giovedì 17 settembre 2015

Mia madre

PhotoWilly Ronis









 
Io ricordo 
corse gioiose 
e la  musica in testa,
suoni senza parole 
nelle curve delle note,
piccoli salti 
e gambe trattenute, 
voli sospesi tra magie di fate,
ginocchia scorticate ed io,
più piccolo dei miei pensieri.
Raccoglievo il bene nel male,
ultimo setaccio 
di una vita difficile appena nata.
Vivevo un raggio di luce 
e i suoi colori.
Pietre di lava ferite a mano, 
sotto i miei piedi,
scartocciavo un profumo  
tra le mie dita,
e disponevo come i panni sul filo,
riaccartocciando morbido 
nel  velo lucido di un riflesso salato.
Perché sembrassero cento
agli occhi stanchi, 
incerti, spaventati, 
belli come il sole
di una ragazzina, 
mia madre;
per un trattenuto sorriso 
e un bacio.

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