Foto copyright di Carlo Riccio-
Basso napoletano
Quanti anni avesse la Signora Maria, non l’ho mai saputo, ma nemmeno me lo sono mai chiesto. Forse trenta, forse cinquanta , per me era solo una cara vicina, sicuramente con molti più anni di mia madre. Come le mamme, agli occhi dei figli, Maria era sempre la stessa, anche venti, trent’anni dopo.
Era una donnina bruna, di un metro e sessanta circa, fianchi leggermente larghi, labbra non troppo sottili, naso giusto, occhi piccoli, furbi, vivaci, e oggi direi anche maliziosi. I miei ricordi vanno collocati negli anni sessanta e facendo un po’ i conti la sua età doveva essere compresa tra i quaranta e i quarantacinque. Maria sapeva di essere stata bella. A vent'anni, quando i tedeschi erano ormai nemici, conobbe un ufficiale inglese e se ne innamorò. Un agente segreto, così scrissero sui giornali. Una copia di quel giornale, lei la conservava nella cassapanca ai piedi del letto, ed ogni tanto la tirava fuori… un grande tesoro. Con occhi lucidi, la mostrava a noi suoi amici, e ai parenti in visita. Maria, lo sposò quell'agente segreto, ma lo fece nella sua falsa identità, ebbe anche una bambina , che le morì all'età di due anni. Il marito sparì nel nulla e parecchi anni dopo Maria cercò sue notizie, chiedendo aiuto a Portobello, una trasmissione di Enzo Tortora. Non vedevamo l'ora di vederla e sentirla raccontare in televisione la sua storia, noi che, prima di tutti, la conoscevamo già. Ricordo che a quei tempi, ero assai preoccupato,, era Maria che aveva la televisione, e mi chiedevo dove saremmo andati a vederla, noi che non l’avevamo. E se poi lo avesse trovato il fuggiasco e questi l’avesse portata via, magari in Inghilterra? Comunque per raggiungere gli studi RAI, Maria partì con la sua valigia in pelle marrone ed il migliore dei suoi vestiti. Mistero nel mistero, in televisione lei non apparve, la sua storia venne censurata. Tornò a casa, delusa forse più per aver perso un momento di celebrità che per non aver trovato il suo ex compagno e se da un parte poteva sembrare una figuraccia, per noi significava che era davvero quell'uomo era davvero un segreto. Nessuno di noi le chiese nulla, ma lei mollò giù un paio di paroline sul conduttore, che per solidarietà tutti noi condividemmo.
Mistero
Maria era una donna misteriosa, “leggeva” le carte, amore, invidia e soldi non erano segreti per lei, almeno quelli degli altri. Credo si trattasse di furbizia e sensibilità. Lei capiva ciò che la gente voleva sentire e glielo diceva. Talvolta coglieva nel giusto, e questo faceva bene a tutti, pure a lei.
Maria, quello che raccoglieva, lo ridistribuiva, era molto generosa, e a quei tempi una cena calda non era poco e per me era un appuntamento fisso.
Il basso
Come me e mia madre, lei viveva in un basso di quelli che adesso direbbero “inagibile”, ma è lì che lei è vissuta per quasi tutta la sua vita. Sui muri c’erano bolle d’intonaco umido anche se ogni anno si provava ad aggiustare alla meglio. In un solo locale c’erano cucina, letto matrimoniale, armadio grande, la tavola con le sedie, il comò con lo specchio e delle bellissime spazzole, la cassapanca, due comodini e, su uno di questi, un’antica radio e tanto … poco spazio per muoversi. Certo, mancava l’acqua, il lavatoio era fuori e in comune; allo stesso modo, il bagno, chiamiamolo così, era quello senza tazza, tutta una questione di equilibrio. Adesso, a pensarci bene, posso dire: “Dio mio che schifo”, ma era meglio che niente.
Avevo cinque anni allora, i poveri erano poveri, e noi lo eravamo per davvero. Mia madre mi diceva che c'era chi stava peggio, ma solo in Africa e pure in un altro posto, non ricordo quale ma era certamente lontano.
