- Non cresce la vite dove la terra non ama - c'era rabbia nelle sue parole e iniziò a strapparla dai tralicci, nemmeno si voltava mentre parlava e il sudore gli scorreva giù per il viso, rovinando in silenzio sulla terra, e in un solo istante si asciugava come se quella se ne nutrisse.
- Fermati Andrea! - gli gridai - ci vorranno due, forse tre anni per riaverla così robusta.
- Stupido, stai zitto! Il male non è nella pianta - non lo capisci?- E' la terra! Questa è una terra maledetta, che non la merita! E' una terra che non ha coraggio, che non sa raccogliere, che non sa e non vuole nutrire e la sua saggezza è come il profumo troppo forte di certe puttane vergini del padrone. Il suo destino... è morire argilla vicino al fiume, ed è lì che dovrebbe stare, non qui su questa collina.
- Ma è qui, non lì! - mi ci parai innanzi, cercando di fermarlo- E' qui! Tra questi monti e conosce questi confini, queste albe e guarda... Andrea ...guarda!- gli rubai per un attimo l'attenzione - il sole la bacia al tramonto... nell'ultimo raggio.
- Togliti, lasciami strappare la mia vite, nemmeno il più piccolo frammento di radice dovrà restare - mi spinse a terra, senza troppa forza, non avevo mai visto Andrea così matto , affondava, fino a farsi male le dita, per strappare le radici - <Questa terra è arrivata qui cavalcando il vento caldo d'estate- la sua voce era chiara e narrante, adesso, ma l'amarezza sgorgava come l'acqua da certe sorgenti... limpida e autorevole - non ha mai conosciuto la tempesta, non sa raccogliere la brina, non tiene a nulla al di fuori di quello che le capita... e nemmeno sa tacere senza mentire, non conosce nulla del vino e non è questo il suo posto>.
- Andrea, io non ti capisco...è terra è solo terra...
- Tu non sei un contadino, torna in città, amico mio -
mi rispose così e andò via- come se avessimo litigato ma toccandoci nell'anima come possono fare solo due fratelli. Non compresi molto di quel giorno, e non ho più rivisto Andrea per alcuni anni, fino a... ieri