martedì 24 novembre 2015

la mia storia






Amore mio
se solo... 
tu lo avessi conosciuto
il mio amore.

Non cercarlo  
tra le mie parole
come le cose riposte
come le scritte sui muri
non lo troverai.

E' colpa mia,
della mia storia
non capirai molto,
era da vivere
e non puoi 
leggerla.

I ricordi
le corse
il mal di cuore  
le paure
i sensi 
l'energia delle mani
il calore del corpo
il toccarsi
gli sguardi
il profumo della pelle
lasciali pure per strada
torneranno da me
perché mi appartengono.


venerdì 20 novembre 2015

Vento

                                                                           foto gogle
Nasce  brezza
ma già la quercia 
lascia scorrere il  sangue
nella terra e
annuncia la tempesta.


Calano le note e
la sua voce 
diviene umana
rincorre l'aria
come la faina 
le sue prede.

Intimorisce 
perché ricorda all'uomo
che non ha radici.

Il vento
in certe notti
prende vita  
in un mortale
perché possa morire
ma come un Dio 
poi risorge.

La mia 
Musa 
lo attende
lei è Dea e
non lo teme.

giovedì 19 novembre 2015

Cicatrici



Amo  
e bramo l'amore
così tanto
che  avverto il vuoto 
della verità 
nel vento di un battito d'ali
quando  sfiorandomi 
chi lo possiede 
ancora non lo sa.
Fingo di non esserci
per lasciar volare via
di fiore in fiore 
come è naturale 
nelle cose dell'amore.


mercoledì 18 novembre 2015

pezzettini di carta 01

   
                                       foto Isabella Eugenia Monti



















                                   
                                          Il vecchio

Ho incontrato il vecchio che cercava il Tempo,
che di lui aveva mal tenuto i conti.
Quando lo trovò, il Tempo gliene chiese trenta,
il vecchio gliene diede un attimo e lo saziò.

----------------------------------------------------------------------------

                                             Il laccio nero

Conobbi un cieco, che non sapeva di esserlo, gli
misero un laccio nero, così tutti lo riconobbero e
seppero di vedere.

Amarsi - 2




Amarsi
quello che manca.

A che serve
svegliarsi di notte,
vivere il giorno,
costruire il domani
se è l’amarsi
quello che manca?

Se io amassi 
da solo te 
se tu amassi
da sola me
noi non ci ameremmo.

Non basta
l’amore di uno solo,
non basta mai.

E se io ti mancassi
e se tu mi mancassi
nemmeno quello sarebbe
amarsi.

 
Eppure ti amerò da solo
e  t’incontrerò 
nel tempo rubato
alle storie impossibili.

Perché
quello che nasce 
in un solo cuore
muore
in un solo cuore.

sabato 14 novembre 2015

Parigini









vous ne verrez pas les cercueils
vous ne verrez pas nos larmes
vous verrez que le néant de vous
et la grandeur de notre Peuple.

non vedrete le bare
non vedrete le nostre lacrime
vedrete solo il nulla di voi stessi
e la grandezza del nostro Popolo.



giovedì 12 novembre 2015

Il segreto del tempo





Devi ascoltarlo il vento,
devi ascoltare le preghiere 
degli uccelli in giardino,
la campana che non ricordi più,
la luce che annaspa sulle onde,
il suono sull'asfalto di chi va via,
la foglia, che vien giù  spingendo
l'aria intorno a sé 
fin quando non tocca l'erba.
Devi sentirlo il silenzio 
trattenere il respiro e i pensieri
proprio quando è più forte 
e quando è già lontano,
e ancora  poi quando ritorna. 
Devi abbracciarlo, riscaldarlo...
nel ronzio di un moscone fuori stagione.
Allora sì, lo avrai fermato il tempo.

mercoledì 4 novembre 2015

Una tua lacrima

















Sarò una tua lacrima
di quelle senza una ragione,
darai la colpa al vento,
quello silenzioso
che attende di esser vivo,
in un cielo  prima della pioggia.
Porterò tutto di me,
tutto quello che è già tuo,
scenderò sulle tue labbra
e le farò mie.

