esprime un "bisogno" di tempo, ma figurati se finisce lì. Il poeta, i poeti, hanno uno strano cervello, e molto più scientifico di quello che sembra, sanno bene quanto sia finto il tempo e allora mi è venuto che questa frase sia estremamente dolorosa, perché dice che più il poeta vive la finzione dell'ampiezza del tempo, più ne prende, meno ne possiede. E il "bisogno" di avere tempo rimane per la consapevolezza del fatto che a volte si compie un miracolo, e cioè che nell'inesistenza del tempo restino dei suoni, che s'imprimono in tutto ciò che è oggetto di percezione. Quei suoni sono quasi un nulla, un graffio su una matrice sconosciuta e misteriosa, e riescono a comporre un universo di parole e le parole un universo di emozioni. Così mi vengono in mente quelle complesse Teorie sulla memoria collettiva e anche quella su come l'ambiente conferisce all'uomo, al corpo nella sua formazione, all'atto della vita, e a tutto ciò che la determina, una sua parte di dono. Ma forse era solo una frase banale... e il mio un buco nero del mattino. Che strano dolore sa provare il poeta... non poter cambiare incisivamente nulla per davvero, e comprendere che è giusto così... per la natura stessa dell'uomo... sapere di essere così poco e aspirare senza possibilità alcuna a così tanto.

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