PhotoWilly RonisIo ricordo
corse gioiose
e la musica in testa,
suoni senza parole
nelle curve delle note,
piccoli salti
e gambe trattenute,
voli sospesi tra magie di fate,
ginocchia scorticate ed io,
più piccolo dei miei pensieri.
Raccoglievo il bene nel male,
ultimo setaccio
di una vita difficile appena nata.
Vivevo un raggio di luce
e i suoi colori.
Pietre di lava ferite a mano,
sotto i miei piedi,
scartocciavo un profumo
tra le mie dita,
e disponevo come i panni sul filo,
riaccartocciando morbido
nel velo lucido di un riflesso salato.
Perché sembrassero cento
agli occhi stanchi,
incerti, spaventati,
belli come il sole
di una ragazzina,
mia madre;
per un trattenuto sorriso
e un bacio.

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