fratello

ti chiamo fratello,
quando sento di essere figlio unico
e mi accarezzi l'anima,
stando attento a non ferirmi.
Sai essere come me,
in fondo al pozzo,
ma solo per portarmi via.
Ti chiamo amico
quando me ne dimentico.

martedì 3 novembre 2015

Pier Paolo

Ieri ho letto in giro tante cose di Pier Paolo Pasolini, ma davvero tante... tutti amici suoi...eppure era un uomo solo, e lasciato solo... da una generazione che non era peggiore della nostra. Comunque una di quelle cose lette è stata: "I poeti hanno bisogno di tanto tempo". Sembra una frase semplice, invece è assai complessa, sarebbe troppo banale, tutti gli uomini, tutta la natura, ogni essere vivente ha bisogno di tanto tempo. Così chiacchierando con me stesso ho pensato che innanzitutto esprime un "bisogno" di tempo, ma figurati se finisce lì. Il poeta, i poeti, hanno uno strano cervello, e molto più scientifico di quello che sembra, sanno bene quanto sia finto il tempo e allora mi è venuto che questa frase sia estremamente dolorosa, perché dice che più il poeta vive la finzione dell'ampiezza del tempo, più ne prende, meno ne possiede. E il "bisogno" di avere tempo rimane per la consapevolezza del fatto che a volte si compie un miracolo, e cioè che nell'inesistenza del tempo restino dei suoni, che s'imprimono in tutto ciò che è oggetto di percezione. Quei suoni sono quasi un nulla, un graffio su una matrice sconosciuta e misteriosa, e riescono a comporre un universo di parole e le parole un universo di emozioni. Così mi vengono in mente quelle complesse Teorie sulla memoria collettiva e anche quella su come l'ambiente conferisce all'uomo, al corpo nella sua formazione, all'atto della vita, e a tutto ciò che la determina, una sua parte di dono. Ma forse era solo una frase banale... e il mio un buco nero del mattino. Che strano dolore sa provare il poeta... non poter cambiare incisivamente nulla per davvero, e comprendere che è giusto così... per la natura stessa dell'uomo... sapere di essere così poco e aspirare senza possibilità alcuna a così tanto.

domenica 1 novembre 2015

Tempesta

Ci sono momenti in cui tutto è poco.
Non  ho rime, perché le parole mi mancano.
Non ho la gioia, perché non è abbastanza.
Non ho forza , perché non ne trovo il senso.
Non ho il tempo, perché è sospeso.
Non ho l’amore perché non sto vivendo.
Non ho ombra, perché mi manca la luce.
La rabbia e l’inquietudine,
straziano la mia mente, e la solitudine accompagna la follia.
E' una tempesta, attendo che passi,
muto mi acchiocciolo, e al ritorno del tempo, accarezzo quello che rimane.

vieni da me




Fiore d'autunno...
Dio come amo 
vederti addormentare,
baciare le tue guance
e il tuo sorriso
e la fragilità del tuo corpo
amarti e sentire  che mi ami
far finta di dormire
e vederti ritornare...
e scappare via
con le tue labbra ancora sulle mie