Quello di Maria era un basso di lusso, rispetto al nostro, e poi aveva la televisione, un' Allocchio Bacchini. La sera, quando si andava da Maria, ero velocissimo, bussavo e aprivo la porta e nello stesso istante dicevo: “C’è permesso?” e con ansia attendevo il suo “avanti Michelì”. Quindi di corsa a prendere posizione scalando la sedia. E quante preghiere ho recitato perché tornasse il “quadro” quando per il cattivo tempo i ripetitori saltavano, oppure perché fossero i buoni a vincere.
La trappola
Spesso, dalla cantina sotto il cortile, i topi entravano in casa. I topi sono animali molto industriosi, scavano molti cunicoli per non bussare, e a casa mia non si faceva a tempo a chiuderli che già ne comparivano altri. Maria aveva una trappola. Non era il solito mastrillo, era qualcosa di più, era grande, moderna. Il topo entrava attirato dal pane abbrustolito, e poi la molla scattava, quello restava dentro vivo e vegeto. Nessuno di noi aveva il coraggio di ucciderlo, addirittura poi bisognava annegarlo, per cui lo facevamo cadere, da sopra la grata fin giù in cantina, sperando che non risalisse. Vana speranza.
Dopo la tivù si tornava a casa, l’aria era fresca, e l’odore dell'umido sulle pietre di tufo si sentiva forte. A terra, nel cortile, sulle vasole laviche perennemente bagnate d'inverno, a decine gli scarafaggi brutti e neri, e le suole, di cartone trattato, delle mie scarpe ne facevano strage, mentre mia madre mi riprendeva: “Vieni dentro, disgraziato, vieni dentro”. Lei aveva venticinque anni.
Cosimo
Era il compagno di Maria, ma solo di pomeriggio. Era sposato con un’altra donna, aveva la macchina e vent'anni in più. Era buono, non aveva figli e, per questo di tanto in tanto, aveva un pensierino anche per me. In fondo era un poco come scoprire come poteva essere, se lo avessi avuto un padre.
Cosimo era una guida per Maria, tutto ciò che le era stato negato. Era la persona giusta, colto abbastanza ma non troppo, altrimenti si sarebbe facilmente sentito estraneo a quel contesto di miseria. Certo, era anche “l’amante”, ma non è mai stato diverso da quello che appariva, un gentiluomo. Della relazione la moglie era a conoscenza, il divorzio allora non era consentito, e lui non venne mai meno ad alcuno degli altri suoi doveri. Alla gente umile e poverella del cortile, di questa cosa, poco importava . Per Maria, era il suo uomo, anche se part time. E a quel tempo, un uomo, significava rispetto, anche da parte del padrone di casa.
Il braciere
Solo quello riscaldava il basso, lo si metteva sotto il tavolo , e così, mentre Maria raccontava fatterelli antichi, di lupi mannari, di janare, e altre storie paurose, i nostri piedi, di sotto, cercavano di guadagnare buone posizioni.
Gli anni passarono e le nostre strade a un certo punto si divisero.
Andammo a vivere in una casa vera, con finestre e porte e un bagno privato. Se ne era tanto parlato, e poi accadde. Spesso, con lei, si era sognato di formare un’unica famiglia, in una casa bella, anche perché, nonostante i tanti parenti, lei era sola come noi. Ma nulla di questo avvenne. Mi convinsi che forse se ne parlava solo perché era una cosa lontana e faceva bene sognare. Poi seppi che era partita per la Sicilia e, con i risparmi di una vita, aveva comprato una piccola casetta a Palermo, per viverci con la famiglia di un suo nipote in difficoltà. Morì dopo pochi mesi per crisi di iperglicemia senza godersi nulla.
Talvolta passo per quella strada, innanzi a quel palazzo, vi entro, mi avvicino alla porta: è tutto abbandonato ma nulla è cambiato, ci sono ancora le sue tendine, ho voglia di bussare e dire: “C’è permesso?”, il cuore mi si stringe e una sensazione di rabbia e commozione trattiene la mia mano.