la notte - 2












Torni da me proprio quando sono più stanco,
quando ho più sonno,
quando sono più dolorante,
proprio quando non ti aspetto più.
Sei qui  intorno e dentro  di  me,
mandi via la nebbia e rimetti ogni cosa al suo posto.
Ti prendi cura di me,
mi accarezzi il viso,
mi massaggi il corpo,
ascolti il mio cuore e mi sfiori la fronte mentre
sciogli i nodi dei miei pensieri.
E l’amore mio ascolta il tuo silenzio,
che frena ogni passione
e senza più nessuna paura attraverso il buio.
E' così che raccolgo gli infiniti,
i suoni lontani, il battito d’ali del piccolo nato
e avverto la vita pulsare nel suo fragile corpo,
e tocco le tenere radici degli alberi mentre 
cercano nella terra il loro nutrimento.
Corre la vite lanciando le sue funi,
sì! corre verso l'alto con gli occhi bendati 
e brama di toccare il sole.
Le mani abbracciano  i cuscini,
amorevoli corpi si stringono per abbracciare il sonno,
e i sogni, tanti, si levano dai tetti e volano verso l'energia dell’universo.
Ascolto la gioia e il dolore, e tu sei ancora qui ad accarezzarmi,
mi porti il silenzio del mare... il suo respiro,
la brina del deserto,
il ferro dei binari che si ritira per il freddo,
e la tua luce è gentile,
il mondo che dorme e quello che è sveglio,
sei  tu stessa il giorno?
è questo il tuo segreto?
quale amore è questo?
Non fermarti notte,
perché ne ho bisogno.
Io amo, io amo ancora e tu nemmeno i ricordi mi tocchi
sei pura e diretta e  mi fido di te, portami via... portami via.

C'è permesso?









                                                                             Foto copyright di Carlo Riccio-

Basso napoletano
Quanti anni avesse la Signora Maria, non l’ho mai saputo, ma nemmeno me lo sono mai chiesto. Forse trenta, forse cinquanta , per me era solo una cara vicina, sicuramente con molti più anni di mia madre. Come le mamme, agli occhi dei figli, Maria era sempre la stessa, anche venti, trent’anni dopo.
Era una donnina bruna, di un metro e sessanta circa, fianchi leggermente larghi, labbra non troppo sottili, naso giusto, occhi piccoli, furbi, vivaci, e oggi direi anche maliziosi. I miei ricordi vanno collocati negli anni sessanta e facendo un po’ i conti la sua età doveva essere compresa tra i quaranta e i quarantacinque. Maria sapeva di essere stata bella. A vent'anni, quando i tedeschi erano ormai nemici, conobbe un ufficiale  inglese e se ne innamorò. Un agente segreto, così scrissero sui giornali. Una copia di quel  giornale, lei la conservava nella cassapanca ai piedi del letto, ed ogni tanto la tirava fuori… un grande tesoro. Con occhi lucidi, la mostrava a noi suoi amici, e ai parenti in visita. Maria,  lo sposò quell'agente segreto,  ma lo fece nella sua falsa identità, ebbe anche una bambina , che le morì all'età di due anni. Il marito sparì   nel nulla e parecchi anni dopo  Maria cercò sue notizie, chiedendo aiuto a Portobello, una trasmissione di Enzo Tortora. Non vedevamo l'ora di vederla e sentirla raccontare in televisione la sua storia,  noi che, prima di tutti, la  conoscevamo già.  Ricordo che a  quei tempi, ero assai preoccupato,, era Maria che aveva la televisione, e mi chiedevo dove saremmo andati a vederla, noi che non l’avevamo.  E se poi lo  avesse trovato il fuggiasco e questi l’avesse portata via, magari in Inghilterra?  Comunque per raggiungere gli studi RAI,  Maria partì con la sua valigia in pelle marrone ed il migliore dei suoi vestiti.  Mistero nel mistero, in televisione lei  non apparve, la sua storia venne censurata. Tornò a casa, delusa forse più per aver perso un momento di celebrità che per non aver trovato il suo ex compagno e se da un parte poteva sembrare una figuraccia, per noi significava che era davvero  quell'uomo era davvero un segreto. Nessuno di noi le chiese nulla, ma lei mollò giù un paio di paroline sul conduttore, che per solidarietà tutti noi condividemmo.
Mistero
Maria era una donna misteriosa, “leggeva” le carte, amore, invidia e soldi non erano segreti per lei, almeno quelli degli altri.  Credo si trattasse  di furbizia e sensibilità. Lei capiva ciò che la gente voleva sentire e glielo diceva. Talvolta coglieva nel giusto, e questo faceva bene a tutti, pure a lei.
Maria, quello che raccoglieva, lo ridistribuiva, era molto generosa, e a quei tempi una cena calda non era poco e per me era  un appuntamento fisso.
Il basso
Come me e mia madre, lei viveva in un basso di quelli che adesso direbbero “inagibile”, ma è lì che lei è vissuta per quasi tutta la sua vita. Sui muri c’erano bolle d’intonaco umido anche se ogni anno si  provava  ad aggiustare alla meglio. In un solo locale c’erano cucina, letto matrimoniale, armadio grande, la tavola con le sedie, il comò con lo specchio e delle bellissime spazzole, la cassapanca, due comodini e, su uno di questi, un’antica radio e tanto … poco spazio per muoversi. Certo, mancava l’acqua, il lavatoio era fuori e  in comune; allo stesso modo, il bagno, chiamiamolo così, era quello senza tazza, tutta una questione di equilibrio. Adesso, a pensarci bene, posso dire: “Dio mio che schifo”, ma era meglio che niente.
Avevo cinque anni allora, i poveri erano poveri, e noi lo eravamo per davvero. Mia madre mi diceva che c'era chi stava peggio, ma solo  in Africa e pure in un altro posto, non ricordo quale ma era certamente lontano.
Quello di Maria era un basso di lusso, rispetto al nostro, e poi aveva la televisione, un' Allocchio Bacchini. La sera, quando si andava da Maria, ero velocissimo, bussavo e aprivo la porta e nello stesso istante dicevo: “C’è permesso?” e con ansia attendevo il suo “avanti Michelì”. Quindi di corsa a prendere posizione scalando la sedia. E quante preghiere ho recitato perché tornasse il “quadro” quando per il cattivo tempo i ripetitori saltavano, oppure perché fossero i buoni a vincere.
La trappola
Spesso, dalla cantina sotto il cortile, i topi entravano in casa. I topi sono animali molto industriosi,  scavano molti cunicoli per non bussare, e a casa mia non si faceva a tempo a chiuderli che già ne comparivano altri. Maria aveva una trappola. Non era il solito mastrillo, era qualcosa di più,  era grande, moderna. Il topo entrava attirato dal pane abbrustolito, e poi la molla scattava,  quello restava dentro vivo e vegeto. Nessuno di noi aveva il coraggio di ucciderlo, addirittura poi bisognava annegarlo, per cui lo facevamo cadere, da sopra la grata fin giù in cantina, sperando che non risalisse. Vana speranza.
Dopo la tivù si tornava a casa, l’aria era fresca, e l’odore dell'umido sulle  pietre di tufo si sentiva forte. A terra, nel cortile, sulle vasole laviche perennemente bagnate d'inverno,  a decine gli scarafaggi  brutti e neri, e  le suole,  di cartone trattato, delle mie scarpe ne facevano strage, mentre  mia madre  mi riprendeva: “Vieni dentro, disgraziato, vieni dentro”. Lei aveva venticinque anni.

Cosimo
Era il compagno di Maria, ma solo di pomeriggio. Era sposato con un’altra donna, aveva la macchina e vent'anni in più. Era buono, non aveva figli e,  per questo di tanto in tanto, aveva un pensierino anche per me. In fondo era un poco  come scoprire come poteva essere, se lo avessi avuto un padre.
Cosimo era una guida per Maria, tutto ciò che le era stato negato. Era la persona giusta, colto abbastanza ma non troppo, altrimenti si sarebbe facilmente sentito estraneo a  quel contesto di miseria. Certo, era anche “l’amante”, ma non è mai stato diverso da quello che appariva, un gentiluomo. Della relazione la moglie era a conoscenza,  il divorzio  allora non era consentito, e lui non venne mai meno ad alcuno degli altri suoi doveri. Alla gente umile e poverella del cortile, di questa cosa, poco importava .  Per Maria, era il suo uomo, anche se part time. E a quel tempo, un uomo, significava rispetto, anche da parte del  padrone di casa.
Il braciere
Solo quello riscaldava il basso, lo si metteva sotto il tavolo , e così, mentre Maria raccontava fatterelli  antichi, di lupi mannari, di janare, e altre storie paurose,  i nostri piedi, di sotto, cercavano di guadagnare buone posizioni.
Gli anni passarono e le nostre strade a un certo punto si divisero.
Andammo a vivere in una casa vera, con finestre e porte e un bagno privato. Se ne era tanto parlato, e poi accadde. Spesso, con lei, si era sognato di formare un’unica famiglia, in una casa bella, anche perché, nonostante i tanti parenti, lei era sola come noi. Ma nulla di  questo avvenne. Mi convinsi che forse se ne parlava solo perché era una cosa lontana e faceva bene sognare.  Poi seppi che era partita per la Sicilia e, con i risparmi di una vita, aveva comprato una piccola casetta a Palermo, per viverci con la famiglia di un suo nipote in difficoltà. Morì dopo pochi mesi  per crisi di iperglicemia senza godersi nulla.
Talvolta passo per quella strada, innanzi a quel palazzo, vi entro, mi avvicino alla porta: è tutto abbandonato ma nulla è cambiato, ci sono ancora le sue tendine, ho voglia di bussare e dire: “C’è permesso?”, il cuore mi si stringe e una sensazione di rabbia e commozione trattiene la mia mano.

non cambiano le cose si spengono le luci









Non una sola parola,
delle nostre,
ho forza di pronunciare.

Il tuo respiro 
è qui 
intorno a me.

Nemmeno di lei,
che va via all'alba,
io scrivo.

Cerco
lo spazio minore,
in un letto già piccolo

e ascolto
la tua voce,
che non parla
di me.

Non s'incrociano
gli sguardi,
in una tristezza
insostenibile.

Si muore così,
non cambiano le cose,
si spengono le luci.

la fine di un amore

La fine di un amore
è un mistero
come quello della morte.
E' il vuoto immenso
in una terribile tempesta
silenzi che si sfidano
tutti dentro al cuore
l'ineluttabile
in una dimensione senza confini,
e la cui forza da sola,
nel contrasto,
rende la misura
di quanto era ed è ancora grande
quello che non c'è più.

la notte dei morti

nel mio paese questa sera le donne
accendono una candela fuori l'uscio,
e la casa è limpida,  è pura come non mai.
Mettono  le lenzuola  e la coperta più preziosa,
perché questa notte sarà quella delle persone care,
le più intime, quelle perdute nel dolore della vita...
e ognuno attende qualcuno e solo quello o quella.
La mia anziana vicina attende il suo compagno
e anche mia madre che non lo dice... mio padre.

amando - musica in crescendo - di michele constantine

Non pensare che io
ami di lei solo gli occhi,
io ne amo le guance
e le linee del viso
e la luce che accarezza le sue labbra e le sue pieghe,
il suo modo di abbassare
e alzare lo sguardo sul mondo e su di me.
Io di lei amo il sorriso e le sue smorfie
i suoi litigi
la sua follia,
io ne amo le orecchie e il mento
e il collo e il suo respiro dentro
e quello tutto intorno a me.
Io ne amo i capelli
il suo profumo
la sua pelle
i sensi
il tatto... il mio su di lei, il suo su di me.
Io  amo il suo silenzio
il suono...
il sapore
le sue lacrime
la sua rabbia
il pensiero
il suo non pensare
il ragionare
lo sragionare,
l'abbandono...
il calore
il freddo
la  tenerezza, la forza
il disagio,
la postura.
Io amo
come si veste
come si muove
la bellezza del suo corpo
e le ombre tenere che s'innamorano della sua schiena,
ciò che lascia vedere
ciò che non lascia vedere,
il toccarsi e il toccare
l'esitare.. le sue mani,
le sua dita 
i baci che fanno morire...
la sua gioia
il sorprendersi ...
le sue ginocchia
e molto altro ancora
assai di più
e solo dopo  l'amore...
che illumina tutto...
misteriosamente infinito.

Terra di Puglia

Che strana terra che sei e quanto ti amo... cosa vuoi da me stasera? Mi tieni per il cuore  e nemmeno ti tocco, corro per le tue strade, ave...